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Microalghe potenzialmente tossiche in Calabria: il report dell’Arpacal (VIDEO)

Per l'uomo, l'intossicazione avviene soprattutto per via alimentare, ovvero consumando pesci, molluschi o crostacei contaminati

Combinati come siamo, e con le fondamenta del turismo scricchiolanti ci mancavano solo le microalghe tossiche. Anzi, potenzialmente tossiche che però sono presenti lungo tutto il litorale calabrese, con fioriture che, unica consolazione, solo in pochi casi arrivano ai livelli di allerta in tutte e 20 le stazioni di campionamento. È la conclusione a cui è giunto il monitoraggio effettuato nel 2019 sulle alghe potenzialmente tossiche pubblicato oggi dall’Arpacal. Il rapporto dell’agenzia per la protezione dell’ambiente illustra il monitoraggio sul fenomeno della proliferazione di microalghe potenzialmente tossiche lungo il litorale della regione, con particolare riferimento alla specie Ostreopsis ovata, che è spesso causa di stati di sofferenza delle specie marine, anche di quelle protette come ricci e stelle di mare. L’obiettivo era quello di acquisire dati sui rischi presenti lungo le coste calabresi e sui controlli indispensabili per la tutela della salute pubblica. L’attività, coordinata dalla direzione scientifica dell’Arpacal, è andata avanti in tutt’e cinque le province tra giugno e settembre, con un campionamento quindicinale, e si è inserita nel sistema di controllo dei rischi sanitari derivanti dall’uso balneare delle acque marine, che prevede la valutazione del rischio associato alla proliferazione di microalghe potenzialmente nocive per la salute. Il fenomeno è noto da tempo: è tipico delle zone tropicali, ma ormai i cambiamenti climatici, dall’elevata temperatura dell’acqua a condizioni meteo-marine molto più stabili, al moto ondoso ridotto, hanno permesso che la fascia d’influenza si allargasse, e questo ne fa un problema per la salute umana perché alcune alghe producono le palitossine, che rappresentano una delle principali cause di avvelenamento causate da prodotti ittici. Nel Mediterraneo si assiste alla proliferazione della già citata Ostropsis ovata, che causa opalescenza dell’acqua, formazione di schiuma in superficie e di materiale di consistenza gelatinosa in sospensione. Sott’acqua, invece, si forma una pellicola bruna dall’aspetto membranoso che si spalma su scogli e fondali. Per l’uomo, l’intossicazione avviene soprattutto per via alimentare, ovvero consumando pesci, molluschi o crostacei contaminati: la sintomatologia si manifesta con vomito, diarrea, dolori agli arti, spasmi muscolari e difficoltà respiratorie. Secondo i dati e le valutazioni dei tecnici Arpacal, il litorale jonico della provincia di Catanzaro ha evidenziato una notevole diminuzione delle fioriture rispetto agli anni passati, mentre in provincia di Reggio Calabria la stazione di Palmi è risultata quella che ha una maggiore concentrazione di specie microalgali. Nella provincia di Crotone si sono riscontrate fioriture più consistenti nella stazione di Melissa. Va meglio in provincia di Vibo Valentia, nella quale si sono verificati solo casi isolati di fioritura elevata, ed in quella di Cosenza, dove non sono state registrate particolari fioriture. I dati, che saranno inviati alle autorità competenti, contribuiranno alla realizzazione del report nazionale che sarà curato dall’Istituto Superiore per la protezione e la ricerca ambientale.

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