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“Liberi di giocare” nel nome di Dodò Gabriele: per le vittime innocenti non esiste un posto sbagliato

L'iniziativa ad 11 anni da quel 25 giugno in cui Domenico fu ferito mortalmente, vittima innocente di un agguato di 'ndrangheta

I ragazzi questa volta non c’erano. Il Covid li ha costretti a stare lontani dal campo di calcetto su cui il 25 giugno di ogni anno, ormai da 11 anni, nel segno del gioco e della socialità si rinnova il ricordo di Domenico Dodò Gabriele, vittima innocente di mafia ad appena 11 anni. È su quel campetto a nord di Crotone che Dodò fu ferito a morte in un agguato di mafia, mentre giocava a calcetto col papà Giovanni. Non era certo lui l’obiettivo dei killer che quella sera spararono in mezzo alla gente che giocava, uccidendo Gabriele Marrazzo, ferendo a morte Domenico e raggiugendo coi loro colpi di fucile altre otto persone. Da allora ogni anno su quel campetto, per il torneo “Liberi di giocare” arrivano i ragazzi delle scuole calcio di tutta la Calabria, bambini che hanno la stessa età che aveva Dodò quel giorno.

Quest’anno il Covid li ha tenuti lontani, ma la cerimonia in ricordo di Domenico i suoi genitori Giovanni e Francesca, l’associazione che porta il nome del piccolo, la Lega nazionale dilettanti della Calabria e l’associazione Libera hanno voluto tenerla lo stesso. Per tenere viva la memoria, certo, ma anche per sottolineare ancora una volta che non esiste un posto sbagliato per le vittime di mafia, a maggior ragione se quel posto è un campo di calcio.

“Quello che è successo qui 11 anni fa non è una disgrazia – ha affermato il prefetto di Crotone Tiziana Tombesi – è un’oscenità. Com’è un’oscenità tutto quello che la ‘ndrangheta fa a questa terra bellissima, togliendole la libertà. Anche per questo la storia di Dodò deve insegnarci a scegliere ogni giorno da quale parte stare”

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