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L’EDITORIALE Vicenda Politeama, vi spiego perché ha ragione il sindaco Fiorita. Certa opposizione è antiquata e miope!

La recentissima polemica sul Teatro Politeama di Catanzaro ha segnato un grande scivolone da parte di un’opposizione di centrodestra (in verità non tutta!) che è apparsa smemorata, miope e anche antiquata. Si contesta al neo sindaco del capoluogo di aver segnalato, in modo serio e trasparente, che le risorse finanziarie disponibili per il Politeama ammontano a “solo” 100mila euro. I cittadini catanzaresi hanno ancora nel naso i maleodoranti fetori emanati dall’insufficiente depuratore collocato proprio all’ingresso del popoloso quartiere marinaro la cui vocazione, a detta di tutti, dovrebbe essere quella turistica. Sarebbe facile sottolineare, a partire da questa palese insufficienza strutturale di Catanzaro, la scarsa capacità di programmazione da parte di un centrodestra che ha governato per tanti anni, accanto a evidenti ritardi di natura prettamente organizzativa. Ma la puzza pestilenziale inalata a pieni polmoni per giorni e giorni è stata solo la metafora di una città senza identità, senza ruolo, debole, poco attrattiva, protagonista di un’articolata gestione del potere che ha dimostrato tutti i propri limiti. Il voto a Nicola Fiorita, partendo proprio dalla condizione di assoluta inadeguatezza di un centrodestra locale stanco e spesso litigioso, ha significato voglia profonda di cambiamento, speranza di mutare in concreto i destini del capoluogo di regione. Né, intendo rimarcarlo subito, la netta vittoria di Giorgia Meloni alle politiche del 25 settembre scorso deve far ubriacare altri soggetti del centrodestra che sono in evidente stato di crisi e che hanno subito storici tracolli elettorali. La Lega nel 2018 ottenne il 17,37% alla Camera, e Forza Italia il 14,01, accanto a Fdi che rastrellò solo il 4,35. Nell’ultima tornata gli Italiani hanno investito solo su Giorgia Meloni che ha conquistato il 25,99% dei consensi, contro l’8,77 della Lega e l’8,11 di Forza Italia. Consiglio la lettura dell’analisi dettagliata del voto nazionale e su base regionale proposto dal Cise (Centro Italiano Studi Elettorali) della Luiss. Si parla di “crescita impressionante” per Fdi in ogni regione, con un incremento massimo del 28,58 in Veneto, si spiega la “sconfitta” della Lega precisando che “il partito di Matteo Salvini esce con le ossa rotte dal paragone con Fratelli d’Italia nel proprio Nord-Est”, si mette in evidenza il consistente calo di Forza Italia “lungo tutto il Paese”. L’appuntamento con le urne del 2022 non dichiara la vittoria del centrodestra, ma la scommessa che gli Italiani fanno su Giorgia Meloni che rispetto al governo di Mario Draghi (figura che in queste settimane ha giganteggiato negli Stati Uniti) è rimasta all’opposizione. Gli Italiani, appena pochi anni fa, avevano fatto analoghe scommesse su Matteo Renzi, sui 5Stelle, sullo stesso Matteo Salvini. Investiture ben presto risultate deludenti, sebbene vada studiata con interesse la rimonta guidata da Giuseppe Conte. Il Paese è in difficoltà e cerca soluzioni forti. L’elettorato si sposta velocemente, ma altrettanto rapidamente fa marcia indietro. I dati finora dicono questo. Ora vedremo cosa saprà fare Giorgia Meloni, che ha già capito quanto la partita sia complessa. Queste considerazioni di politica nazionale possono aiutare qualche esponente del centrodestra locale ad essere più attento nelle valutazioni, a riflettere su cosa significa in Calabria la gestione del potere, a meditare sui tanti errori di un passato che non è per nulla chiuso. Intelligenti pauca! Un’ultima considerazione voglio poi fare sul tema molto delicato del rapporto tra soldi pubblici, eventi e spettacoli. La compagnia teatrale di William Shakespeare, grande tra i grandi, sul finire del 1500 costruì in proprio a Londra il Globe Theatre, in legno, per potersi esibire, e lo fece sperando che il pubblico acquistasse tanti biglietti. Uso questa metafora per dire che in un’Italia carica di emergenze, e in una Calabria bisognosa di tutto, i soldi pubblici andranno spesi con grande parsimonia oltre che per affrontare questioni di natura strutturale. Potessi decidere io, sul fronte della cultura spenderei tanto per i parchi archeologici, per le biblioteche, per gli archivi. Non confonderei poi tra cultura e spettacolo, lasciando a quest’ultimo un prevalente rapporto di mercato con il pubblico, anche al fine di calmierare prezzi che potrebbero risultare “drogati” dai consistenti fondi pubblici investiti. Il teatro è certamente cultura, così come danza e musica, ma queste arti interessano la sfera pubblica solo se riescono a superare il momento dello spettacolo, peraltro fruito da porzioni minoritarie della popolazione, talora anche elitarie, e diventano fattori diffusi di sviluppo, di crescita, di trasformazione della società e della collettività. Su questo fronte mi aspetto, avendo sostenuto apertamente Nicola Fiorita, che si marchi un forte momento di discontinuità, investendo finalmente nella direzione giusta. Meno nomi altisonanti, ad esempio, e più giovani, più sperimentazione, più ricerca di nuove vie e idee, più intelligenze nascoste, più spazio ai circuiti non commerciali. Si dovrebbe poi riflettere molto sul concetto di “eventi” o presunti tali, anch’essi troppo spesso caratterizzati da esborsi pubblici per affrontare i sostanziosi cachet di personaggi più o meno importanti. È una questione di natura quasi filosofico-politica, e comunque di approdo a modelli sostenibili di spesa pubblica, di servizi pubblici, di stili di vita. Una città non è più civile di un’altra se investe mezzo milione di euro di tasse dei cittadini sul proprio teatro, al fine di allestire cartelloni altisonanti, ma è responsabile e seria se utilizza risorse pubbliche con il fine di arricchire, su tutti i livelli possibili, il tessuto culturale di una comunità. Né dobbiamo dimenticare che, considerato il periodo di gravissima incertezza che attraversano l’Europa, l’Italia, il Mezzogiorno e la Calabria, occorre guardare sempre di più anche a forme di mecenatismo, di interventi privati, di riequilibrio delle spese e del rapporto costi/benefici. Da Nicola Fiorita dovrebbe maturare una vera svolta anche in tal senso e spero che alcune frasi della sua replica vadano proprio in tale direzione. Chiudo con un passaggio politico che approfondirò a breve: ritengo che Nicola Fiorita e Valerio Donato debbano ricominciare a dialogare per riscrivere la storia di Catanzaro!

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