L'Editoriale Politica Primo Piano

L’EDITORIALE La Rivoluzione d’Ottobre che dimentica poveri, operai, disoccupati e si scatena contro Nino Spirlì


Che bello sentirsi di sinistra, progressista e “rivoluzionario” attaccando Nino Spirlì per una legittima libertà d’espressione, per un ragionamento tutto suo, criticabile quanto si vuole, ma comunque da rispettare. Contro il vice presidente della Regione Calabria, leghista, che ha preso la parola a Catania su temi a lui cari e rispetto ai quali comunica sempre un portato d’esperienze personali e un vissuto da tenere in considerazione, si scatena la Rivoluzione d’Ottobre in sedicesimo che dimentica operai, poveri, disoccupati, disagio sociale, scandali di ogni tipo, ma si ritrova unita, verbosa e prolissa contro l’appellativo di “frocio” o di “ricchione”. Lenin era nulla a confronto, nella sua lotta contro lo zarismo. L’immenso Che Guevara avrebbe abbandonato il Sud America e sarebbe subito corso in Sicilia e in Italia a sostegno dei “compagni” in lotta contro il pericolo Spirlì. “Ma mi faccia il piacere…” avrebbe urlato il geniale Totò contro certa sinistra globalista che ha smarrito ogni radice operaista e marxista e si rifugia in luoghi comuni lib-lab e “dem” per tentare di darsi un contegno.

Intanto l’immane tragedia sociale europea devasta le famiglie e ruba il presente e il futuro ai giovani. Milioni di disoccupati e di sottoccupati patiscono le politiche aggressive dell’imperialismo globalista governato dalle voraci e ipertrofiche multinazionali che fanno chiudere in massa i piccoli negozi, che decimano l’artigianato, che fanno fallire le piccole imprese, che dettano legge su tutto, che controllano il sistema dell’informazione e delle comunicazioni, la finanza e l’aria che respiriamo. Ma parlare di queste cose, rispolverando gli insegnamenti di Marx ed Engels, darebbe troppo fastidio ai nuovi ricchissimi padroni del mondo che dietro un volto finto-modernista e finto-progressista nascondono invece la natura iper-capitalistica della loro visione economico-sociale. Che importa ai coraggiosissimi rappresentanti di certa sinistra globalista che la ricchezza del pianeta sia controllata solo da poche persone, che la globalizzazione sia diventata la forma più subdola e feroce di imperialismo mai vissuta su questo pianeta, che enormi fasce della popolazione europea si stiano impoverendo di giorno in giorno, che il lavoro sia diventato un lusso e non un diritto. L’importante è essere “politically correct”, per essere accettati nell’alta società, per dimostrare senza sacrifici di essere ancora “compagni”, per poter dire a chiacchiere “sono di sinistra” mentre si rifiuta o si omette, in concreto, di affrontare le questioni sociali più dirimenti.

E allora botte da orbi a Nino Spirlì, che ha solo espresso le proprie idee, che ha un suo modo magari anche dialetticamente provocatorio di percepire e raccontare l’omosessualità, che vuole rivendicare il diritto di essere “frocio” accanto a quello di essere cattolico, difensore della famiglia tradizionale, acerrimo oppositore di quanti vogliono distruggere le identità culturali locali.

Nel precedente editoriale che ho dedicato alla vicenda “Spirlì” gli ho chiesto di stare attento alle trappole politico-mediatiche di certa sinistra globalista e di essere più coerente, nelle sue esternazioni, con il ruolo istituzionale che oggi riveste. Ma ora che ho letto le reazioni spropositate di certa sinistra snob, salottiera e senza memoria, gli dico di continuare a urlare liberamente le sue verità, di continuare a essere ciò che gli pare, di esternare senza preoccupazioni i suoi sentimenti, di innalzare la bandiera della libertà d’espressione e di pensiero sancita dalla Costituzione Repubblicana. Glielo gridi in faccia ai tanti ipocriti censori che oggi lo hanno bombardato di giudizi tanto ingiusti quanto strumentali, che lui vuole, per sua motivata e autonoma scelta, continuare a essere un “ricchione” senza abiure alla sua profonda spiritualità, alle sue convinzioni politiche più inossidabili, alla sua battaglia identitaria.

Ai rivoluzionari della domenica, negazionisti del marxismo, vorrei ricordare che la sinistra operaista, socialista e comunista nacque nell’Ottocento per affrontare le drammatiche questioni sociali derivate dal feroce avvento dei sistemi industriali di produzione. Queste, senza sconti, sono le radici della sinistra vera. Ed oggi, come tanti uomini e donne autentici di sinistra sanno, le nuove questioni sociali del Terzo Millennio sono altrettanto tragiche e serie. Non si è di sinistra solo perché si può immaginare (a me questa cosa non convince e lo dico senza remore) che un bambino possa essere adottato da una coppia di maschi o di donne. Sia chiaro a tutti, senza ipocrisie e facili scorciatoie ideologiche, se vuoi fare l’uomo di sinistra attacca i nuovi padroni del pianeta e difendi le classi emarginate. Chi non ha da dare pane ai propri figli, o chi è rimasto senza lavoro e non ha a disposizione il portafoglio di papà tanto da potersi ritirare a casa all’alba dopo notti di bisboccia, se ne frega delle assurde polemiche sul caso Spirlì, e magari vota anche Lega!

Massimo Tigani Sava

96 Condivisioni
Condividi su Whatsapp