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L’EDITORIALE La manifestazione dei penalisti non mi ha convinto, la guerra alla ʼndrangheta e ai suoi alleati è una questione strategica

Scritto da: MASSIMO TIGANI SAVA

Lo dico subito senza usare giri di parole: l’atmosfera complessiva e molti contenuti, tra cose dette o lasciate intuire, dell’iniziativa degli avvocati penalisti calabresi svoltasi a Lamezia Terme, non hanno offerto un contributo positivo, sul piano della dialettica democratica e dell’impatto mediatico, alla necessità impellente che si avverte di esaltare, valorizzare e proteggere l’azione di tanti magistrati impegnati nell’intensificazione della lotta contro la ‘ndrangheta e i suoi più potenti alleati. I magistrati antimafia, infatti, sono più forti o meno isolati, e quindi più resistenti e immuni da qualsivoglia tentativo di attacco, se protetti anche da un’azione costante e convinta di totale sostegno, morale e civile oltre che sostanziale, alla loro azione coraggiosa, pericolosa e snervante tesa alla difesa della Costituzione Repubblicana, dello Stato di Diritto, delle più importanti Libertà di tutti. Neanche il momento prescelto è stato, a mio avviso, ben meditato. Non è distante, infatti, l’ennesimo drammatico allarme per un serio progetto di attentato alla vita del Procuratore della Repubblica di Catanzaro, Nicola Gratteri, che ha imposto più stringenti misure di sicurezza. Lo Stato avrà vinto solo quando un magistrato del valore di Gratteri potrà passeggiare liberamente senza temere di essere scannato. Ma è chiaro a tutti che il coordinatore della Dda distrettuale di Catanzaro deve essere trasferito ogni giorno, causa rischi concreti, da un corteo di auto blindate dotate di tecnologie avanzatissime? E che su quelle auto blindate viaggiano assieme a lui esponenti delle forze dell’ordine che rischiano ogni istante la vita? Quanti altri magistrati, poliziotti, finanzieri e carabinieri subiscono ogni santa ora questa “condanna” in un Paese che è tra i più sviluppati del Pianeta?
Nessuno nega a qualsivoglia categoria professionale il legittimo diritto di manifestare, di sollevare questioni anche dirimenti, ma attenzione: siamo in Calabria, la terra in cui la ‘ndrangheta è radicata e si è imposta come la più agguerrita, ricca, potente e subdola organizzazione criminale al mondo. L’argomento è delicatissimo e senz’altro paragonabile, per gravità, alla situazione siciliana che alcuni decenni fa provocò stragi, una guerra aperta contro lo Stato, il massacro di magistrati, forze dell’ordine, giornalisti, politici e attivisti impegnati a combattere l’arroganza della mafia e i disegni sovversivi ad essa connessi.
La ‘ndrangheta è un mostro tentacolare che non comprende solo boss e gregari, per quanto feroci, armati e responsabili delle più efferate azioni delinquenziali. La ‘ndrangheta è un sistema di potere, fatto anche (o soprattutto?), di colletti bianchi al servizio di affari loschi, di burocrazia ammalata, di settori deviati dell’amministrazione pubblica, di professionisti infedeli, di politici assetati di voti facili in cambio dei quali offrono protezione, accesso a gangli vitali, opportunità di accaparramento di fondi pubblici. L’allarme viene lanciato di continuo dagli apparati più competenti che sovrintendono la sicurezza nazionale. Questi allarmi meritano di essere ascoltati, di generare azioni concrete, ma soprattutto di tradursi in uno stimolo a contribuire, ognuno nel proprio ruolo, ad una mobilitazione generale a sostegno di una guerra senza quartiere contro ogni alleato, anche cinico, mascherato, furbo e scaltro della ‘ndrangheta.
Le varie forme di illegalità che hanno devastato la Calabria, inquinando anche diverse regioni del Centro-Nord del Paese, non sono spiegabili solo con la presenza delle ‘ndrine in quanto tali, ma hanno comportato e comportano la collaborazione fattiva di massomafia e borghesia mafiosa. Le inchieste di molte Procure, e i processi relativi, lo stanno dimostrando chiaramente. La nostra speranza è che i magistrati coraggiosi e incorruttibili che stanno lavorando per demolire santuari o centri occulti di potere che si ritenevano intoccabili e al di sopra di ogni possibile giudizio, vadano avanti con determinazione. La Calabria deve essere liberata dal giogo nauseabondo di ‘ndrangheta, massomafia e borghesia mafiosa. Questa piovra, che già nella Sicilia dello scontro fra mafia e Stato ha dimostrato tutta la propria tragica pericolosità, è il nemico numero uno di tante libertà, a partire da quelle ecomomico-sociali. Si pensi solo al mare di denaro sporco che inquina l’economia di mercato, con il quale si acquista di tutto: beni e persone.
La funzione degli avvocati e dei penalisti, nel sistema giudiziario, è fondamentale e preziosa. Auspico una riflessione generale molto più attenta!

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