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Maxi operazione “Rinascita-Scott”: richiesto rinvio a giudizio per 456 indagati (VIDEO)

Il servizio andato in onda nell'edizione odierna di Info Studio, il tg di Video Calabria

La Procura antimafia di Catanzaro ha depositato la richiesta di rinvio a giudizio per 456 indagati della maxi-operazione “Rinascita-Scott”, del 19 dicembre scorso, contro le cosche del Vibonese, la più poderosa inchiesta anti-ndrangheta per il numero di persone coinvolte e per la voluminosità dei capi d’imputazione, ben 438. Il procuratore di Catanzaro, Nicola Gratteri, ed i sostituti procuratori Andrea Mancuso, Annamaria Frustaci ed Antonio Di Bernardo hanno chiesto lo stralcio della posizione solo per 23 persone. Tra coloro per i quali la Dda chiede il processo ci sono, invece, i vertici delle principali ndrine del Vibonese, a partire dai boss della cosca Mancuso di Limbadi, e poi politici, professionisti e rappresentanti infedeli delle istituzioni, tra loro spesso legati a doppio filo dall’appartenenza a cosche massoniche non ufficiali, a cui sono risultati iscritti anche i boss di maggiore calibro.

Tra gli indagati eccellenti il nome che spicca è senza dubbio quello dell’avvocato Giancarlo Pittelli, uno dei più famosi penalisti calabresi, ex deputato prima e senatore poi di Forza Italia, anche se dal 2017 era transitato in Fratelli d’Italia. Pittelli è accusato di concorso esterno in associazione mafiosa, e per i magistrati della Dda catanzarese è una delle figure centrali dell’inchiesta, avvocato e consigliere dei boss, e mediatore e organizzatore di incontri a cui prendevano parte anche personaggi politici, come l’ex consigliere regionale del Partito democratico, Pietro Giamborino, il segretario regionale del Psi ed ex assessore regionale, Luigi Incarnato, e l’ex assessore e vice presidente della giunta regionale del Pd, Nicola Adamo, e poi magistrati ed esponenti delle forze dell’ordine, come l’ex comandante del Nucleo operativo dei carabinieri di Catanzaro, Giorgio Naselli, per il quale il 18 luglio scorso la Cassazione ha disposto la rimessione in libertà.

Sarà ora il giudice per l’udienza preliminare a valutare congruità e coerenza del castello accusatorio della Procura antimafia secondo la quale esisteva un rapporto circolare tra gli esponenti politici che ottenevano e concedevano favori grazie alle loro entrature istituzionali ed ai rapporti con le ndrine, gli imprenditori che accrescevano prestigio e patrimoni e si trovavano la strada spianata grazie alla collusione con le cosche ed alle amicizie influenti, ed ovviamente la criminalità, che rafforzava la sua posizione economica e s’infiltrava sempre più in profondità nel tessuto sociale e nella pubblica amministrazione.

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