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L’EDITORIALE | Lo spazio politico immenso della Lega al Sud e in Calabria: distruggere la cultura del feudo!

L'intuizione storica di Matteo Salvini di affrontare da partito nazionale la "Questione Meridionale" e il metodo padano da applicare in un contesto sociale ed economico completamente diverso. Il coraggio di sostenere una "rivoluzione"

La Lega di Matteo Salvini ha uno spazio politico enorme al Sud se riuscirà, non sembri un paradosso, ad affrontare l’irrisolta Questione Meridionale con la stessa grinta che ebbe in Padania a partire dai suoi esordi. La Lega di Pontida si confrontava con una società del Nord economicamente ricca, ma schiacciata da governi nazionali in cui una partitocrazia spesso degenerata dissipava risorse immense tra assistenzialismo deteriore, ruberie, incapacità di visione anche in riferimento alle nuove dinamiche europee. Il Nord produttivo era in competizione con la Baviera, con l’Olanda, con le aree più dinamiche della Francia, meglio governate e più capaci di dare sostegno agli asset strategici. La Padania, invece, forte delle straordinarie doti di intelligenza e sacrificio delle imprese riusciva ancora a macinare utili e ad essere competitiva, ma avvertiva che dal punto di vista sistemico si erano aperte delle criticità che prima o poi (e così è stato) avrebbero generato problemi di ogni tipo. In una competizione sempre di più globale non bastava continuare a essere bravi, instancabili, intuitivi, ma occorreva poter contare su politiche serie di sviluppo e di programmazione. L’Italia partitocratica delle spartizioni clientelari, della Roma buco nero, delle immense risorse finanziarie dilapidate nei mille inutili rivoli del parassitismo e del privilegio non rispondeva ai modelli di efficienza pretesi dal mondo produttivo. La Lega trovò quindi terreno fertile, tra le piccole e medie imprese, tra le partite Iva, ma anche tra il popolo, dagli operai ai piccoli commercianti, dagli artigiani agli impiegati, dalle massaie a tutti i colori i quali cominciavano a essere stufi di versare troppe tasse in cambio di servizi non all’altezza. Diciamoci la verità: nel Nord Italia esistono un culto del lavoro e un senso civico più profondi e strutturati rispetto al Sud, e che guardano ai modelli della Svizzera e della Germania piuttosto che al Nordafrica. Se ne sono accorti anche i milioni di meridionali emigrati nelle regioni settentrionali in cerca di lavoro, sempre di più attratti da un livello di servizi fondamentali neanche paragonabili a quelli medi del Mezzogiorno: sanità in primis, ma poi anche trasporti locali, ciclo dei rifiuti, e così via.

Il Sud intanto assisteva alla crisi del pentapartito aggravata dalla strana evoluzione di un ex Pci sempre più attento alla gestione che non alla politica pura e alla visione strategica. Ne abbiamo visti i penosi esiti proprio di recente, con pezzi di classe dirigente messi alla porta per ciò che non hanno saputo e non hanno voluto fare di buono.

Con la svolta storica di Matteo Salvini la Lega decide di diventare partito nazionale e di spostare la competizione politica dallo scontro tra Nord e Sud Italia a quello tra Italia ed Europa delle burocrazie autocratiche, delle élites con vocazione egemonica, dell’ennesimo tentativo tedesco di costruire una Grande Germania piuttosto che diventare la vera locomotiva di tutta l’Europa. Mutatis mutandis, è la terza volta in tre secoli che la Germania commette lo stesso errore strategico. Grandi differenze, è ovvio, tra Novecento e inizi del Terzo Millennio, ma una “inguaribile” radice luterana e calvinista impedisce a certa classe dirigente teutonica di ergersi a Nuova Roma, di avere una visione più ampia, di emanciparsi dall’idea perdente di proporsi come potenza autocefala tra i colossi (Stati Uniti, Russia, Cina, India…). Lo vedrete, perderà ancora una volta, sacrificando le straordinarie doti organizzative di un popolo che amiamo per mille motivi. La Lega nel Sud Italia sta sperimentando possibili modelli politici e organizzativi, incontrando anche problemi e difficoltà. Sarà importante salvare il metodo “made in Pontida” applicandolo però a un contesto economico-sociale completamente differente. Il Nord figlio della civiltà dei Comuni, come giustamente rilevò David Putnam nel suo famoso saggio intitolato “La tradizione civica nelle regioni italiane”, e il Sud, invece, del feudo e dei feudatari, in cui il potere è concepito non come partecipazione attiva di uomini liberi, ma come rapporti personali di vassallaggio in cui rissosamente e con forti e continue richieste di autonomia si riconosce la figura del sovrano.

Eccolo lo spazio politico immenso che l’intuizione di Matteo Salvini apre al Sud e in Calabria: distruggere la logica del feudo in tutte le sue moderne articolazioni e far comprendere al popolo meridionale, che per troppo tempo è stato anche plebe, che il senso civico fa bene a tutti e può evitare che l’unica risposta alla devastante crisi economico-sociale in atto diventi ancora una volta l’emigrazione. L’emigrazione forzata spopola regioni stupende e dalle enormi potenzialità, che però i feudatari in competizione fra loro non renderanno mai libere, produttive, efficienti. Né i feudatari faranno mai prevalere la cultura del lavoro, preferendo optare per quella del bisogno e dell’elargizione che troppe volte, però, è convenuta sia alla plebe desiderosa di assistenzialismo sia ai ceti dirigenti affamati di immeritate prebende e di privilegi di casta.

La Lega al Sud ha praterie sulle quali lavorare, applicando la stessa metodologia che l’ha resa il partito più forte e radicato del Nord. Una vocazione “rivoluzionaria” nell’accezione più nobile del termine. Ma “rivoluzione” sia!

Massimo Tigani Sava

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