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L’EDITORIALE | La storia politica di Catanzaro, il ballottaggio tra Donato e Fiorita, perché il riferimento al solo Tallini?

Scritto da: MASSIMO TIGANI SAVA

L’onestà intellettuale non deve mai mancare o rischiare di affievolirsi, anche quando si analizzano le elezioni amministrative che, proprio in quanto tali, favoriscono un innalzamento dei toni dialettici che può sfociare anche in personalismi. Non mi è piaciuto, per almeno due motivi principali, il forse poco meditato accostamento politico che, così come ha riportato la stampa locale, il candidato sindaco Valerio Donato ha elaborato menzionando Mimmo Tallini e Nicola Fiorita. Prima ragione: se si vuole davvero, in questa città, aprire una discussione seria sui sistemi politici e/o di potere che l’hanno governata e/o condizionata, non è né giusto, né spiegabile senza tema di smentita, fare riferimento solo alla figura di Mimmo Tallini. Ci sono diversi parametri da utilizzare per capire quali e quanti sistemi di potere abbiano costruito una vera e propria cappa, nei decenni, sulla città capoluogo di regione, e senza voler fare di tutte le erbe un fascio o, peggio, abbandonarsi a una troppo facile azione demagogica. Elenchiamoli: possibili arricchimenti, da verificare, agevolati dalla “benevolenza” della cosa pubblica intesa nella sua accezione più ampia (soldi e patrimoni lasciano sempre traccia); “dove sono i figli?”, riassumendo in questa frase un concetto che guarda al modello clientelare e familistico tutto meridionale e calabrese di agevolare sistemazioni e carriere di pochi fregandosene dei diritti e dei bisogni dei tanti; gli esiti delle inchieste giudiziarie (che non sono ovviamente finite!); le piaghe più purulente di una comunità che sia sul fronte della gestione del territorio sia sul piano di fondamentali servizi continua a dimostrare limiti enormi (ultimo maleodorante caso, in senso letterale, quello del depuratore di Catanzaro Lido). Se i principali parametri sono questi, e se dopo scrupolosa valutazione gli elenchi dei responsabili e dei beneficiari più cinici e furbi è probabile che non  risultino corti, ha senso pronunciare il nome di Tallini senza un’adeguata, puntuale e profonda analisi sulla storia politica ed economico-sociale di Catanzaro? Mimmo Tallini è un politico di lungo corso, conosce tanti dettagli, è memoria pluridecennale di che cosa è stata Catanzaro e di che cosa sono stati tanti Catanzaresi: ha senz’altro responsabilità politiche, quindi, mentre per eventuali altri tipi di contestazioni affidiamoci, come per tutti e sempre con serenità e fiducia, agli organismi competenti. A proposito: io personalmente non ho ritirato le schede per i referendum sulla giustizia (do la liberatoria ai sensi delle normative sulla Privacy per verificare). Penso, infatti, che in attesa dell’avvio, da parte della politica nazionale nel suo complesso, di un’azione alta, complessiva, potente di risanamento, rigenerazione e riqualificazione, gli unici argini esistenti e credibili siano quelli di una magistratura autonoma e forte, e di una stampa libera e plurale. Dico spesso che se la politica nazionale fosse stata guidata, ai giorni nostri, da figure del calibro di De Gasperi, Togliatti, Moro, Pertini, Nenni, Berlinguer, Pannella… difficilmente alcuni settori della magistratura (questo viene contestato) avrebbero assunto una centralità giudicata debordante. Occorre ridare spessore, contenuti e qualità alla politica e ai partiti prima di pensare di mettere mano ai tanti settori vitali del Paese che meritano di essere rifondati, partendo proprio da magistratura e informazione. Parentesi chiusa e conclusioni finali sulla “prima ragione”: Donato non ha ben esplicitato le ragioni dell’accostamento Tallini-Fiorita, ma qualora qualcuno intendesse additare Tallini come il principale o forse addirittura il solo responsabile delle troppe ferite purulente di Catanzaro, storiche o contemporanee, si commetterebbe un errore politico grave. Eccoci ora giunti alla seconda ragione: nessuno può negare, a meno di piegarsi a polemiche strumentali e palesemente infondate, che Nicola Fiorita rappresenti un’ottima risorsa per la politica catanzarese, oltre che un riferimento per tutti coloro i quali ritengono che siano necessari una svolta epocale, un cambio sostanziale di rotta, il licenziamento politico di un certo modo di intendere l’amministrazione della città. Sarebbe bello, quindi, e spero proprio che il potente intelletto di Valerio Donato non rinunci a questa opzione, se le due settimane di ballottaggio si vivessero in un clima più sereno, fermo ma vero, appassionato ma non miope, strabico o addirittura cieco. Valerio Donato ha un suo programma, ha una sua robusta biografia, ha fatto le sue scelte politiche che hanno tenuto conto, tra l’altro, di una delle possibili vie per ottenere i consensi necessari: allestire e presentare diverse liste, aprire le porte a molti protagonisti dell’amministrazione comunale di questi ultimi lustri, dialogare soprattutto con alcuni riferimenti di un centrodestra in cerca, a livello nazionale, di leadership stabili e di unità non solo elettorali. Non sfuggirà a nessuno che la crescente Giorgia Meloni ha collocato Fdi all’opposizione, mentre altre sigle del cosiddetto centrodestra sostengono il Governo guidato dall’autorevole figura di Mario Draghi. Diverso, e per molti aspetti opposto, il cammino scelto da Nicola Fiorita, presentatosi al giudizio dell’elettorato con una proposta di rottura, di alternativa reale, di “rivoluzione” copernicana. Da giornalista e comunicatore, oltre che da cultore di storia regionale e meridionale, offro a tutti un consiglio non richiesto: la vita di Catanzaro e della Calabria non nasce e non si ferma al 12 giugno, o al voto di ballottaggio, ma prosegue. La strada è lastricata di difficoltà e di buche, forse anche di voragini. Abbiamo già sperimentato, in passato, traumi improvvisi o preannunciati, fiammate rivelatesi bracieri, ubriacature e deliri di onnipotenza naufragati nel volgere di pochi anni o addirittura mesi, come anche esperienze positive, sogni per fortuna avveratisi, speranze non deluse. Se anche Tallini lo spedissimo sulla Luna (non so se l’ex presidente del Consiglio regionale abbia mai pensato di fare l’astronauta!), Catanzaro sarebbe sempre Catanzaro, con i suoi tremendi difetti, le sue colpe, i suoi ritardi, le sue forzature, le sue ipocrisie, accanto alle meraviglie e alle testimonianze di una civiltà antica, nel complesso molto saggia, equilibrata e prudente.

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