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L’EDITORIALE Catanzaro svegliati! L’Università è strategica, non si commetta l’errore gravissimo delle Province

Qui non si tratta di impedire la nascita di medicina a Cosenza, ma di non rivivere lo stesso scenario dannosissimo che smembrò la sola provincia di Catanzaro Scritto da: MASSIMO TIGANI SAVA

La questione della Facoltà di Medicina è strategica sul piano politico, economico-sociale e culturale. Non deve essere trasformata nell’ennesima bega localistica, ma la scusa del municipalismo demagogico non può essere rivoltata abilmente contro Catanzaro, con danni evidenti solo per Catanzaro. La colpa, ovviamente, è delle rappresentanze politiche, con primaria responsabilità dei livelli nazionali e regionali.
Catanzaro si svegli, e certo non “contro” Cosenza o “contro” Lamezia, o Corigliano-Rossano, ma per difendere l’idea sacrosanta di uno sviluppo equilibrato, pensato e programmato della Calabria. Le ferite del modo assurdo in cui venne trattata la nascita delle nuove Province, con responsabilità politiche grandissime e storiche, sono ancora tragicamente aperte. Ne hanno fatto le spese Catanzaro, ed anche le più piccole Crotone e Vibo Valentia che, infatti, versano in notevoli difficoltà. Venne tripartita, con assurdo e inspiegabile errore politico, la sola provincia di Catanzaro, lasciando così com’erano le province di Cosenza e di Reggio Calabria. Lo squilibrio fu subito evidente, palese, lapalissiano, incontestabile. Avrebbe avuto senso, a quel tempo, immaginare anche e contestualmente nuove province come quella del Pollino, di Corigliano-Rossano, della Piana, della Locride. Oppure ipotizzare di sconvolgere un assetto territoriale e istituzionale plasmato dai secoli, e varare scelte innovative: una provincia tirrenica estesa da Palmi ad Amantea, due o tre provincie joniche, ubbidendo a nuove esigenze e nuove visioni. Sarebbe stata intelligente qualsivoglia soluzione ponderata, tranne quella di tripartire la sola vecchia provincia di Catanzaro.
Mutatis mutandis per le tre Università calabresi oggi si pone lo stesso identico scenario. Con Giurisprudenza è accaduto che la presenza di medesime facoltà anche a Cosenza e a Reggio Calabria ha ristretto fortemente il bacino d’utenza di quella catanzarese. Con quale futuro? Oggigiorno, senza adeguata progettazione, chiara e da varare subito, l’avvio di Medicina a Cosenza favorirebbe oggettivamente solo la città bruzia con ripercussioni negative evidenti per Catanzaro. Medicina a Cosenza può nascere solo se, nell’immediato, si progetta un futuro certo per l’Ateneo Catanzarese, in una logica di visione unitaria e armoniosa dell’intera Calabria. Non si dimentichi che analogo approccio occorre avere per i tre aeroporti di Reggio, Lamezia e Crotone. La politica catanzarese, a partire dai parlamentari che si sono fatti sentire molto poco a riguardo, e dai consiglieri regionali anch’essi troppo poco attivi sul tema, deve dimostrare di avere la forza necessaria per affrontare la questione Università in modo tanto forte quanto corretto e autorevole. Il Rettore dell’Università di Catanzaro, accanto a chi conta nell’Ateneo del capoluogo, dovrebbe alzare la voce in modo tonante. Il nuovo Consiglio comunale di Catanzaro dovrebbe far comprendere alla Calabria che la questione Università di Catanzaro è centrale come altre, e non è una mera battaglia di campanile, bensì la rivendicazione di un’idea finalmente “pensata” dello sviluppo della regione da qui ai prossimi cinquant’anni. Le chiacchiere e gli interventi poco convinti, se non addirittura formali, non servono. Parleranno i fatti e si isolino i possibili furbacchioni! Certo è che un’idea sincera, sana e sostenibile di Calabria farà bene a tutti, dallo Stretto al Pollino!

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