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L’EDITORIALE Il ruolo politico di Catanzaro, tra ipocrisie, gattopardismo e modelli consumati. Nicola Fiorita e la sua svolta!

Scritto da: MASSIMO TIGANI SAVA

Se Catanzaro intende recuperare un ruolo politico importante a livello regionale e nazionale, peraltro disegnato dalla storia, deve abbandonare ogni rigurgito di provincialismo e di ipocrisia civica. Non è vero che Catanzaro sia sempre stata amata dai Catanzaresi, e soprattutto da tanti privilegiati che avrebbero potuto dare e fare molto di più. Basterebbe osservare, con approccio non strumentale, il disegno urbanistico del capoluogo di regione per comprendere come un antico e bellissimo borgo medievale sia stato, nel tempo, aggredito e devastato, mentre la risorsa mare, di uno stupendo tratto di costa jonica, sia stata presa d’assalto piuttosto che elevata ad armoniosa leva di sviluppo. Colpa di classi dirigenti nel complesso miopi, di fatto asservite alla speculazione di pochi, il che non vuol dire necessariamente corruzione, a meno che non sia stata provata in sede giudiziaria, ma più spesso disattenzione cronica, o anche ignoranza, mancanza di spessore culturale, approccio alla politica inteso come favore al singolo piuttosto che come crescita generale e condivisa. La città delle clientele partitocratiche cementate e garantite da vertici, anche nazionali, interessati solo a obbedienza acritica e a consolidare facili bacini elettorali, e non certo a promuovere lo sviluppo sano di Catanzaro e della Calabria, ha troppo spesso piegato la politica al servizio di micro interessi familistici o di interessi macro ma non collettivi. Una logica tipicamente feudale non ha abbandonato Catanzaro fino a periodi anche recenti. Se non vogliamo scadere in nostalgie che poggiano su gambe fragilissime, dobbiamo ammettere che Firenze, Venezia, Urbino, Lucca sono bellissime, e sono state conservate tali, per una storia di lungimiranza che ha caratterizzato generazioni di classi dirigenti. Quella lungimiranza che invece è mancata a troppe classi dirigenti del Sud e della Calabria. Non basta idolatrare i colori giallorossi per potersi ritenere amorevoli figli di Catanzaro, rispettosi e attenti, motivati da spirito positivo e generoso su ogni fronte della vita economico-sociale. No, non basta, e in alcuni casi si possono anche configurare esempi di facile demagogia tesa ad annebbiare le menti, o di approccio ipocrita a questioni pubbliche di primaria importanza: allo stadio dimostro di “amare” la mia comunità, mi espongo come parte convinta di un tutto, ma nei miei comportamenti quotidiani ne demolisco speranze e aspettative. Né mi ha mai convinto lo sport più comune in una Calabria e in una Catanzaro che condensano tutti i difetti di un Mezzogiorno in cui la linfa vitale della civiltà comunale italiana, che ebbe la sua apoteosi nel Rinascimento, non ha quasi mai messo radici: scaricare le responsabilità solo su qualcuno, sul singolo politico caduto in disgrazia, sul singolo amministratore, sul singolo imprenditore. Se colpe ci sono è giusto distribuirle equamente a tanti se non a tutti, con ovvia proporzionalità. È la mentalità collettiva che deve cambiare, nel profondo, perché la leadership politica si conquista sul campo, e non la si rivendica nella forma, come si è fatto per secoli con titoli nobiliari cui poi non corrispondevano valori oggettivi. Catanzaro deve conquistarsi un ruolo centrale e non pretenderlo per diritto feudale. E se alcuni vicini non amano Catanzaro e non le riconoscono un ruolo di guida occorre chiedersi perché, riannodando pazientemente e con fatti concreti i fili della storia. Ho personalmente scommesso sul sindaco Nicola Fiorita riconoscendogli le doti culturali adeguate per imprimere una svolta reale. Non che Valerio Donato o Antonello Talerico non possedessero altrettante doti, anche se con caratteristiche diverse, tant’è che avevo immaginato possibili sintesi unitarie, fiutando peraltro spinte esogene poco convincenti. Ma nel quadro politico per come si è evoluto, Nicola Fiorita poteva godere (può e potrà) delle condizioni ottimali per dimostrare una frattura con un passato carico di errori, nonostante gli sforzi meritori di singoli che pur non dobbiamo dimenticare per non correre il rischio di schematizzare e generalizzare troppo. Catanzaro non deve ammalarsi di gattopardismo, per cui sempre gli stessi, cambiando abito e scena, possano immaginare di continuare a recitare commedie (o tragedie) già viste. Diffidare, ad esempio, di quanti ritengono di risolvere problemi occupazionali o ambizioni di visibilità guardando costantemente alla sfera pubblica piuttosto che sfidando il mercato o imponendosi per meriti propri! Catanzaro non deve arroccarsi ma aprirsi, anche perché i drammi della Calabria e del Sud non si risolvono se non disegnando una potente questione nazionale meridionalista. Con Roma e Milano il Sud deve rifare i conti, e non è sufficiente l’elargizione di massa di redditi di cittadinanza che, pensateci bene, non hanno fatto altro che alimentare gli introiti di produttori di merci del Nord e di servizi globali delle multinazionali. Il reddito di cittadinanza, per come è stato concepito, con una sorta di bancomat che alimenta di fatto solo alcuni tipi di consumo, non ha investito sulla formazione, sullo studio, sul lavoro, sulla trasformazione di esclusi in cittadini consapevoli. Sarebbe utilissimo se Istat e Agenzia delle Entrate avviassero uno studio scientifico, visto che tutti i pagamenti generati dal reddito di cittadinanza sono tracciati, sui comparti merceologici privilegiati da questo sussidio pubblico. Capiremmo tanto! Concludo con un appello meditato a Nicola Fiorita perché si cancellino in via definitiva le scorie inevitabilmente accumulate durante la campagna elettorale, per aprire una fase politica e amministrativa nuova, alta, inclusiva delle migliori energie. Si tiri dritto senza alcuna preoccupazione di portare a sintesi, o riparare, modelli consumati che hanno dimostrato tutta la loro debolezza. Dal rinnovo del Consiglio comunale a oggi, nonostante siano trascorse poche settimane, il quadro internazionale e nazionale è già mutato. Catanzaro ha la possibilità, abbandonato ogni rigurgito di dannoso provincialismo, e sconfiggendo un gattopardismo sempre in agguato, di costruire un ruolo strategico per se stessa e per l’intera Calabria. Catanzaro ha bisogno più che mai, e per questa ragione ho guardato con convinzione a Nicola Fiorita, di un sindaco-politico e non di un sindaco-amministratore o, peggio, di un sindaco-manager.

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