domenica, 19 maggio 2024

«Maria è viva»: otto anni senza l’imprenditrice uccisa dalla ‘ndrangheta

Sit-in #IoParlo a Limbadi in memoria di Maria Chindamo nell'ottavo anniversario della scomparsa

Si è tenuto ieri il sit-in #IoParlo, in occasione dell’ottavo anniversario della scomparsa di Maria Chindamo, barbaramente assassinata nel 2016, a Limbadi, in Contrada Montalto, luogo in cui è stata ritrovata la sua auto, di fronte ai terreni di Salvatore Ascone, oggi imputato di concorso in omicidio e distruzione di cadavere dell’imprenditrice. Evento, questo, voluto dai familiari di Maria e da una rete di organizzazioni (Centro comunitario Agape, Libera, Goel, Comitato Controlliamo noi le terre di Maria, Penelope Italia, Progetto Sud, Crisi come opportunità), che ha visto ampia partecipazione di autorità civili, militari ed ecclesiastiche.

Tante le associazioni e le organizzazioni del terzo settore, le scuole ed i numerosi singoli cittadini che vi hanno partecipato; presente anche la Fondazione Girolamo Tripodi, che, il 16 marzo scorso, ha conferito il “Premio per la Legalità alla Memoria di Maria Chindamo”, circostanza coincidente con l’inizio del processo davanti alla Corte d’Assise di Catanzaro dei presunti responsabili dell’efferato crimine.

Il momento particolarmente toccante, di riflessioni e di testimonianze, si è concluso con il simbolico – ma reale – gesto di estirpare la “malapianta” e mettendo a dimora un albero, il primo del nuovo impianto dell’azienda agricola, la cui gestione, oggi, è affidata alla cooperativa Goel. Si è voluta onorare la memoria di Maria, dunque, facendo quadrato attorno ai familiari ed a tutta la comunità. Si è voluto ancora ribadire che la storia di Maria Chindamo è la storia di tante cittadine e tanti cittadini che hanno scelto da che parte stare, nella piena consapevolezza che solo con l’impegno civile e la crescita di una coscienza sociale si possono fermare le logiche di morte, di arroganza e di violenza, imposte prepotentemente dalla ‘ndrangheta. Si è elevato un corale grido di dolore, sì, per le ferite ancora aperte di un’intera comunità, ma, al tempo stesso, un grido di speranza, di verità e giustizia, che preluda – come ha voluto sottolineare il fratello di Maria, Vincenzo – la rinascita di un popolo unito, costituitosi “parte civile”, e di un luogo che, sebbene rievochi la scomparsa di Maria, non è un luogo di morte, ma “di gioia e allegria, simbolo dell’impegno collettivo a ricostruire il tessuto sociale che la criminalità organizzata ha danneggiato”, ma non distrutto!

interviste:
Vincenzo Chindamo – fratello di Maria
don Giacomo Panizza – fond. Comunità Progetto Sud
Giuseppe Borello – referente Libera VV