L'Editoriale Politica Primo Piano

L’EDITORIALE Politico “frocio” sovranista, identitario e conservatore: certa sinistra globalista non riesce a sopportarlo!


Nino Spirlì è un politico “frocio” (mi permetto con estremo rispetto di usare questa espressione perché lo stesso Spirlì la rivendica con consapevole orgoglio), sovranista, identitario e conservatore. E leghista. Certa sinistra globalista e non più marxista, che teme Matteo Salvini ma non parla più degli effetti nefasti sulla società e sugli esseri umani di tante fameliche multinazionali, non riesce proprio a sopportarlo. Non ce la fa. Perché in una visione globalista e pseudo-progressita del mondo, il “frocio” non può essere conservatore, non può difendere la famiglia fatta da un padre e da una madre, non può essere un conservatore, nel senso di riuscire a distinguere i processi economico-sociali dagli orientamenti sessuali delle singole persone. E questa cosa brucia. Brucia tanto. Perché un “frocio” collocato nell’alveo dell’antiglobalismo militante è una contraddizione culturale che apre pericolose fratture ideologiche. Abbandonati del tutto il marxismo, la lotta di classe, la vocazione operaista, le lotte politiche destinate ad affrontare le drammatiche questioni sociali, certa sinistra globalista, che non a caso annovera tanti ricchissimi imprenditori, pasciuti intellettuali e artisti, si riconosce in ben altri valori tutti riconducibili alla materia dei cosiddetti diritti civili in salsa “dem”. Le questioni sociali ormai le affrontano solo gli antiglobalisti, i sovranisti identitari e conservatori, che in maniera errata vengono definiti di destra in quanto è più corretto considerarli come partiti e movimenti post-ideologici.

Ecco quindi il corto circuito “Spirlì” che spezza l’equazione che alla sinistra globalista piacerebbe fissare quale regola generale: se sei “frocio”, “nero”, “lesbica”, sei solo e per forza un adepto della sinistra globalista. La Santa Inquisizione della sinistra globalista non può tollerare che un “frocio” sia, rompendo il comodo schema precostituito, sovranista, identitario e conservatore. Quando i teologi cattolici processarono Galielo Galilei, il loro problema non era di natura scientifica, ma solo ideologica e politica: si rischiava di sovvertire il sistema geocentrico aristotelico tolemaico in base al quale la Terra è al centro dell’universo conosciuto e il Sole e gli altri pianeti le orbitano intorno. Ma su quel sistema aristotelico tolemaico poggiava tutta la rigida costruzione del potere e della società che consentiva di governare il mondo conosciuto. Mutatis mutandis la Santa Inquisizione della sinistra globalista ha preso di mira Nino Spirlì che con la sua stessa presenza fisica e la sua continua manifestazione di militanza “frocia” e sovranista è ai loro occhi inaccettabile, una pressante testimonianza “galileiana” che disorienta e demolisce la loro costruzione finto-progressista.

Detto questo, Nino Spirlì deve comprendere che due milioni di calabresi attendono di sapere, anche e soprattutto da lui che è vice presidente della Regione in quota Lega, a che punto siamo con la promessa svolta tanto richiamata in campagna elettorale. Svolta radicale rispetto ai disastri politici ed economico-sociali del precedente governo di centrosinistra. La maggioranza dei cittadini pensa al pane quotidiano, alle difficoltà in cui versano le imprese, alla carenza dei servizi fondamentali, al presente e al futuro dei figli senza lavoro, e non è quindi molto propensa a immergersi in ragionamenti di politica pura. Nino Spirlì questo lo sa bene e sono certo che anche lui, dopo i ballottaggi, comincerà a concentrare le sue uscite pubbliche sui temi dei risultati del governo regionale e del livello di rottura e discontinuità tra questo e il precedente governo regionale. Proprio per rispondere a una sinistra globalista che, costruendo trappole politico-mediatiche, cerca pagliuzze negli occhi degli altri mentre fa finta di non accorgersi delle travi che ha nei propri.

Massimo Tigani Sava

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