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L’EDITORIALE | Politicume calabro, la batosta del 4 marzo, le inchieste della magistratura!

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(foto d'archivio)

C’è una fetta di Calabria, popolata di politicume impresentabile, che non intende ritirarsi nella villetta al mare o in montagna. Non è stato sufficiente l’urlo popolare del 4 marzo scorso, quanto centinaia di migliaia di Calabresi hanno deciso di inviare un segnale fortissimo di protesta, di sdegno e persino di rabbia democratica. Non sembrano essere sufficienti neanche le numerose inchieste della magistratura che, al di là delle responsabilità penali dei singoli, disegnano un sistema di potere logoro, inquinato, maleodorante, intriso di interessi loschi, nemico acerrimo delle competenze e della meritocrazia, talora anche colluso con la ’ndrangheta.

Sul fronte della salvifica azione della magistratura si assiste anche al sottile tentativo di delegittimazione di magistrati con la M maiuscola, che rappresentano, invece, una delle poche speranze di salvezza di una Calabria ostaggio di lobby fameliche e trasversali, che poggiano tra l’altro su una porzione di burocrazia tanto ignorante e incolta quanto presuntuosa e ubriacata da modelli deviati di gestione della cosa pubblica. Con interventi carichi di bizantinismi, celando tra le righe messaggi paramafiosi che lasciano intendere quanto potrebbero essere ancora solidi certi assetti di potere (ma non è così!), si mira a sminuire la portata di inchieste ispirate, al contrario, da un lavoro serio, qualificato, equilibrato, documentato. E si fa finta di non capire che, per quanto, e com’è giusto che sia, le responsabilità dei singoli verranno decise solo nelle aule dei Tribunali, l’impegno istituzionale dei magistrati sta mettendo sempre di più in luce la melma con la quale è stato soffocato l’enorme potenziale di una Calabria tanto ricca quanto troppo spesso malgovernata.

Piccoli cori di parassiti professionali, di apparati perniciosi e dannosi che dilapidano risorse immense, fanno da eco più o meno esplicita o più o meno subdola, a meschini tentativi di sopravvivenza che cozzano miseramente contro la drammaticità della realtà, dei fatti, delle cose che sanno tutti, visto che i comportamenti illegali, illeciti e truffaldini sono stati accompagnati anche da arroganza, supponenza e senso di impunità. Nel frattempo, qualcuno sta calamitando alcuni degli scampati ai bombardamenti, in linea con i peggiori esempi di gattopardismo meridionale, di trasformismo, di opportunismo, di attaccamento maniacale e degenerato al potere.

Si sogna un ennesimo giro di valzer, magari tutelando quel substrato di apparati e di burocrazie compiacenti che hanno allegramente ballato per tanti anni e con i quali si spera di potersi riaccomodare alla tavola imbandita. Il popolo osserva. Il 4 marzo 2018 ha cannoneggiato. Lo farà anche alle europee, premiando la coerenza e non la furbizia. Il sostegno ai magistrati valorosi è forte, gode del consenso civile costantemente espresso dalla gente comune che pretende cambiamenti veri e autentici. La Calabria è moribonda, ammalata, devastata, sofferente. Basta!

Massimo Tigani Sava

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