domenica, 14 luglio 2024

L’EDITORIALE Quella borghesia catanzarese dai silenzi inquietanti! Su Medicina la politica sia unita, ma molto più determinata

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Mi sarei aspettato che la borghesia catanzarese reagisse in maniera forte, decisa, alta, rumorosa contro la decisione di avviare, a settanta chilometri dal capoluogo, una seconda Facoltà di Medicina. Non è accaduto. Il silenzio è assordante e per certi versi anche inquietante. Da che cosa dipende questa mancanza di consapevolezza civica e politica? Da un sonnolento benessere che non vuole essere infastidito da problemi seri? Dall’oggettivo spostamento di molti interessi familiari dalla Calabria a Roma, Milano o addirittura all’estero? Dal timore bizantino di farsi nemici potenti? Dall’aver partecipato attivamente, almeno in parte, a giochi di potere, diretti o indiretti, per cui non si è liberi di esprimere pensieri divergenti? Forse un po’ di tutto, o forse altro, in un cocktail indigeribile che si consolida come uno dei maggiori limiti del capoluogo di regione che non può contare, tranne casi pur meritori, su classi dirigenti nel complesso forti, determinate, combattive, capaci di guardare sempre al bene collettivo.
Ho sempre avuto un dubbio, tranne che per i veri e tenaci tifosi dei colori giallorossi che comunque sono tanti: come si può correre allo stadio e gridare “Forza Catanzaro”, o esternare anche eccessivi sentimenti di attaccamento alla squadra del cuore, quando poi non si riesce a trovare stimolo per reazioni necessarie e indispensabili contro tentativi oggettivi di ridimensionare il ruolo della città dei Tre Colli, di indebolirla, di colpire ai fianchi gli asset più importanti e di rilevanza strategica? C’è un bel po’ di ipocrisia, e forse di cinismo, nel professare da parte di alcuni una fervente fede giallorossa quando poi si chiudono entrambi gli occhi di fronte a questioni economico-sociali fondamentali!
Ho avuto già modo di spiegare quanto non sia in alcun modo sottovalutabile l’idea di far sorgere una seconda Facoltà di Medicina in Calabria, e di partorirla a pochi chilometri di distanza da Germaneto. È in discussione non solo un’unicità strutturale dell’offerta formativa dell’Università catanzarese, ma anche il progetto di grande potenziamento del polo sanitario d’eccellenza cui da sempre il capoluogo calabrese guarda con speranza. Altro che battaglia di campanile! Siamo di fronte a una delle questioni più rilevanti della storia di Catanzaro degli ultimi due secoli. Non si è registrata, però, la reazione fulminea e potente della borghesia catanzarese delle professioni, dell’imprenditoria, del pubblico impiego, dei ceti intellettuali e, a maggior ragione, degli stessi docenti della Magna Grecia che avrebbero dovuto muoversi in modo collettivo e unitario, così come di sindacati, associazioni di categoria, presìdi culturali. Credo che sia stato più rilevante lo stimolo giunto dalla stampa, che non quello partorito dalla cosiddetta società civile.
Chiudo con due considerazioni sulla nota congiunta firmata da Wanda Ferro, Nicola Fiorita, Valerio Donato e Antonello Talerico. Non mi ha convinto che sia stata presa in considerazione l’ipotesi di perdere la battaglia a difesa dell’esistenza di una sola Facoltà di Medicina in Calabria, quella di Catanzaro. No, non si conducono così le “guerre” politiche. No! Sarebbe servita, piuttosto, la “chiamata alle armi” (ovviamente democratica e legalitaria) di tutta la città e di tutte le sue migliori energie, costruendo anche mediaticamente un caso nazionale. Si rischia di parlare con un linguaggio “politichese” destinato a scarsi risultati, oltre che potenzialmente ambiguo. Non comprendo, poi, perché non si punti molto su un intervento decisivo del Governo nazionale e di fatto si rilanci la palla nelle mani del Presidente della Regione Calabria, Roberto Occhiuto. La Regione, ovviamente, può e deve fare tanto, ma è anche vero che Wanda Ferro è il coordinatore di Fdi, un partito importante della maggioranza che governa a Palazzo Santelli, per cui ci si attenderebbero “ultimatum” politici e non appelli generici. A proposito, qualcuno ricordi al Presidente del Consiglio Regionale, Filippo Mancuso, che si sta parlando della Facoltà di Medicina di Catanzaro e non di quella di Napoli o di Roma! Ha ragione invece Wanda Ferro quando richiama a maggiore coerenza il Pd calabrese: Nicola Irto finora non si è pronunciato in merito e non si è espresso a sostegno dello sforzo positivo che sta compiendo la vicesindaca Giusy Iemma.
La borghesia catanzarese mi ha deluso ancora una volta, dimostrando una mancanza di lungimiranza che disorienta e conferma un fenomeno di lunga durata esiziale per le sorti del capoluogo. (Massimo Tigani Sava)