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L’EDITORIALE – Il ruolo strategico di Nicola Gratteri e l’intervista (con vignetta) a Charlie Hebdo. Una riflessione globale!

Scritto da: REDAZIONE

Nicola Gratteri, Procuratore distrettuale a Catanzaro, è uno dei magistrati più famosi e stimati al mondo per quanto concerne la dura lotta alle mafie. Gratteri ed altri suoi coraggiosi colleghi hanno avuto il merito, così come accadde con i grandi Giovanni Falcone e Paolo Borsellino in riferimento alla mafia siciliana, di studiare e capire l’evoluzione della ‘ndrangheta. Una ‘ndrangheta trasformatasi lentamente e inesorabilmente da fenomeno essenzialmente collegato a una dimensione economico-sociale feudale e agropastorale della Calabria, a potere globale capace di interfacciarsi in maniera organizzata e funzionale con ambienti deviati dello Stato e massomafia. Massomafia che è quell’intreccio perverso, pericolosissimo, antidemocratico, anticostituzionale e talora sovversivo fra settori deviati di burocrazia, politica, professioni, imprenditoria. Non è uno scherzo e quanti sottovalutano, talora in maniera sprezzante, questa realtà, lo fanno per superficialità, o per mancanza di approfondimenti adeguati o, nei casi più gravi, perché collusi, in maniera diretta e indiretta, con un sistema che elargisce voti, prebende, favori. La stessa puntata di ieri sera di Report, dedicata agli “invisibili” della ‘ndrangheta nonché a momenti drammatici e cruciali della storia italiana, ha offerto tanti spunti di riflessione. E se dobbiamo dirla tutta, nella piena consapevolezza di un’affermazione pesante, se Nicola Gratteri non ha fatto la fine di Eroi della Patria quali Giovanni Falcone, Paolo Borsellino, Cesare Terranova, Gaetano Costa, Rocco Chinnici, Antonio Scopelliti e numerosi altri, è solo perché oggi lo Stato Italiano ha più anticorpi che cellule infette, a qualsiasi livello. Lo Stato Italiano oggi è vaccinato, il che non vuol dire che ogni tanto non possano rispuntare malattie gravi o addirittura pericolosissime pandemie. In una mia valutazione personale, poi, ritengo che l’Italia, l’Europa e il Mondo del XXI secolo abbiano raggiunto equilibri geopolitici nuovi rispetto alle atmosfere della Sicilia del secondo Novecento, tali da non garantire più quelle protezioni implicite o esplicite, quelle coperture, quei silenzi assordanti che abbandonarono al loro destino tragico tutti quei Giganti che con il loro estremo sacrificio hanno consentito e consentono a tutti noi di vivere protetti dalla Costituzione Repubblicana. Né è da sottovalutare il circuito virtuoso, maturato nella dialettica civile, esistente fra Magistratura, Forze dell’Ordine, Sistema della Comunicazione e migliori espressioni delle Istituzioni, che garantisce il presìdio costante di valori forti e irrinunciabili, uno scudo di protezione contro i sempre attrezzati poteri occulti.

Una premessa lunga ma doverosa per introdurre una valutazione sulla recentissima intervista che la famosa testata giornalistica francese “Charlie Hebdo” ha dedicato al Procuratore Nicola Gratteri, con relativa storica vignetta. “Charlie Hebdo” descrive la non facile vita di Nicola Gratteri, che fa da trent’anni un “lavoro pericoloso”, e che è il “nemico numero 1 dei mafiosi”, e per questo un “eroe nazionale per tuttala popolazione”. Parole di un giornale francese che certo non potrà essere sospettato di partigianeria o di interessi locali, e che per il coraggio di informare con una dose altissima di libertà, lievito irrinunciabile delle democrazie, ha pagato prezzi spaventosi. “Charlie Hebdo” non ha mancato di ricordare, con un accostamento che fa venire i brividi, i tanti quintali di esplosivo che nel 1992 fecero fuori Giovanni Falcone e poi Paolo Borsellino. Nell’intervista Gratteri segnala alla testata francese che i fiumi di denaro sporco della ‘ndrangheta hanno trovato utile impiego anche in Costa Azzurra. La ‘ndrangheta non ha più confini e, come ricorda sempre lo stesso Gratteri, ai giorni nostri non ha solo la vocazione a generare nuovi affari e a consolidare quelli tradizionali (droga in primis), quanto a riciclare le immense risorse finanziarie che ha accumulato, tentando di renderle “pulite” o meno vulnerabili. E quando la ‘ndrangheta si muove con la finalità del riciclaggio le bombe, i mitragliatori, le intimidazioni sono meno utili ed efficaci, se non in casi estremi, della corruzione, della collusione, della creazione di sinergie diaboliche con i colletti bianchi di ogni natura. E di colletti bianchi, tra l’altro, Gratteri ha parlato a “Charlie Hebdo” in riferimento ai successi dell’inchiesta Rinascita Scott. Il Procuratore Gratteri menziona inoltre nell’intervista le diverse minacce ricevute, i tentativi di attentati, purtroppo anche assai recenti. Vorrei che fosse chiaro a tutti che se la Calabria e il Sud Italia non sono diventati lo Stato Indipendente delle Mafie, nonostante le permanenti criticità su questo fronte, ognuno di noi lo deve al coraggio di magistrati come Nicola Gratteri (e, per fortuna, di numerosi altri). Gli ultimi decenni, però, hanno dimostrato che l’ambizione di far nascere Mafialand ha superato da tempo i confini dell’ex Regno delle Due Sicilie, e si è estesa a tutta l’Italia, all’Europa, a diversi Paesi dei cinque continenti. Non sono chiacchiere, ma ce lo attestano le inchieste giudiziarie coordinate non solo da Gratteri, ma da numerosi altri suoi valenti colleghi da Reggio Calabria alla Lombardia e all’Emilia Romagna, dal Canada all’Australia.

In queste settimane il Csm deciderà chi inviare alla guida della Procura Nazionale Antimafia. Tra i candidati c’è anche Nicola Gratteri. Rispetto massimo per le autonome valutazioni del Csm, considerazione altissima per tutti gli altri legittimi aspiranti, ma sia chiaro a tutti che Nicola Gratteri, qualsivoglia ruolo gli verrà assegnato nei prossimi anni, è un’immensa risorsa umana e professionale per l’Italia e per l’Europa. Lo dico senza remore, ma mi fa piacere paragonare la figura di Nicola Gratteri a quelle di Sergio Mattarella e di Mario Draghi. E spiego rapidamente perché, assumendomi la responsabilità intellettuale di introdurre un modo di leggere l’attualità che, mi rendo conto, sfugge ai tradizionali canoni politico-culturali. Le persone più responsabili del Paese devono rendersi conto che quest’inizio di XXI secolo è caratterizzato da una parola chiave: Emergenza. L’emergenza che pesa su tutti noi è sociale, economica, ambientale, ecologica, sanitaria, geopolitica, criminale. Un mondo cresciuto e cambiato troppo in fretta non ha trovato risposte adeguate, anche per la debolezza di una politica che, mi dispiace dirlo, troppo spesso isola i migliori (anche strumentalmente) e dà spazio a soggetti che meriterebbero ben altre destinazioni (anche in Calabria!). Quando la società si trova in queste situazioni, che sono anche cicliche, e che potremmo paragonare alla tragedia della Seconda Guerra Mondiale (per intenderci!), non sono le masse a tenere il timone, ad avere la preparazione, la saggezza, la forza, la resistenza per indicare soluzioni e raggiungerle con un lavoro incessante. Ma sono i singoli, quelle personalità che svettano su tutte per meriti, formazione e capacità. L’Italia che era vicina al baratro, e sulla quale ancora soffiano le grida di troppi irresponsabili a caccia di consensi letali, ha trovato in Sergio Mattarella e in Mario Draghi due figure di altissimo profilo che siamo chiamati a tutelare in una teca di cristallo. In quella teca, ascoltate la voce di un giornalista che studia la realtà da tanti anni, mettiamoci anche Nicola Gratteri. Facciamolo per il bene di tutti noi, non per il loro, che un posto nei libri di storia se lo sono già guadagnato!

Immagine pubblicata: la vignetta dedicata da “Charlie Hebdo” a Nicola Gratteri

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