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Matteo Salvini, la Lega, il centrodestra in evoluzione, Nino Spirlì… La svolta storica e politica di Zambrone

Scritto da: MASSIMO TIGANI SAVA

La tre giorni leghista di Zambrone, battezzata come Stati generali della Calabria, potrebbe segnare una data storica nella vita politica nazionale e meridionale. Qualche osservatore poco attento alle più profonde dinamiche politiche non è riuscito a cogliere il vero senso dei messaggi incisi nell’azzurro mare di uno dei tratti costieri più belli d’Italia. L’appuntamento di Zambrone, considerato sia il livello alto del dibattito che si è sviluppato sia la levatura politica e intellettuale di molti dei presenti, si è trasformato in un vero è proprio laboratorio di idee, progettualità e strategie per il centrodestra nazionale e meridionale sintetizzabile in quattro punti di riferimento primari.
Matteo Salvini, l’Italia, il Mezzogiorno
Matteo Salvini si è presentato in Calabria dando pienamente il senso di una politica nazionale in forte evoluzione. Salvini è giunto in riva al Mar Tirreno cogliendo con proverbiale tempismo e consueto intuito la dimensione sovraregionale della scadenza elettorale calabrese di fine estate: era sereno, rilassato, sorridente, pacato nei ragionamenti, ha fatto capire che la Lega è partito di governo impegnato a caricarsi sulle spalle il dovere, prima che il diritto, di contribuire con massima determinazione alla ricostruzione dell’Italia post-Covid. Un’Italia che è cambiata, che ha necessità assoluta di essere ripensata e riorganizzata, addirittura rifondata. La Lega che ha nel proprio dna il buongoverno delle Regioni e dei territori ha ora l’onere della responsabilità. L’appoggio a Mario Draghi – ha detto Salvini – ha per la Lega rilevanza strategica, tant’è che è scontata la chiusura naturale della legislatura a primavera 2023. A Draghi la Lega darà il massimo sostegno nell’opera difficile ma esaltante di rigenerazione del Paese, pur attenta a difendere gli interessi degli Italiani, delle imprese, del lavoro, dei diritti veri e non solo demagogicamente declamati. Matteo Salvini e la Lega si propongono, in questa sfida generazionale, come aggregatori di un’area di centrodestra che rispetta le diversità e le sensibilità di ognuno. I verbi da usare non sono fagocitare e annettere, ma aprire e condividere. La Lega partito di popolo, con Salvini leader che ha metabolizzato fino in fondo le necessità di un Paese che ha bisogno di fiducia e positività, non è una corazzata che mostra i muscoli e le cannoniere, ma un porto sicuro, un modello pragmatico da seguire e far proprio, una macchina organizzativa efficiente, ma soprattutto un contenitore di ideali, valori e proposte che sono adeguati alle sfide in atto.
Matteo Salvini, il Mezzogiorno, la Calabria
In questo contesto il Mezzogiorno ha un’opportunità epocale: cogliere l’occasione continentale dell’uscita dall’emergenza Covid per reinventare se stesso facendo leva sulle proprie immense risorse e superando l’assurda dicotomia tra ricchezze diffuse (agricoltura, paesaggi, storia, culture, identità, archeologia, tradizioni, enogastronomia…) e permanere di inaccettabili emergenze economico-sociali, disoccupazione di massa in primis. E la Calabria, in genere vista come il parente povero, l’ammalato da curare o terminale, può svolgere addirittura il ruolo di progetto pilota. Ecco perché Matteo Salvini ha messo in evidenza, senza perplessità alcuna, un concetto chiaro: le dinamiche politiche che porteranno alla scelta del nuovo candidato presidente non sono il alcun modo legate alle trattative nazionali relative alle amministrative delle grandi città. La Calabria non è merce politica di scambio, pedina residuale, problema da mettere in coda. La Calabria, invece, nel Mezzogiorno, può e deve essere un’occasione da valorizzare, addirittura l’inizio di un percorso nuovo per il centrodestra, con una Lega matura che ha certo un proprio candidato presidente da sostenere con massima convinzione (Nino Spirlì), ma che è al contempo consapevole di dover giocare una partita più alta, generosa, responsabile. La Lega sa indicare la strada ma non la impone, piuttosto la discute e la propone, cerca alleati veri e non meri compagni di viaggio per l’ennesima scalata a un potere fine a se stesso. La Lega, con la scelta di Matteo Salvini di costruire un partito nazionale, avverte il dovere storico di accompagnare la rinascita del Sud e della Calabria. Ecco perché molti convinti meridionalisti non hanno individuato contraddizioni nello sposare una Lega che si propone come modello da seguire ed enzima catalizzatore.
Matteo Salvini, Nino Spirlì, la Lega in Calabria
Gli osservatori che hanno guardato all’appuntamento di Zambrone come a una resa dei conti interna alla Lega hanno preso una cantonata. Cantonata giustificata dai tradizionali andazzi di una politica meridionale troppo spesso rissosa, inconcludente, lontana dai problemi veri della gente. Bisogna innanzitutto chiarire che il giudizio positivo sull’operato di Nino Spirlì alla guida della Regione è stato unanime, motivato e non rituale, a partire da Matteo Salvini, il leader, per passare ad Andrea Crippa, vice segretario federale, agli esponenti di governo presenti, ai dirigenti di partito che rivestono incarichi di livello meridionale o regionale. Questa asserzione, ovviamente, che fotografa la verità e la realtà, non vuole calare un velo di ipocrisia sulle complesse dinamiche interne alla Lega calabrese che possono trovare nella tappa di Zambrone un punto di svolta, di forte evoluzione ragionata, di risanamento di ferite che pur sono esistite ed esistono. Siamo di fronte a una Lega che proprio nella regione più periferica del Mezzogiorno sta tentando di trovare un equilibrio stabile, di portare a sintesi un gruppo dirigente di qualità ma che, peraltro in sintonia con piaghe ataviche, rischia sempre la deriva feudale o il prevalere di individualismi e personalismi. Su questo fronte gli Stati generali di Zambrone molto probabilmente segneranno un giro di boa, se si tradurranno in fatti gli impegni politici assunti e facendo prevalere i valori della meritocrazia e della militanza. La vita dei partiti, del resto, è come quella delle persone. Nino Spirlì, non a caso, in un suo intervento ha citato l’immenso Luigi Pirandello, indagatore sublime dell’umanità che vive, delle mille e una sfaccettature della personalità di ognuno, ma anche della straordinaria complessità del pensiero meridionale che ha radici nella Grecia antica, nel teatro greco, nella dialettica bizantina. Il calabrese figlio di culture antichissime, si sa, diventa sospettoso quando non c’è chiarezza di intenti! Ma se a Zambrone, proprio dalle parole di Matteo Salvini, i leghisti calabresi hanno compreso fino in fondo l’importanza degli anni che l’Europa, l’Italia, il Mezzogiorno e la Calabria hanno di fronte, possono decidere come giocare la partita: in attacco o in difesa, uniti o divisi, incentivando i diversi talenti o osteggiandoli, espandendosi e quindi creando opportunità per tutti o serrandosi in un fortino assediato, chiudendosi nel retaggio medioevale o guardando a nuove esaltanti frontiere capaci di promuovere le gigantesche risorse intellettive e materiali del Sud. Qualche passaggio in tal senso è stato sottolineato anche da Pasquale Pepe, senatore lucano e responsabile Mezzogiorno, che ha descritto la prima sintesi di piattaforma programmatica elaborata collettivamente, nonché dal neo commissario regionale Giacomo Saccomanno e da Roy Biasi, componente della segreteria federale. Sta ai leghisti calabresi, ora, decidere il proprio destino, dimostrando di saper superare gli atavici limiti e l’incapacità di andare oltre le zavorre alimentate da comportamenti che dividono piuttosto che unire.
Matteo Salvini, la Lega, gli alleati, il presidente della Calabria
Chiunque non abbia i paraocchi e non voglia prestarsi a letture strumentali deve riconoscere la realtà, pur impegnandosi a cogliere ogni sfumatura, e quindi senza prestarsi a letture di regime o che negano l’esistenza di rigidità da demolire, di fondate perplessità da superare. La Lega è partito di governo, si è impegnata e ha difeso l’operato di Nino Spirlì in modo sostanziale. La Lega, a partire dai suoi massimi vertici, ritiene Nino Spirlì un ottimo candidato alla Presidenza della Regione Calabria, da proporre agli alleati in maniera serena e pacata, con atteggiamenti volti al dialogo e non alle imposizioni, senza forzature in una dinamica politica che sta subendo accelerazioni potenti. La Lega è partito di governo in un centrodestra di governo, e quindi si assume anche l’onere di essere tanto forte quanto responsabile, sicura ma giudiziosa. Nei prossimi giorni, ha detto Matteo Salvini, il confronto con i partiti della coalizione sarà sincero e leale, contraddistinto da spirito positivo. Il sistema politico nazionale è in evoluzione, la Lega lo sa e se ne fa carico.

Fotografia pubblicata: Matteo Salvini ieri a Zambrone, intervistato da una rete nazionale. Alle spalle il Mar Tirreno, costa calabra

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