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DIA: l’emergenza Covid rappresenta una «opportunità di espansione dell’economia criminale»

E' quanto emerge dalla relazione della Direzione Investigativa Antimafia: le stesse criticità sollevate più volte dal procuratore Gratteri Scritto da:

L’emergenza Covid può rappresentare un’opportunità ghiotta per la criminalità organizzata, che si inserisce nel tessuto economico. E’ quanto emerge dal primo capitolo dalla relazione della Direzione Investigativa Antimafia, relativa secondo semestre 2019 (luglio-dicembre), inviata al Parlamento. Secondo al Dia, l’emergenza Covid può «rappresentare un’ulteriore opportunità di espansione dell’economia criminale. Le mafie, infatti, nella loro versione affaristico-imprenditoriale immettono assai rilevanti risorse finanziarie, frutto di molteplici attività illecite, nei circuiti legali, infiltrandoli in maniera sensibile. La loro più marcata propensione è quella di intellegere tempestivamente ogni variazione dell’ordine economico e di trarne il massimo beneficio. Ovviamente, sarà così anche per l’emergenza COVID-19». Si tratta di «un focolaio che finisce per meglio attecchire soprattutto nelle regioni di elezione delle mafie, dove una Questione meridionale non solo mai risolta, ma per decenni nemmeno seriamente affrontata, offre alle organizzazioni criminali da un lato la possibilità di esacerbare gli animi, dall’altro di porsi come welfare alternativo, come valido ed utile mezzo di sostentamento e punto di riferimento sociale».

La risoluzione del problema

Per la risoluzione di questo problema, la Dia auspica «l’adozione di una strategia di prevenzione antimafia adattativa. Una strategia che sia in grado di fronteggiare quella mafiosa, ancorata da sempre ad un suo vecchio adagio: incudine nel tempo dell’attesa e martello in quello dell’azione. Una strategia antimafia che tenga prioritariamente conto della necessità di non precludere o ritardare in alcun modo l’impiego delle ingenti risorse finanziarie che verranno stanziate».

I ripetuti allarmi lanciati dal procuratore Nicola Gratteri

Queste criticità sollevate dalla Dia sono state, inoltre, più volte esternate dal procuratore della Repubblica di Catanzaro Nicola Gratteri, sin dai primi giorni di aprile, in pieno lockdown: «In questo momento, le mafie stanno soffrendo come noi: c’è stata una diminuzione dei reati in Italia del 75% in questo mese, come nel resto del mondo – dichiarò il magistrato – solo in Messico c’è stato un aumento dei reati. Questo perchè le mafie vivono tra di noi, però loro cercheranno di approfittare, perchè le mafie sono presenti dove c’è il bisogno, dove ci sono disgrazie, terremoti, dove c’è emergenza».

I settori più a rischio

I settori più a rischio infiltrazione – riporta la relazione della Dia – sono quelli in cui è «diffusa mancanza di liquidità, che espone molti commercianti all’usura, con un conseguente rischio di impossessamento delle attività economiche con finalità di riciclaggio e di reimpiego dei capitali illeciti. Tra i più esposti si segnalano gli alberghi, i ristoranti e bar, i bed & breakfast, le case vacanze e attività simili, i centri benessere e le agenzie di viaggi. Anche la gestione di impianti sportivi e di palestre ha subìto, negli ultimi anni, diverse attenzioni da parte dei clan che, proprio a seguito dell’emergenza, potrebbero intercettare imprenditori in difficoltà, rilevando le società. Il tutto con l’ulteriore effetto di radicarsi in un settore, quello sportivo che, in alcuni contesti depressi, rappresenta l’unico momento di socialità, rafforzando così il proprio consenso sul territorio».

Morra: «Con le mafie non si scherza»

«La relazione semestrale della DIA fa capire, con estrema chiarezza, che con le mafie non si scherza». Lo ha dichiarato il presidente della Commissione Parlamentare Antimafia, Nicola Morra. «Mi spiace dirlo – continua – ma molti, in tutti i settori politici, hanno finora manifestato poca coscienza dell’emergenza criminale-mafiosa nel nostro paese. Abbiamo strumenti adeguati per arginare e sconfiggere i sodalizi mafiosi, ma poca coscienza della loro importanza, della loro efficacia (penso semplicemente alle interdittive ed alle misure di prevenzione patrimoniale). Ora però sta alla politica tutta affrontare di petto la questione». «Vi assicuro che – conclude Morra – anche per questi rilievi che giungono dalla DIA, noi ci saremo con proposte e suggerimenti volti a migliorare la normativa antimafia e, soprattutto, la sua applicazione. Forza».

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