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L’EDITORIALE – Catanzaro ha bisogno di un grande gioco di squadra dei migliori per una svolta di valenza storica

Scritto da: MASSIMO TIGANI SAVA

Catanzaro necessità di una svolta radicale e profonda nella sua vita politica e amministrativa. Ogni ragionamento su candidature e schieramenti non può che partire da questa considerazione di fondo. Catanzaro, capoluogo di regione, vive da troppo tempo una crisi profonda accentuata dalla generale inadeguatezza della propria dimensione politico-amministrativa, peraltro messa in evidenza in più occasioni e da più parti. Manca una visione alta e strategica della città e del suo hinterland. Basterebbe pensare alla gestione del territorio con modelli di espansione che ancora, guardando ad esempio al quartiere marinaro, non si discostano dall’assurda progressiva cementificazione dei bordi della statale jonica 106. Oppure si osservi la crescita impetuosa ma non ottimale del quartiere Giovino, dove una piccola strada interna è diventata un’arteria principale di traffico automobilistico. Altro che prospettive di crescita turistica in un’ottica europea e sostenibile! Vogliamo parlare del porto? Della permanente disarticolazione di intere aree abitate quali S. Maria, Siano, Gagliano, S. Elia? Una città sempre più piccola, anche per numero di residenti, e sempre meno importante. Un capoluogo che non è punto di riferimento riconosciuto per l’intera regione e che non sa che cosa sarà da qui a dieci, venti o trent’anni. Le prossime elezioni comunali dovranno rappresentare uno spartiacque decisivo, senza lasciare spazio a possibili tentativi di restaurazione di assetti consumati e che hanno dimostrato tutti i propri pesanti limiti. Certa politica politicante va combattuta a viso aperto, contrastata, messa fuori gioco dalle scelte coraggiose e convergenti di pezzi significativi di classi dirigenti. Né la logica di presunti schieramenti ideologici, che non esiste più neanche sul piano nazionale, potrà essere rivitalizzata per fare da lenzuolo al fine di coprire gli errori, le carenze e le inadeguatezze emersi finora in tutta la loro devastante chiarezza. Gruppi imprenditoriali, ceti dirigenti, intellettuali, insegnati, sindacalisti, burocrati, mondo della sanità, giovani, artigiani, operai… si reagisca all’unisono contro un andazzo che fa il male di tutti e il bene di pochi. Gli interessi o talora anche gli eventuali affari di alcuni non possono condizionare i destini di un’intera popolazione. Catanzaro rischia di indebolirsi ulteriormente, di morire, non è attrattiva, vive del coraggio di singoli che non basta. Tantissimi si lamentano, ma non si dice mai basta lasciando troppo spazio a quanti dovrebbero occuparsi d’altro.

In queste settimane sono emerse delle ipotesi di candidatura per la poltrona di sindaco: ufficialmente Nicola Fiorita, Valerio Donato, Aldo Casalinuovo e, si dice, anche Antonello Talerico. Quattro avvocati e giuristi, consolidando una tradizione meridionale che vede questa categoria, da secoli, in prima fila nell’impegno politico. Figure di primo piano del capoluogo, con caratteristiche e profili diversi, a conferma che Catanzaro ha tutti i numeri per alzare la testa, così come ha potenzialità enormi sulle quali far leva per rinascere. Ogni divisone, diciamolo chiaro, favorirebbe il coagulo di equilibri, di poteri e di un sistema che va mandato rapidamente a casa, senza voler fare di tutte le erbe un fascio e salvando sia individualità meritevoli di attenzione sia quanto di buono c’è pur stato. Il sindaco non potrà e non dovrà essere un uomo solo al comando, ma un primus inter pares, sia all’interno della Giunta sia del Consiglio comunale. Il civico consesso dovrà diventare il Senato della città, rappresentativo delle sue energie migliori, intellettuali, professionali, economiche, sociali, culturali. Si abbia la forza di dire ad alcuni, magari anche brave persone, che non hanno i requisiti sostanziali per immaginare di sedere tra i banchi del Consiglio comunale di Catanzaro. Si eviti di frazionare le preferenze con l’irrazionale coinvolgimento di mille candidati. Si lancino messaggi nuovi, adeguati, forti. Si dia un giudizio sociale, anche utilizzando i media, su comportamenti o ambizioni che non possono più essere tollerati. Senatus populusque romanus, queste le nostre radici più nobili. Il Popolo e il Senato di Roma hanno costruito, in una sintesi mirabile, la civiltà occidentale. Il Popolo e il Senato di Catanzaro, non c’è altra strada. Il Popolo Catanzarese che si riappropria del suo eminente ruolo civile e democratico, e un Consiglio comunale che sia il Senato della Città, il luogo austero e solenne per un confronto politico sempre all’altezza delle sfide esistenti, una guida sicura per una comunità che ha grandi ambizioni ed è giusto che le abbia. Un Sindaco con una Giunta autorevolissima, di notevole spessore politico. Settori decisivi dell’amministrazione civica (urbanistica, cultura, lavori pubblici, attività produttive…) meritano di essere presidiati al meglio da soggetti che abbiano lo stesso peso specifico del primo cittadino. E poi pensiamo ad altre possibili figure, quali un eventuale city manager, o i presidenti degli enti decisivi per l’erogazione dei principali servizi. Un Sindaco, ribadiamolo, primus inter pares, sorretto da uno sforzo corale, generoso, entusiasta, in cui si fa a gara per eccellere, per esaltare al massimo ogni possibile ruolo o funzione. Questa volta non deve vincere un sindaco, ma una squadra che, almeno nella sua architettura primaria, meriterebbe di essere presentata già in campagna elettorale segnando anche per questo aspetto una diversità apprezzabile. Ai cittadini si dica: questa è la squadra di “numeri uno” che nei prossimi cinque o dieci anni cambierà il volto della città, che scende in campo chiamata da senso del dovere, fatta tutta di personalità che hanno già dimostrato molto, che non hanno bisogno di andare a caccia di poltrone e poltroncine, di strapuntini, di indennità, di visibilità fine a se stessa, e che si assumono una responsabilità politica di valenza storica.

Catanzaro recuperi appieno le proprie radici identitarie. Solo posizioni demagogiche di corto respiro, già in via di esaurimento, hanno affiancato il concetto di “identità” alla “destra”. La riappropriazione delle radici identitarie è la risposta post-ideologica alle principali degenerazioni della globalizzazione che hanno causato disastri economico-sociali epocali. Difendere le ragioni di un artigiano o di un contadino, salvaguardare tradizioni agroalimentari e gastronomiche locali contro ogni forma di standardizzazione imposta da potenti multinazionali, recuperare il filo della storia per le piccole comunità, Catanzaro compresa, contro i processi di massificazione forzata, significa lottare per la giustizia sociale, per i diritti dei più deboli, per evitare che il mondo sia dominato da élite ipertrofiche. Significa lottare per la libertà in una battaglia complessa che non ha nulla da invidiare alle epiche “rivoluzioni” dei secoli passati! Nessun candidato sindaco di spessore si presti a fare da involontario paravento, anche indirettamente, a partite politiche esauste, sconfitte, finanche potenzialmente rischiose. Nessun candidato sindaco immagini di poter procedere da solo senza approdare a ragionamenti ampi, articolati, che tengano conto di approcci plurali. Nessun candidato sindaco accetti possibili posizionamenti di rottura, magari funzionali ad altri percorsi. Il meglio di Catanzaro e dei Catanzaresi questa volta deve ricercare le ragioni dell’unità massima possibile. Ci sono tante postazioni grazie alle quali si può contribuire, insieme, a cambiare il volto di questa nobilissima città che ha tanto da recuperare anche sul fronte dell’immaginario collettivo, nella stessa Calabria, in Italia, in Europa. La Giunta comunale di Catanzaro diventi il Governo della Città. Gli assessori siano ministri e testimonial di una Catanzaro in fermento e con vocazione da leadership. La ricchezza delle proposte di candidature fin qui emerse è positiva. Si respira uno spirito civico forte, convinto, meritorio, lodevole. La serietà, la competenza, l’esperienza non si trasformino in limiti o in amare sconfitte, ma in risorsa effettiva a disposizione della collettività. Il Senato e il Popolo di Catanzaro, guardiamo a questo modello, senza il timore di dire a qualcuno: non sei idoneo, lascia perdere, aggregati con chi ti pare. La coesione tra i migliori sia questa volta la carta vincente, senza steccati partitocratici che non interessano più a nessuno se non a chi vive di politica e di tutto ciò che ruota attorno alla politica. Chi vive di lavoro vuole una città bella, pulita, sana, funzionante, efficiente, ricca, accogliente, sostenibile, autorevole, operosa, verde. Un Modello Catanzaro di cui andare orgogliosi e da considerare come punto di partenza per tutte le successive battaglie politiche ed elettorali.

Chiudo con un’annotazione storica. Due sono state, in tremila anni di storia italiana, le esperienze civili più fulgide: la Magna Grecia e il Rinascimento. Ne furono perno, in entrambi i casi, le Città. L’Italia delle Città e del loro genio. La nostra storia migliore, cui guardare, è questa. Venezia fu immensa per il suo Senato, non per i Dogi. Ogni eredità luminosa sulla quale è costruito il nostro straordinario Paese è nata nelle città ed ha conquistato il mondo con la forza della cultura, del bello, del sublime. Catanzaro ha sicuramente questo “dna”, che va riscoperto e che emerge di volta in volta dagli sforzi isolati dei singoli. Anche il governo guidato da Mario Draghi può aiutare a incanalare processi politici, in uno scenario peraltro in rapida evoluzione, che si distacchino da presunti schemi utili solo alla sopravvivenza, talora anche presuntuosa, di alcuni. Sbagliare, questa volta, sarebbe esiziale!

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