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L’EDITORIALE | Corto Muccino sulla Calabria: i soliti cliché e un’occasione persa


Stereotipi, cliché a dire basta, e una rappresentazione che non rispecchia la Calabria. Stiamo parlando del cortometraggio diretto dal regista Gabriele Muccino (clicca QUI per vederlo) che sta facendo tanto discutere per il mix di luoghi comuni obsoleti, di banalità che sminuiscono la complessità di una terra che, invece, ha il suo punto di forza nella coesistenza di tradizione e modernità. Accanto a vecchie trattorie con le tovaglie a quadri bianchi e rossi, nella nostra regione ci sono ristoranti stellati; accanto agli anziani che giocano a carte ci sono giovani studenti universitari che si impegnano a trovare soluzioni per il Coronavirus; accanto allo stereotipo di coppole e bretelle, ci sono imprenditori che esportano stile in tutto il mondo.

Poi sappiamo bene che la frutta calabrese è tra le migliori al mondo, ma sei minuti di agrumi, anche fuori stagione… Per non parlare della manina del buon Raoul Bova che si poggia, nei primi secondi del corto, sulla coscia di Rocio Munoz.

Dov’è la Calabria? La fascia jonica, le montagne – ricordiamo a noi stessi che in questa splendida terra in un’ora scarsa di auto è possibile raggiungere dal mare la montagna, e viceversa naturalmente – l’immenso patrimonio storico, archeologico, i Bronzi di Riace, lo Stretto, i tre poli universitari, i borghi, l’entroterra, le eccellenze eno-gastronomiche, l’artigianato. Dove sono? Ci scuserete per questo “elenco della spesa”, ma la Calabria è anche questa. Comprendiamo anche che in sei minuti era difficile poter riassumere tutto ciò, ma un lavoro finanziato con soldi pubblici – 1 milione e 700mila euro – forse avrebbe meritato uno sforzo maggiore, perchè il risultato è francamente deludente. Deludente la trama, la scelta di evidenziare cliché dai quali proviamo ad affrancarci da anni, la scelta di concentrarsi solo in alcune location, quella di banalizzare una realtà molto più complessa e vivace. Si salva, solo, la fotografia.

Abbiamo perso un’occasione.

Francesca Travierso
Giuseppe Laratta

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