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‘Ndrangheta, 5 arresti tra Calabria e Lombardia: fatta luce su due omicidi a Cirò Marina e Legnano

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(da sx: i procuratori Francesco Greco e Nicola Gratteri)

Questa mattina, nell’ambito di un’inchiesta coordinata dalle procure di Milano (diretta dal procuratore della Repubblica Francesco Greco) e Catanzaro (diretta dal procuratore Nicola Gratteri), è stata data esecuzione a un provvedimento cautelare, emesso rispettivamente dai Gip di Milano e Catanzaro nei confronti di 5 indagati per omicidio aggravato dalle finalità mafiose. L’attività di indagine – indica una nota – segue l’operazione Stige condotta dai Carabinieri del ROS nel gennaio del 2018 – che ha disarticolato la “locale” di ‘ndrangheta di Cirò – che ha consentito di dare nuovo impulso alle indagini in ordine agli omicidi di Vincenzo Pirillo e Cataldo Aloisio, verificatisi il 5 agosto 2007 a Cirò Marina, nel Crotonese, e il 27 settembre 2008 a Legnano – nel Milanese.

L’attività’ investigativa ha consentito di accertare come i due delitti, maturati in seno al sodalizio cirotano e decisi dai vertici della locale di Cirò Marina – Silvio Farao e Cataldo Marincola – fossero tra loro strettamente collegati e finalizzati al mantenimento degli equilibri interni all’organizzazione. L’esecuzione dell’omicidio in territorio lombardo, affidata al capo della locale di Legnano-Lonate Pozzolo Vincenzo Rispoli, confermerebbe che le due locali di ‘ndrangheta siano strettamente collegate ed operino in stretta sinergia, come già accertato da sentenze definitive.

Dalle ordinanze dei Gip di Milano e Catanzaro emerge, in particolare, che l’eliminazione di Vincenzo Pirillo – per un periodo reggente della cosca – è stata stabilita da Cataldo Marincola e Giuseppe Spagnolo, ed eseguita da quest’ultimo, per punirne l’impropria gestione delle casse del clan, avendo lo stesso Pirillo anteposto i propri interessi al mantenimento delle famiglie dei detenuti. L’omicidio di Cataldo Aloisio – nipote di Pirillo – è stato deliberato da Silvio Farao e Cataldo Marincola – ed eseguito da Vincenzo Rispoli e Vincenzo Farao – per il timore di una sua vendetta, che avrebbe inevitabilmente destabilizzato gli equilibri dell’associazione mafiosa.

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