L'Editoriale Notizie Politica Primo Piano

L’EDITORIALE Questa drammatica e barbara estate spiega perché Nicola Gratteri è una grande speranza!

Scritto da: MASSIMO TIGANI SAVA

Ogni tanto qualcuno mi chiede perché io mi sia schierato, senza se e senza ma, e comunque con grande umiltà e senso dell’umano limite, a sostegno dell’operato di Nicola Gratteri, Procuratore della Repubblica di Catanzaro. L’ho fatto, come molti altri intellettuali, giornalisti e scrittori, con piena e convinta consapevolezza. Una consapevolezza che nasce da un’analisi storico-politica, ragionata e meditata. La Calabria da sola non ce la fa, e non ce la può fare, a uscire da una condizione di violento e barbaro degrado in cui sta sprofondando. Le forze positive, che pur ci sono, anche nella tanto bistrattata vita politica, non riescono a sopraffare le troppe spinte negative, fra ‘ndrine sempre attive, lobby fameliche, centri di potere consolidati e trasversali che hanno la capacità, le risorse e il tempo per spostarsi ovunque sorga un nuovo giorno. Quanto sta accadendo in questa drammatica estate calabrese è la risposta più netta, chiara ed esaustiva al bisogno collettivo che avvertiamo di appellarci a Nicola Gratteri e ai magistrati che come lui lottano contro la ‘ndrangheta (quella nera e quella bianca), i poteri deviati, le massomafie, la burocrazia infedele e l’economia inquinata. Questi magistrati, anche per il ruolo istituzionale che hanno, rappresentano l’unica speranza per immaginare di operare cambiamenti profondi, autentici, veri, strutturali, senza i quali questa bellissima e amara terra avrà un solo destino: spopolamento progressivo e abbandono. Affidiamoci, schematicamente, a quattro rapide riflessioni che prendono spunto dalle cronache ferragostane. Quattro aspetti-simbolo di una Calabria che, come dicevamo, non ce la fa, arretra e si consuma:
MARE SPORCO Troppi allarmi su casi di mare sporco, puntualmente ripresi dalla stampa locale. Tra le mille cose assurde di una Calabria depressa, quella del mare sporco si erge a emblema di uno sviluppo tanto potenzialmente sano e sostenibile quanto rifiutato, calpestato, mortificato, aggredito. La litania della risorsa turismo è ormai insopportabile, alla stregua di quelle luride chiazze che galleggiano e deprimono le rosee aspettative di bagnanti e villeggianti. Stiamo sprecando anche l’effetto-Covid che, nella sua pur terrificante esperienza, ha indotto frotte di vacanzieri a privilegiare le mete nazionali e del Sud. A questo nuovo fondamentale appuntamento avremmo dovuto presentarci con 800 chilometri di costa e di mare perfetti, caraibici, limpidi, accoglienti. La domanda è semplice: a chi attribuire le responsabilità passate e attuali? Chi mandare all’ergastolo per questo scempio epocale?
RIFIUTI OVUNQUE Quella dei rifiuti disseminati tra città, borghi, strade, viuzze, boschi, colline, spiagge è uno scandalo intollerabile, è il manifesto dello stupro quotidiano che subisce la povera Calabria. Ma è possibile che non si riesca a organizzare e far funzionare un servizio fondamentale che riguarda poco meno di due milioni di abitanti, la popolazione, cioè, di una sola grande città d’Europa? Chi sono i responsabili? Ci sono interessi in gioco? Incapacità o c’è anche altro? Tra mare sporco e rifiuti gettati ovunque, tra innumerevoli maleodoranti discariche che costellano una delle più belle regioni del Mediterraneo, raccontiamo una Calabria che non esiste o che esiste solo in minima parte. Il racconto dei fatti supera quello dei nostri panegirici, delle scene bucoliche che veicoliamo con esercizio retorico, delle promozioni che disegnano più un’aspirazione che una condizione effettiva.
INCENDI E BOSCHI DEVASTATI Appartengo a quella categoria di ambientalisti autodidatti che guardano a un grande albero, a una quercia, a un pino, a un abete, a un faggio, a un olivo secolare come a un essere umano. Quegli alberi della mitica Silva Bruzia decantati per millenni ore preda di fiamme assassine, ignoranti, incivili, mafiose nell’accezione più intollerabile del termine. Se ne avessi il potere non indugerei un attimo nel condannare ai lavori forzati a vita i responsabili di questa sciagura immane. Ci vorranno molti decenni (forse) per ripristinare siti disegnati dalla mano michelangiolesca della natura, mentre continueremo a cementificare senza adeguata programmazione, lasciando a una morte lenta borghi che potrebbero restituirci la dimensione umana del vivere. Questi incendi mi hanno fatto venir voglia di andarmene (giuro!), di dichiararmi un meridionalista sconfitto dai meridionali!
POLITICA TRA MA, FORSE, SE… Per la politica calabrese sarebbe il momento delle scelte finalmente dirimenti. Vedremo, a giorni capiremo meglio. Un osservatore attento, però, non può non notare che alcune dannose dinamiche persistono, da sinistra a destra. Le bandiere servono a poco, non sono necessariamente indicative, si guardi piuttosto ai fatti. Un groviglio di interessi politici nazionali e regionali, spesso non chiari, di eletti e candidati, di troppa gente che vive di politica anziché di lavoro, o che grazie alla politica migliora la propria condizione o immagina di poter migliorare la propria condizione, frena le spinte positive che pur ci sono. Questa tornata delle elezioni regionali dovrebbe essere decisiva, uno spartiacque. Osservando con spirito critico le prossime liste, e quindi operando una puntuale disamina dei candidati e dei loro supporter palesi o un po’ nascosti, per concludere poi con la lettura di quanto emergerà dalle urne, sapremo con certezza se si sarà aperta una fase nuova o se avranno vinto sempre gli stessi nel solo apparente mutare delle casacche!
LA SPERANZA GRATTERI Ecco le ragioni, quelle più epidermiche rispetto a un ragionamento che richiederebbe un saggio critico e non un articolo, del sostegno totale a Nicola Gratteri e ai magistrati coraggiosi che come lui mantengono accesa la fiammella della speranza. Non c’entra niente il giustizialismo giacobino, da rifiutare perché stupidamente macabro, e non c’entra niente la legittima difesa dello Stato di diritto che non può diventare una scusa gattopardesca. Qui si tratta di evitare di celebrare il funerale della Calabria. Fidatevi: da quel che si vede siamo a un passo!

Condividi su Whatsapp
989 Condivisioni

Commenti

Clicca qui per commentare

 

VIDEO ONLINE – AGENZIA VISTA