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L’EDITORIALE – Le recenti dichiarazioni di Gratteri su diritti del Sud, mafie e potere, leggi contro ‘ndrangheta e crimine organizzato

Scritto da: MASSIMO TIGANI SAVA

Nuovi significativi moniti dal Procuratore della Repubblica di Catanzaro, Nicola Gratteri, che in alcune sue recenti dichiarazioni ha tra l’altro accentuato alcuni toni di natura meridionalistica. Un meridionalismo non “anti-nordista”, ma pienamente consapevole delle proprie potenzialità e responsabilità politiche. Il Sud e la Calabria hanno bisogno di infrastrutture all’altezza degli standard europei e nazionali, ma continuano a restare indietro soprattutto perché la politica del Mezzogiorno non è stata in grado di lottare in modo adeguato. E poi il tema delle mafie, ‘ndrangheta compresa, e del loro rapporto con il potere che ha radici storiche profonde e si è ulteriormente consolidato. L’accumulo di risorse finanziarie immense, soprattutto grazie al traffico mondiale di cocaina, ha fatto cambiare strategia alle mafie. Uccidono di meno e comprano di più, corrompono, investono nell’economia reale e nella penetrazione delle strutture politiche e sociali, ovunque trovino terreno fertile. Le mafie e la ‘ndrangheta cercano di entrare nelle stanze dei bottoni, hanno fiutato da tempo che gestire il potere è l’affare più grande. «Le mafie si modificano in base all’opportunità che il mercato e la società propone. C’è bisogno di mafie, l’economia, la società, il potere hanno bisogno di interloquire con le mafie per conservare lo stesso. Ecco perché le mafie ancora oggi nel 2022 esistono e sono più ricche perché si sono trasformate perché sono presenti dove c’è da gestire denaro e potere, il denaro è tanto soprattutto provento dal traffico internazionale di cocaina. E con questo denaro la criminalità si sta comprando a prezzi da outlet tutto ciò che è in vendita in Europa». Nicola Gratteri lo ha affermato a margine dell’incontro Mafie d’Europa ai tempi della pandemia, nell’ambito del Festival del giornalismo di Perugia. In riferimento al Pnnr e alle minacce della criminalità organizzata, il responsabile della Dda del distretto di Catanzaro ha spiegato: «I soldi arrivano, speriamo che ne arriveranno quanti ne hanno promesso – ha aggiunto Gratteri – perché non è detto che dopo la pandemia, l’impennata dei prezzi e dopo l’invasione russa in Ucraina si possano mantenere quelle cifre. Detto questo mi auguro che la politica sia in grado di ideare progettare e costruire grandi opere infrastrutturali. Noi ad esempio al Sud abbiamo bisogno delle stesse infrastrutture che ci sono in venuto Emilia Romagna e Lombardia. Sì ci sono le mafie, ma le mafie non devono essere un alibi per non costruire. Alle mafie ci devono pensare forze dell’ordine e magistratura in prima battuta, ma ci deve pensare anche e soprattutto la politica a creare norme proporzionate e proporzionali alla realtà criminali, a creare norme tali che non sia conveniente delinquere. Ci sono state indagini che dimostrano che non ci sono regioni immuni dalla presenza di mafie. In particolare ne abbiamo fatto due di recente tra Calabria e Umbria che hanno dimostrato non solo le infiltrazioni in Umbria, ma anche come la ‘ndrangheta sia interessata alla regione e la veda come una regione fervida di opportunità per comprare e investire le enormi somme provenienti dal traffico di droga».

Queste nuove dichiarazioni sono giunte a pochi giorni da quelle, altrettanto significative, proposte da Nicola Gratteri intervenuto in collegamento remoto all’incontro “Obiettivo Calabria. Una nuova porta per l’Europa” che si è tenuto a metà marzo al Padiglione Italia dell’Expo 2020, a Dubai, all’interno del Calabria Day. «Io penso – ha affermato il Procuratore – che il porto di Gioia Tauro sia una grande opportunità non solo per la Calabria, ma per l’Italia. Però il porto di Gioia Tauro secondo me è sfruttato al 20 percento del suo potenziale. Noi non vogliamo un porto di Gioia Tauro che serva solo perché le grandi navi scarichino i container e dopo tre giorni gli stessi container, sistemati su una nave più piccola, vengano dirottai al porto di Genova. Non è questo che vogliamo per la Calabria e per l’Italia. Dietro il porto di Gioia Tauro ci sono ettari ed ettari di terreno mai utilizzato perché non c’è stata programmazione in questi decenni, e perché c’è stata una condizione di totale abbandono soprattutto da parte della politica calabrese e meridionale. Noi non possiamo pensare che i problemi del Sud li possano risolvere i parlamentari del Nord. Io come calabrese spesso parlo male della mia terra perché la amo e proprio perché la amo ne posso parlare male. Io per la mia Calabria sogno le stesse infrastrutture che ci sono in Veneto, in Lombardia, in Emilia Romagna. Di questo abbiamo bisogno, non abbiamo bisogno di altro. Non abbiamo bisogno di assistenzialismo, siamo stanchi di questo assistenzialismo, siamo stanchi di queste mance o di queste assistenze che ciclicamente i vari governi ci propinano. L’assistenzialismo porta solo al vagabondaggio e la lavoro nero, non alla produzione. Noi abbiamo bisogno dell’alta velocità Salerno – Reggio Calabria. Abbiamo bisogno della Reggio Calabria – Taranto, finalmente una strada a doppia corsia tutta intera, e non a spezzatino. Io ancora non ho visto soldi stanziati per l’intera rete». La mafia è sempre più pericolosa e insidiosa, deve essere combattuta con norme e mezzi adeguati, ma non può essere un alibi per la politica. «È vero: in Calabria c’è la ‘ndrangheta, c’è la mafia, c’è la corruzione. Purtroppo la corruzione – ha spiegato Gratteri – è un fenomeno che riguarda tutto il mondo occidentale. Soprattutto negli ultimi venti anni c’è stato un forte abbassamento della morale e dell’etica, e la corruzione ha investito appieno il mondo occidentale e in particolare l’Italia, il Sud e i territori ad alta densità mafiosa. Ma noi purtroppo non abbiamo avuto dei governi che abbiano voluto investire in sicurezza, investire contro le mafie, perché purtroppo la storia ci insegna che già dalla fine dell’Ottocento il potere, la classe dirigente ha bisogno di mafie per contrastare altri centri di potere, altri poteri concorrenti. Purtroppo devo dire che questo governo non ci sta aiutando nel contrasto alle mafie con scelte che c’entrano poco con la mafia. Si stanno facendo provvedimenti che saranno devastanti per i prossimi decenni. Il problema non è l’immediato. Il problema è che nella testa della gente entra il tarlo che tutto si aggiusta, che con il tempo c’è una sistemazione. Abbiamo bisogno di un sistema giudiziario, nel rispetto della Costituzione, che faccia diventare non conveniente delinquere».

Il mondo politico ha due enormi responsabilità: non riesce a difendere fino in fondo le ragioni e i diritti del Mezzogiorno, non ha fatto di tutto per costruire un sistema di norme molto più efficace, idoneo a debellare radicalmente le mafie, senza se e senza ma, rendendo durissima la vita a chiunque intenda delinquere immaginando, comunque, di potersela cavare. Le parole di Nicola Gratteri devono essere lette con attenzione. La ‘ndrangheta è diventata potere, fiancheggia fette di potere che la utilizzano come valore aggiunto, come fattore competitivo, come facilitatore, finanziatore, portatore di consensi elettorali. Se uno dei più grandi esperti al mondo di lotta al crimine organizzato lancia l’allarme occorrerebbe ascoltare, metabolizzare, agire di conseguenza. La ‘ndrangheta ha inquinato il tessuto economico-sociale, compra, investe, guida, orienta, suggerisce, condiziona, sostiene, corrompe, si fa Stato a sé. Nel farlo utilizza risorse finanziarie immense che, soprattutto in un periodo di crisi economica globale, fanno gola a tanti. La ‘ndrangheta è diventata anche più abile e furba, dissimula, è camaleontica, ha messo da parte visioni stragiste ed esecuzioni al tritolo. La ‘ndrangheta ha abbandonato le coppole per le cravatte, preferisce dotarsi di referenti propri nella politica corrotta, nell’economia, nel tessuto sociale, piuttosto che minacciare, eliminare fisicamente gli avversari, porsi come antagonista criminale e sanguinario. Meglio costruire una rete di complicità più o meno occulte, più o meno dirette. La ‘ndrangheta ha paura solo di Nicola Gratteri e dei magistrati altrettanto coraggiosi che la combattono, che ne svelano i segreti e le commistioni, che la condannano a pene severissime. La ‘ndrangheta non teme l’antimafia parolaia e di facciata, che magari ispira anche le prese di posizione ufficiali di qualche incappucciato deviato. La ‘ndrangheta non la sconfiggi con le chiacchiere, ma con leggi severe, con la cancellazione di ogni possibile cavillo pseudo garantista, con l’applicazione del carcero duro, con le condanne all’ergastolo, con la confisca dei beni, con l’individuazione di politici e burocrati infedeli e collusi, o degli imprenditori che “lavano” il denaro sporco, a ogni livello. Ecco perché sosteniamo le tesi di Nicola Gratteri e dei numerosi magistrati che come lui non hanno paura di dire la verità. Fatevi una domanda: la ‘ndrangheta e i colletti bianchi collusi sarebbero stati contenti di non avere Gratteri alla guida della Distrettuale Antimafia di Catanzaro? Sarebbero contenti di non vedere Nicola Gratteri alla guida della Direzione Nazionale Antimafia? Rispondetevi da soli e poi date un sonoro calcio ai finti garantisti o alla politica che fa finta di non capire!

Immagine pubblicata: Nicola Gratteri

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