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L’EDITORIALE Lotta alla ‘ndrangheta quasi sparita dal confronto politico. Per chi voteranno le mafie? Quali i messaggi dei partiti?

Scritto da: MASSIMO TIGANI SAVA

La lotta dura alla ‘ndrangheta, prima emergenza nazionale, sembra essere quasi del tutto sparita dal confronto politico in vista delle elezioni. Continuare a elencare le ragioni per le quali la ‘ndrangheta è il dramma sanguinante e maleodorante del Paese è diventato stucchevole nella sua drammaticità (l’affermazione non vuole ovviamente sottovalutare il pericolo di altre organizzazioni criminali quali la mafia siciliana e la camorra campana). Continuano a interessarsene, per fortuna, le Procure e le Dda d’Italia, svelando ogni giorno e con continue importantissime inchieste la capacità straordinaria di penetrazione della ‘ndrangheta nei gangli vitali e ammalati d’Italia: politica asservita e alleata, economia e imprenditoria colluse, burocrati e professionisti deviati, borghesia mafiosa. L’argomento dovrebbe essere al centro del confronto politico e invece non se ne discute o se ne parla pochissimo. Eppure la ‘ndrangheta voterà anche in questa tornata elettorale così decisiva per il Paese, e sarà determinante soprattutto nei collegi uninominali dove anche mille voti possono spostare il risultato a vantaggio di un determinato candidato. Pensiamo alla Calabria dove la diga politica anti-ndrangheta dovrebbe essere costruita al massimo livello di attenzione. Ecco quindi che, nello sconfortante silenzio (o quasi!) della politica, non resta che continuare a sostenere anche mediaticamente il lavoro delle Procure e delle Dda, nella certezza che monitoreranno quanto accade. Ai cittadini e agli elettori il compito di interpretare i segnali che giungono dalle forze politiche, diretti o subliminali. Ai cittadini e agli elettori l’onere di ragionare su eventuali palesi ambiguità, su eventuali scelte poco convincenti e poco coerenti, sugli eventuali ipocriti proclami cui poi non seguono decisioni chiaramente improntate a rifiutare i voti di ‘ndrangheta. Il 25 settembre è una data strategica per il futuro del Paese: per stabilire da che parte del mondo vogliamo stare (le democrazie liberali, per quanto imperfette, o le autocrazie sicuramente imperfette), per capire se crediamo nell’Europa o nei nazionalismi che hanno provocato nel secolo scorso due guerre mondiali, ma anche (direi soprattutto) per decidere se la ‘ndrangheta e i suoi sporchi alleati sono il pericolo da abbattere o se ci si vuole convivere perché a qualcuno, o a troppi, conviene. Ai partiti e alla politica basterebbe pronunciare parole chiare di sostegno fattivo alle proposte del Procuratore della Repubblica di Catanzaro, Nicola Gratteri, sulle falle procedurali del sistema giustizia, sulla necessità di rendere poco conveniente delinquere, e sulle caratteristiche di una ‘ndrangheta che spara di meno (sebbene lo faccia quando è indispensabile) ma compra e investe molto di più, forte di fiumi di denaro provenienti dal traffico mondiale di droga e dall’assalto alle casse pubbliche favorito dalla complicità di colletti bianchi infedeli. Un altro bel segnale potrebbe giungere dai partiti se, al momento della presentazione delle liste, i cittadini e gli elettori potessero contare sull’emarginazione preventiva di indagati e chiacchierati, per quanto agli stessi si debba sempre assicurare una giustizia funzionante e garantista. Ma essere garantisti non puoi mai significare ignorare il contesto, o chiudere un occhio e far finta di non aver capito, o non essere scrupolosi e attendere solo l’azione delle Procure: troppo comodo! La politica sana viene sempre prima del lavoro dei Tribunali, in quanto chiamata a filtrare, a puntare su soggetti al di là di ogni possibile sospetto, a inviare alla comunità i messaggi più inequivocabili e corretti!

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