lunedì, 15 luglio 2024

‘Ndrangheta: 9 arresti e sequestro da 15 milioni in Lombardia, colpiti i clan Mancuso e Pesce

All'organizzazione vengono contestati i reati di associazione a delinquere, commissione di reati tributari e autoriciclaggio

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La Guardia di Finanza di Pavia, coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Milano, ha eseguito 6 misure interdittive, sequestri per oltre 15 milioni di euro e 9 arresti nei confronti di soggetti appartenenti alla criminalità organizzata. Uno dei principali indagati è un pregiudicato di origini calabresi ritenuto vicino alle cosche Mancuso di Limbadi e Pesce di Rosarno. Tale pregiudicato era già stato arrestato a fine 2019 insieme ad altre otto persone in una precedente operazione, diretta sempre dalla DDA di Milano, in quanto a capo di un sodalizio criminale che aveva investito i proventi derivanti dal traffico di sostanze stupefacenti in una catena di ristoranti-pizzerie nel milanese, di cui egli era socio occulto per eludere le disposizioni di legge in materia di misure di prevenzione patrimoniali. L’operazione, eseguita da circa 100 militari delle Fiamme Gialle, è avvenuta nelle province di Milano, Monza-Brianza e Crotone. Tra gli arrestati rappresentanti legali e di fatto di molte delle aziende coinvolte e due professionisti. Per 6 soggetti è stata disposta la custodia cautelare personale in carcere e per 3 quella degli arresti domiciliari. Nel medesimo provvedimento, il GIP ha disposto per ulteriori 6 persone coinvolte il divieto temporaneo di esercitare e ricoprire uffici direttivi di imprese e persone giuridiche nonché il sequestro preventivo dei proventi illeciti per complessivi 15,7 milioni di euro, frutto dell’evasione posta in essere attraverso l’emissione di fatture false per oltre 43 milioni di euro dalle società coinvolte negli accertamenti dei finanzieri. Al centro dell’organizzazione numerosi reati in materia tributaria e a capo un imprenditore operante nel milanese, coadiuvato da alcuni familiari, in stretto contatto con un professionista attinto da plurimi precedenti di polizia e già emerso in altra indagine del Nucleo PEF della Guardia di Finanza di Pavia quale promotore di una similare associazione per delinquere finalizzata alla commissione di una serie indeterminata di reati fiscali.

Durante le successive indagini delegate alla Guardia di Finanza venivano quindi individuate numerose società, riconducibili agli indagati, generalmente fornitrici di servizi/manodopera, costituite e gestite da meri prestanome privi di capacità imprenditoriali, senza una struttura organizzativa, mezzi propri e uffici, che concentravano la propria operatività in pochi anni attraverso l’emissione e l’utilizzo reciproco di fatture per operazioni in parte o del tutto inesistenti per poi essere cessate o messe in liquidazione prima che gli uffici finanziari potessero avviare eventuali controlli fiscali e/o sul lavoro. Le fatture false talvolta riguardavano anche il noleggio di macchinari e apparecchiature senza averne l’effettiva disponibilità.