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“Mandamento ionico”, una miriade di cosche per fiumi di droga e denaro

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Dopo l’analisi delle presenze criminali nelle due macro zone cosiddette “mandamento centro”, che ricomprende la città di Reggio Calabria e le zone ad essa limitrofe, e “mandamento tirrenico”, che si estende sull’omonima zona, la cosiddetta “Piana”, l’esame della provincia da parte della Direzione investigativa antimafia, così come appare nella relazione relativa al primo semestre del 2017 presentata al Parlamento, si conclude con la descrizione delle presenze criminali del cosiddetto “mandamento ionico”, che comprende appunto la fascia ionica, la cosiddetta “Montagna”.

Cominciando, in primo luogo, con la locale di Platì, dove “si conferma – si legge nel documento – l’operatività delle cosche federate Barbaro-Trimboli-Marando. Proprio alcuni esponenti delle cosche Marando e Trimboli di Platì e Spagnolo di Ciminà, sono stati destinatari del fermo di indiziato di delitto, eseguito a maggio tra la provincia di Reggio Calabria, Roma e Longone al Segrino (CO). L’attività ha permesso di individuare 7 soggetti, che hanno concorso ad un omicidio ed a 4 lupare bianche, perpetrati nel corso di una faida tra le famiglie Marando e Trimboli, sviluppatasi tra la fine degli anni ‘90 ed i primi anni 2000, per contrasti sulla gestione e la spartizione dei proventi del traffico internazionale di droga”.

E se nell’ambito, invece, della locale di San Luca “risultano egemoni la cosche Pelle-Votari-Romeo e Nirta-Strangio, la locale di Africo si caratterizza per l’operatività della cosca Morabito-Palamara-Bruzzaniti”, al centro dell’operazione ‘Buena Ventura’, conclusa con l’arresto di 19 soggetti, accusati di associazione per delinquere finalizzata al traffico internazionale di stupefacenti. L’inchiesta ha portato alla luce l’esistenza di una organizzazione transnazionale, contigua alle cosche del mandamento ionico, operanti fra Italia, Colombia, Perù, Repubblica Domenicana e Spagna, che importava ingenti quantitativi di droga dal Sud America. Dalle indagini, è emerso, come un soggetto di origine sudamericana, ritenuto legato ai cartelli dei narcos colombiani, avesse concertato con esponenti della ‘ndrangheta della fascia jonico-reggina, l’apertura di un canale di importazione di cocaina fra la Colombia e la Calabria, da far arrivare al porto di Gioia Tauro. A tale scopo, l’organizzazione si sarebbe avvalsa di società operanti nel settore della importazione, via mare, di prodotti ortofrutticoli, ovvero per via aerea, mediante corrieri da destinare a scali del centro-nord Italia.

Ancora, nella locale di Siderno è attiva la cosca Commisso, in contrapposizione a quella dei Costa-Curciarello. Per la locale di Marina di Gioiosa Ionica, gli investigatori segnalano le cosche Aquino-Coluccio-e Mazzaferro che, attraverso significative saldature criminali, sono riuscite a proiettare i propri interessi verso il centro-nord del Paese e all’estero. Anche le cosche di quest’area sono state colpite nel semestre da importanti attività, tra le quali la confisca di beni per oltre 600 mila euro a un affiliato della cosca Aquino. Con l’operazione “Mariage 2”, poi, sono stati confiscati beni per un valore di oltre 84 milioni di euro nei confronti di 11 soggetti, “alcuni dei quali – si legge nella relazione – collegati alla menzionata cosca Aquino, oltre ai sopra richiamati Morabito di Africo (RC). Tra questi, anche 4 imprenditori attivi nel settore turistico-residenziale”.

Per quanto attiene alla locale di Gioiosa Jonica, si richiama la cosca Ursino-Ursini, federata con la menzionata cosca dei Costa-Curciarello di Siderno. Nello stesso comune, è attiva anche la cosca Jerinò. Nell’area di Monasterace ed in quelle limitrofe di Stilo, Riace, Stignano, Caulonia e Camini, si continua a registrare l’operatività della cosca Ruga-Metastasio-Leuzzi, legata ai Gallace della vicina Guardavalle (CZ); nel comune di Caulonia sono presenti, invece, i Vallelonga. Il comprensorio di Locri rimane suddiviso tra le due cosche egemoni, Cataldo e Cordì. Proprio quest’ultima cosca è stata colpita dall’operazione “Euro Scuola”, che “ha avuto il pregio – spiega la Dia – di fare luce sull’esistenza di un cartello imprenditoriale e di pubblici dipendenti che, avvalendosi del metodo mafioso, frodavano la provincia di Reggio Calabria, per l’assunzione in locazione e la successiva compravendita di immobili, da destinare ad edifici scolastici, da cui il nome dell’operazione. Cinque persone sono state arrestate, ulteriori 10 indagate, mentre sono stati sequestrati beni – tra cui due istituti scolastici, entrambi con sede a Locri – per un valore di oltre 12 milioni di euro”.

E ancora, quanto alle presenze criminali del mandamento ionico, nel comune di Sant’Ilario dello Jonio è attiva la cosca Belcastro-Romeo, mentre nel comune di Careri sono attive le famiglie Cua-Riziero, Ietto e Pipicella. Con riferimento a quest’ultimo comune, la Dia di Torino ha eseguito il sequestro di beni per circa un milione di euro, riconducibili ad un affiliato della stessa cosca Ietto, operante anche in provincia di Torino e nel basso milanese. Nel comune di Bruzzano Zeffirio è attiva la cosca Talia-Rodà, nel comune di Antonimina la cosca Romano, in Ardore la cosca Varacalli, in Ciminà le cosche Nesci e Spagnolo, mentre a Cirella di Platì la cosca Fabiano.

Passando a Canolo, dove è presente la cosca Raso, nella relazione è stato posto l’accento sullo scioglimento, nel mese di maggio, del locale Consiglio comunale. “Emblematiche, anche in questo caso, le evidenze presentate a supporto dal Ministro dell’Interno circa i legami di parentela ovvero i rapporti di frequentazione tra diversi esponenti dell’Ente ed elementi della ‘ndrangheta. Ancora, viene evidenziato il fatto che ‘… la Commissione di indagine ha quindi preso in esame l’attività gestionale riconducibile all’area tecnica del comune ed, in particolare, le procedure finalizzate all’esecuzione di lavori, alla fornitura di beni ed alla prestazione di servizi in economia, in ordine alle quali sono state rilevate innumerevoli irregolarità ed anomalie di cui si sono avvantaggiate anche imprese controindicate…’, tra le quali una società destinataria di un’interdittiva antimafia. In tale ambito, quale modus operandi, nella maggioranza dei casi è stato fatto ricorso al meccanismo dell’affidamento diretto senza procedere ad indagini di mercato”.

Nello stesso mese di maggio, è stato sciolto anche il Consiglio Comunale di Bova Marina (RC). “Significative – è spiegato nel documento presentato al Parlamento -, le coincidenze criminali con quanto rilevato nel Comune di Canolo. Ci si riferisce alla circostanza che ‘molti dei sottoscrittori delle liste elettorali sono soggetti collegati alle locali consorterie mafiose per vincoli parentali o per diretta appartenenza’, nonché agli abusi d’ufficio, perpetrati all’interno dell’area tecnica del Comune. Per non parlare, poi, delle procedure di assegnazione del servizio di raccolta e smaltimento dei rifiuti solidi urbani, che hanno eluso le procedure ad evidenza pubblica, ricorrendo al sistema degli affidamenti, in via diretta, ad un ristretto numero di ditte”.

Olga Iembo

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