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L’EDITORIALE | La Lega avanza inesorabilmente, ma ora deve meditare sulla “linea gotica” del Centro-Sud


La Lega avanza inesorabilmente, con il suo spirito volto all’esaltazione delle vocazioni dei territori, con il sostegno reale al mondo produttivo e al lavoro, con gli esempi di buongoverno della cosa pubblica, con i saldi princìpi di meritocrazia ed efficienza, con il “no” alla burocrazia soffocante e autocratica. Senza dimenticare la difesa strenua di valori alti: le Radici Cristiane, l’Europa dei Popoli, la sicurezza, la famiglia, la solidarietà vera e non clientelare, la difesa delle conquiste civili dell’Occidente, la tutela delle tradizioni e delle realtà locali. Sono davvero ridicoli i tentativi di certa stampa asservita, o cieca perché succube di ideologie defunte, di voler ignorare a tutti i costi che il vitale Vento del Nord, che stravince e si consolida dalla Liguria al Friuli Venezia Giulia, con il risultato strabiliante del Veneto, sta soffiando verso il Centro-Sud. Ne è prova la conquista delle Marche che gettano nell’Adriatico certa sinistra, e certi modi arretrati e dannosi di guardare all’organizzazione sociale, che purtroppo ancora sopravvivono in Emilia Romagna, in Toscana, nel Lazio, in Campania e Puglia. Desta compassione il tentativo politico-mediatico di trasformare l’ennesimo funerale di un centrosinistra pentastellato votato allo statalismo novecentesco e all’assistenzialismo più sfrenato e demotivante in una “vittoria” che invece parla il linguaggio dell’ultima asfittica resistenza che cozza contro ogni ragionamento serio e documentato. Il centrosinistra e i 5Stelle farebbero bene a meditare sulle scelte “bulgare” dei Veneti, popolo industrioso, capace, dignitoso, operoso e di grande apertura internazionale sin dai tempi di Marco Polo, piuttosto che gioire sui “trionfi” (tutti da leggere) di De Luca e Mastella!

In casa Lega sarebbe importante prendere in esame, in modo rapido, i fenomeni storico-sociali e sociologici, prima ancora che politici, rispetto ai quali si misura il disegno nazionale concepito da Matteo Salvini. Una sorta di linea gotica, geograficamente collocata più a sud e da considerare in direzione opposta, sembra frenare l’avanzata impetuosa della Lega verso lo Stretto di Messina e il Canale d’Otranto. Qui la riflessione, sgombra di strumentalismi e tatticismi, deve farsi profonda e appropriata. Da un lato un Nord che in maniera strategica, forte, compatta, decisa, sposa la visione politica della Lega e dei suoi principali alleati. Sotto la nuova “linea gotica”, invece, continua a sopravvivere un mondo che, con tonalità diverse, si ispira allo statalismo e all’assistenzialismo, o che non ha rinunciato alla dimensione clientelare del potere, che guarda al passato e non al futuro, che spera nella restaurazione della Prima Repubblica piuttosto che al consolidamento dell’attesa Terza, su nuove basi solide e su un nuovo contratto sociale. Il Centro-Sud produttivo, del lavoro vero, che non guarda al rovinoso reddito di cittadinanza quale soluzione per il dramma sociale della disoccupazione ma alla creazione di occupazione, non è ancora del tutto unito e coeso, non ha trovato la grinta necessaria per prevalere, non si è organizzato, non ha trovato le forme e le energie per spiegare al popolo e ai territori che la strada della rinuncia allo sviluppo è perdente.

La Lega in questo contesto è chiamata a riflettere su due aspetti fondamentali: adattare l’immenso patrimonio politico-ideale che l’ha vista trionfare nelle regioni più ricche d’Italia all’assetto economico-sociale del Centro-Sud, che è diverso per storia, struttura, mentalità e stili di vita. L’azione di intelligente adattamento deve prevedere anche proposte politiche e programmatiche specifiche. Inoltre, la Lega deve dotarsi a 360 gradi di classi dirigenti che non immaginino di vivere di rendita sui consensi raccolti da Matteo Salvini, ma che sappiano declinare il linguaggio e i contenuti politico-ideali della Lega guardando alle dinamiche e alle problematiche specifiche dei territori di riferimento. La Lega al Centro-Sud non può e non deve essere l’ennesimo partito di un centrodestra che non sempre ha dato il meglio di se stesso, ma la forza trainante di un’idea nuova, sana, efficiente e moderna dell’organizzazione economica e sociale. Una forza coerente che ama il lavoro e odia l’assistenzialismo, che è il pilastro della legalità e rigetta la mafia in ogni sua possibile articolazione. Un compito storico e politico di primissimo livello che però ha bisogno di idee forti e di dirigenti in grado di interpretarle e farle fruttare, nonché di onorare appieno la svolta nazionale di Matteo Salvini che ha saputo collocare la Lega in una dimensione europea e globale!

Massimo Tigani Sava

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