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L’emergenza sanitaria-economica fa gola alla criminalità organizzata: tutto previsto un anno fa

E' quanto emerge dalla relazione semestrale (gennaio-giugno 2020) della DIA: ne abbiamo analizzato una prima parte

E’ stata pubblicata la relazione semestrale della DIA relativa al periodo gennaio-giugno 2020. Quello che emerge dal documento – ampiamente previsto nella precedente relazione del secondo semestre 2019 (LEGGI QUI) – è che, nel periodo del lockdown, “le organizzazioni mafiose, a conferma di quanto previsto, si sono mosse con una strategia tesa a consolidare il controllo del territorio, ritenuto elemento fondamentale per la loro stessa sopravvivenza e condizione imprescindibile per qualsiasi strategia criminale di accumulo di ricchezza. Controllo del territorio e disponibilità di liquidità che potrebbero rivelarsi finalizzati ad incrementare il consenso sociale anche attraverso forme di assistenzialismo a privati e imprese in difficoltà. Si prospetta di conseguenza il rischio che le attività imprenditoriali medio-piccole (ossia quel reticolo sociale e commerciale su cui si regge principalmente l’economia del sistema nazionale) vengano fagocitate nel medio tempo dalla criminalità, diventando strumento per riciclare e reimpiegare capitali illeciti”.

Su questa situazione è intervenuto più volte anche il procuratore della Repubblica di Catanzaro Nicola Gratteri. Il 7 aprile 2020, durante la trasmissione “Di martedì” su La7 dichiarò: «In questo momento, le mafie stanno soffrendo come noi. C’è stata una diminuzione dei reati in Italia del 75% in questo mese, come nel resto del mondo. Solo in Messico c’è stato un aumento dei reati. Questo perchè le mafie vivono tra di noi, però loro cercheranno di approfittare, perchè le mafie sono presenti dove c’è il bisogno, dove ci sono disgrazie, terremoti, dove c’è emergenza». (LEGGI QUI L’ARTICOLO COMPLETO).

“Diventa, pertanto, fondamentale – prosegue la Direzione Investigativa Antimafia – intercettare i segnali con i quali le organizzazioni mafiose punteranno, da un lato, a “rilevare” le imprese in difficoltà finanziaria, esercitando il suddetto welfare criminale ed avvalendosi dei capitali illecitamente conseguiti mediante i classici traffici illegali, dall’altro, a drenare le risorse che verranno stanziate per il rilancio del Paese. L’individuazione di tali indicatori potrà avvenire solo attraverso una costante azione di contrasto alle citate attività illecite. Tutto ciò si tradurrà, quindi, in un forte potenziale per l’imprenditoria sana che sarà, così, messa in grado di rilanciarsi sul mercato, nonostante i rallentamenti subiti”.

La relazione semestrale della DIA sottolinea che “la criminalità organizzata calabrese – al pari delle omologhe matrici mafiose – è da sempre abile a proporsi con azioni ‘filantropiche’ nei confronti di famiglie in difficoltà alle quali offrire sostegno economico, innescando un meccanismo di dipendenza che verrà sicuramente riscattato a tempo debito. Quanto detto vale, ad esempio, per quelle sacche di lavoratori “in nero” o sottopagati che, in prospettiva, potrebbero essere disposti a farsi coinvolgere in azioni criminali pur di garantire un sostentamento alle proprie famiglie ovvero alimentare quel bacino di consenso utile anche in occasione di competizioni elettorali”.

G.L.

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