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L’EDITORIALE | Inchieste della Magistratura e silenzi di certa politica calabrese

Quale reazione dovrebbe avere la politica calabrese rispetto alle sempre più incalzanti inchieste della magistratura? Le analisi politiche connesse al meritorio lavoro dei magistrati, lo ripetiamo, possono e devono tener conto dei contesti che si dipanano, al di là di quelle che saranno le eventuali responsabilità penali dei singoli sancite dai Tribunali. I contesti ammalati e degenerati di una Calabria malgovernata sono davanti agli occhi di tutti. Non serve il bilancino del farmacista, utile a centellinare gli addebiti da assegnare a questo o quel politico o politicante, per descrive una situazione inaccettabile, logorata, emblema di un modello non più sostenibile di contaminazione tra interessi di potentati e ristrette fameliche lobby, con condimento di privilegiati destinatari di consulenze, posti di lavoro, incarichi, nomine, promozioni, appalti, finanziamenti e chi più ne ha più ne metta. Il lavoro superlativo della magistratura coadiuvata dalle forze dell’ordine che conducono le indagini, mette sempre di più in luce un pantano indigesto e nauseabondo che rappresenta l’ostacolo maggiore, assieme alla mafia, per la liberazione di tutte le energie positive di cui pur la Calabria dispone.

Certa politica, non ingenuamente, sta facendo finta di nulla. Si osserva il traballante declino di alcuni immaginando di poterne beneficiare per un ennesimo giro di valzer. Spostati tu che mi ci metto io! Un gattopardismo in salsa calabrese che fa vomitare, che produce danni enormi alla Calabria migliore, che non smuove i pilastri sui quali poggia un’inaccettabile visione della gestione del potere. Si salta da una parte all’altra con estrema leggerezza, e troppo spesso con il benestare di Roma che invece dovrebbe rappresentare un argine condiviso rispetto a trasformismi, cambi repentini di casacca, spostamenti di fronte quantomeno sospetti. Occorrerebbe chiedersi: siamo di fronte a “vie di Damasco”, o a “vie di Germaneto” e di altre arterie che conducono ai diversi palazzi del potere? I cambiamenti di opinione, se sinceri, possono rientrare nella comune dialettica politica, non gli opportunismi, i trasformismi, i camaleontismi.

Mentre certa politica partecipa al consueto gioco delle parti, la politica con la “P” maiuscola dovrebbe farsi sentire a voce alta per gridare forte che si impongono cambiamenti radicali, profondi, veri, autentici, non solo declamati. In questo quadro soprattutto la Lega e i 5Stelle, premiati da ondate di consensi popolari, dovranno dimostrare una rigida coerenza nell’impedire che, come ci insegnò Tomasi di Lampedusa, «tutto deve cambiare perché tutto resti come prima». E il Pd? Il Pd dovrebbe ricordarsi dei giganti delle proprie radici, ormai lontanissime, a partire da Enrico Berlinguer e da Giuseppe Di Vittorio. Non serve dire altro: intelligenti pauca! Un’ultima battuta sul popolo bruzio: si faccia sentire con determinazione la vicinanza civile a tutti quei magistrati, a qualsivoglia livello, che come il Procuratore della Repubblica di Catanzaro, Nicola Gratteri, stanno dando speranza alla Calabria. La lotta alla ’ndrangheta, nonché al politicume e alle burocrazie deviate, sono l’unico possibile percorso di rinascita di una terra bellissima e dal potenziale straordinario.

Massimo Tigani Sava

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