Cronaca Notizie

Money gate, 9 milioni dai paradisi fiscali alla Svizzera

Poco meno di nove milioni di euro transitati verso i paradisi fiscali di Panama e Hong Kong, e rientrati successivamente in una banca di Lugano dentro conti cifrati. E quando non bastavano le triangolazioni, si ricorreva al classico ‘spallone’ per convogliare il danaro liquido verso la Svizzera. La Guardia di finanza di Reggio Calabria, coordinata dalla Procura della Repubblica di Palmi diretta da Ottavio Sferlazza, ha così ricostruito le attività della Gicos import-export srl, di proprietà del presidente del Catanzaro calcio Giuseppe Cosentino, e della figlia Ambra, finiti agli arresti domiciliari nell’ambito dell’inchiesta “Money gate” in cui sono coinvolte altre quindici persone, tra le quali un broker di Como, Stefano Noschese, il cui studio professionale sarebbe servito ai Cosentino per riciclare il danaro occultato alle verifiche fiscali e ricollocarlo all’estero.
Una quota dei capitali riciclati, infatti, come accertato dalle Fiamme Gialle, era stata ripulita da una società finanziaria con sede nel Wyoming, negli Usa, e da lì riversata successivamente in Svizzera, operazione costata ai Cosentino il 5% del capitale investito.
“E’ un’indagine – ha detto Sferlazza – scaturita da un lavoro minuzioso condotto dalla Guardia di finanza e coordinato dal pm Gianluca Gelso. Emerge un quadro indiziario di appropriazione indebita per somme ingenti sottratte alle attività sociali della Gicos dai Cosentino, che finivano alle dirette disponibilità della famiglia. Il denaro in ‘nero’ proveniva da passivi di bilancio inesistenti e fatturazioni di comodo, soldi che passavano in taluni casi anche dai conti privati dei dipendenti della società, i quali, dopo gli incassi, riversavano ai Cosentino le somme finite sui loro conti. Utilizzando lo ‘scudo fiscale ter’ – ha rilevato Sferlazza – i Cosentino avevano condonato circa sette milioni di euro depositati su conti a Panama, Nassau e Lugano. Pur non riscontrando le indagini alcun nesso con la criminalità il contrasto alla criminalità economica si conferma come un avamposto efficace utile anche a combattere le mafie”.
Il comandante regionale della Guardia di Finanza, gen. Gianluigi Miglioli, ha parlato di “mezzi di evasione fiscale raffinati, i cui fili sono tirati da personaggi in grado di muoversi su scenari internazionali senza difficoltà”. Per il comandante provinciale, gen. Alessandro Barbera, “l’operazione coglie anche il senso comune dell’opinione pubblica sul tema dell’evasione fiscale” (Ansa)

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