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L’ulivo, la pianta sacra delle popolazioni antiche, una ricchezza di Calabria

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Assieme alla vite, l’olivo ha caratterizzato l’intero percorso umano del Mediterraneo e della Calabria in particolare. Tutta la cultura greco-romana, che nell’antico Bruzio raggiunse vette assolute in termini civili e culturali, è letteralmente “impregnata” di olio d’oliva, così come le olive rappresentano un punto di riferimento primario per la dieta dei Calabresi dagli albori della loro storia ultramillenaria. La Calabria è, assieme alla Puglia, la regione che produce più Olio extravergine d’oliva in Italia (il totale delle due aree garantisce circa il 70 per cento, ogni anno, della produzione nazionale). L’ulivo è parte fondamentale del paesaggio agrario di pianura e collinare. Il patrimonio di cultivar autoctone di olive è unico nel panorama mondiale e rappresenta un vero e proprio tesoro in termini di biodiversità da tutelare e valorizzare. Non è un caso, quindi, che la Calabria possa vantare ben tre Oli d’Oliva Dop: Bruzio; Alto Crotonese; Lametia. La produzione di ottimi oli extravergine di oliva, che spesso raggiungono punte assolute di eccellenza e conquistano ambiti riconoscimenti sul piano internazionale, è diffusa dal Pollino allo Stretto di Messina, in una variabilità di cultivar, di olivaggi e di blend che è stupefacente. L’olio extravergine di oliva è, per quantità e qualità, la punta di diamante dell’economia agroalimentare calabrese che, però, ne ha scoperto le insuperabili virtù dietetiche solo da alcuni decenni. La storia della Calabria parla, infatti, di olio d’oliva usato come combustibile, cosiddetto “lampante”, e quindi prodotto con livelli altissimi di acidità, senza badar troppo alla qualità ma piuttosto alla quantità. Nelle pagine dedicate ai salumi di Calabria a Dop abbiamo già chiarito come per secoli e secoli il condimento primario dei Calabresi sia stato il grasso di maiale (lo strutto). Esiste però consolidata memoria di utilizzazione dell’olio d’oliva, soprattutto nel periodo greco-romano, come unguento per gli atleti e per la cura del corpo, così come delle olive per la tavola.

Oggigiorno la Calabria ha pienamente riscoperto le doti salutari e dietetiche dell’olio extravergine di oliva: i frantoi attivi sono numerosi e altrettante le aziende che etichettano ed esportano in ogni angolo del pianeta. Accanto alla produzione di olio extravergine, però, è cresciuto di molto l’interesse per le conserve a base di olive (olive in salamoia, olive infornate, patè di olive…) o che utilizzano questo “oro verde” come conservante (per ortaggi, in modo particolare). Molto diffusi anche gli oli extravergine aromatizzati (al peperoncino piccante, al limone, al bergamotto, al rosmarino…). Sempre più attenzione anche per le varietà di olive che si prestano alla duplice utilizzazione: per la molitura e da mensa.

Non possiamo infine non ricordare come l’evoluzione scientifica e tecnologica abbia aperto le porte all’utilizzazione della drupa dell’oliva a 360 gradi: si pensi alla cosiddetta sansa, sottoprodotto del processo di estrazione dell’olio extravergine, composta da residui della polpa, nonché dal nocciolo. Mentre un tempo per la sansa esisteva solo la possibilità di ricavare, con appositi procedimenti industriali nei sansifici, il cosiddetto olio di sansa, di recente questo stesso “scarto” di lavorazione degli oleifici si è prestato anche ad altri impieghi. Separando il “nocciolino” dal volume complessivo della sansa, si producono pellet per l’alimentazione di forni, stufe e caldaie che funzionano a biomassa. La porzione organica umida della sansa, rimasta dopo la separazione del nocciolino, può alimentare impianti a biogas per la produzione di energia elettrica. Tutte queste attività sono di fatto diventate fondamentali per tante aziende agricole che, proprio grazie alla generazione di energia elettrica, utilizzata nello stesso ciclo produttivo interno o venduta sul mercato, hanno visto migliorare i propri bilanci. Una nuova frontiera ad altissimo contenuto tecnologico si è aperta in tema di nutraceutica. Polifenoli antiossidanti importantissimi vengono ricavati, con l’uso di apposite membrane, dalle acque di vegetazione derivanti dalla gramolatura delle olive. Questo comparto è in cammino ed è molto promettente: si producono già diversi integratori alimentari. Tali acque reflue hanno rappresentato finora un “problema”, nel senso che è stato necessario smaltirle per evitare il grave inquinamento del suolo, peraltro con costi elevati nonché adempimenti burocratici gravosi per le imprese. Senza pretendere di esaurire con poche parole un argomento così complesso, si tenga presente che sono proprio i polifenoli antiossidanti presenti nelle olive e quindi nell’olio extravergine di oliva a rendere quest’ultimo un alimento preziosissimo per la salute umana. Ma rispetto alle quantità di polifenoli antiossidanti diluite nei migliori oli extravergine di oliva, quella che finisce nelle acque di vegetazione è molto più alta, in un rapporto che è circa di 1 a 20. In buona sostanza la grandissima parte dei polifenoli antiossidanti presenti nelle olive finisce nelle acque di vegetazione piuttosto che nell’olio extravergine, aprendo così, come detto, percorsi produttivi che potranno dare reddito, lavoro e benefici all’umanità. La scienza ritiene infatti che tali polifenoli abbiano, tra l’altro, proprietà antinfiammatorie, antiage e stimolanti del sistema immunitario. Infine ricordiamo come l’olio extravergine di oliva, che rispetto ad altri oli vegetali viene ottenuto solo per procedimenti meccanici e non con interventi chimico-fisici, abbia fornito un supporto sempre più interessante per l’avvio di linee di cosmetici (creme idratanti, latte corpo nutriente, tonificanti, saponi…).

(tratto da “Dop e Igp di Calabria” – Localgenius.eu)

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