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L’EDITORIALE – L’Italia ha un grande debito con Nicola Gratteri. Il Csm e quel ruolo di Procuratore nazionale antimafia

Scritto da: MASSIMO TIGANI SAVA

L’Italia ha un grande debito con Nicola Gratteri, Procuratore distrettuale di Catanzaro. Siamo di fronte a un magistrato che ha messo a rischio la propria vita, condizionando fortemente anche quella dei propri familiari, per combattere l’organizzazione mafiosa più potente, perniciosa e articolata al mondo: la ‘ndrangheta. La Calabria è terra antichissima, è terra di genio. In un recente libro che ho avuto l’onore di accogliere nella collana “Radici” di Local Genius, che dirigo da un po’ di anni, si narra del genio calabrese. Un genio che ha generato Cassiodoro, Gioacchino da Fiore, Bernardino Telesio, Tommaso Campanella, giganti assoluti dell’intelletto e del pensiero. Ma una terra così antica e impregnata di saperi ha dato vita anche a un genio malefico, negativo, sanguinario, responsabile delle peggiori piaghe di cui soffre la Calabria: la ‘ndrangheta. Peggio della mafia siciliana e della camorra campana, la ‘ndrangheta si è impossessata dei traffici illegali più lucrosi (droga, armi, rifiuti tossici…), ha accumulato risorse finanziarie colossali reinvestendole in attività imprenditoriali di ogni genere (turismo, ristorazione, edilizia, servizi, finanza…). Ma la ‘ndrangheta rispetto alla mafia corleonese che si era fatta Stato, si era fatta Feudo che sfidò lo Stato (così come nel medioevo alcuni Signori immaginavano di sostituirsi all’autorità del Re o dell’Imperatore), è stata più camaleontica, subdola, “intelligente”. La ‘ndrangheta non ha immaginato di sostituirsi allo Stato, ma lo ha infettato, utilizzando mille armi e mille rivoli: ha corrotto, ha comprato, ha finanziato, ha elargito, ha trovato alleati, ha sostenuto politici che l’hanno accreditata, ha fiancheggiato burocrati che l’hanno introdotta nei meandri di vari apparati pubblici, ha riempito di danaro professionisti che l’hanno fatta mimetizzare e che hanno riciclato risorse infinite. La ‘ndrangheta è come il Covid: colpisce e muta di continuo, infetta con le sue ripetute varianti. Annienti una versione del virus ‘ndrangheta e ne spunta subito un’altra. La ‘ndrangheta ha attivi, nelle città che contano, affiliati e partner più o meno diretti, più o meno altolocati, che sono sempre a caccia di punti deboli e scardinano ogni portone chiuso: anche fra chi meno te l’aspetti (e che conta molto) c’è chi si droga, chi sniffa e ha bisogno di coca ogni giorno, chi ama le molecole dello sballo, chi ha una sessualità deviata e ha bisogno di carne da macello, chi ha bisogno di tanti soldi per godere di lussi insostenibili, chi ha amanti costose o costosi, chi vuole fare carriera senza rispettare le regole. Ecco che la ‘ndrangheta, più raffinata ed efficace della mafia siciliana che era anche una “cultura” nel senso più antropologico del termine, può contare su propri rappresentanti che vestono con giacca e cravatta, che si fanno votare per essere eletti, che occupano spazi nell’agone politico, che condizionano la vita pubblica. Meno morti ammazzati, meno bombe, meno disegni eversivi (a meno di chiamate da vertici cui non si può dire di no!), più capacità camaleontica di penetrare ovunque. E dove arrivano loro il controllo finisce in mano loro, i condizionamenti diventano strategici.
Nicola Gratteri ha avuto il genio di capire questi fenomeni e di combatterli. Stronchiamo subito ogni ipotetica cattiveria. Di straordinari magistrati in Italia ce n’è per fortuna tanti. Così come di bravissimi avvocati, giornalisti, medici, professori… Nicola Gratteri non è solo neanche se cerchiamo le eccellenze tra Pm e Procuratori che lavorano dalla mattina alla sera per combattere tutte le forme di criminalità organizzata. Esaltare e difendere Nicola Gratteri non vuol dire mai negare le ottime caratteristiche e specificità di altri. Mai! Riconoscere i suoi pregi è invece un dovere, anche perché può accadere che chi lo denigra non sempre ha la coscienza a posto. Nicola Gratteri ha capito cos’è la ‘ndrangheta, l’ha analizzata, l’ha studiata, ne ha monitorato l’evoluzione nei decenni, l’ha decodificata, l’ha inseguita in giro per il pianeta, l’ha spiegata anche con enorme passione civile e rivolgendosi all’opinione pubblica senza mai violare le regole. E l’ha combattuta con coraggio, preparazione tecnica, affrontando pericoli e sacrifici di ogni tipo. Gratteri ha rischiato la vita, e la rischia ogni santo giorno. Per l’Italia, per tutti noi, per difendere uno Stato orgoglioso della sua Costituzione e delle sue Leggi. Ed ha ottenuto risultati importantissimi. La ‘ndrangheta teme Gratteri e i suoi collaboratori. Se potesse pagherebbe miliardi per allontanarlo, per spedirlo in Nuova Zelanda a occuparsi di altro. E purtroppo qualche ‘ndranghetista (pilotato da chi?) ha anche ipotizzato di farlo saltare in aria. Senza pietà. Ecco perché Nicola Gratteri ha un enorme credito nei confronti dell’Italia e meriterebbe senza se e senza ma che il Csm gli affidasse il ruolo di Procuratore nazionale antimafia. Non perché non esistano altri Procuratori o aggiunti, nel Paese, degnissimi di occupare questo ruolo o altri incarichi altrettanto importanti e prestigiosi. Molto preparati e integerrimi. Ma sul fronte della lotta intransigente al crimine organizzato Nicola Gratteri può dare ancora moltissimo perché sia lo Stato a vincere e a irrobustire in milioni di connazionali l’orgoglio di dirsi Italiani! Un segnale contrario potrebbe essere interpretato male, da tanti. Ma di questo ne riparleremo in una prossima riflessione.

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