sabato, 20 luglio 2024

‘Ndrangheta, da mafia rurale a multinazionale: a Duisburg la “svolta”

Il tema è stato al centro della trasmissione “Dove siamo: 20 anni di notizie per raccontare il Paese”, di SkyTg24 - curato e condotto dalla giornalista Ketty Riga

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Era il 15 agosto del 2007 quando l’Europa scoprì la più potente organizzazione criminale, proveniente dal profondo Sud Italia: la ‘ndrangheta. A Duisburg, in Germania, vennero uccisi sei ragazzi della provincia di Reggio Calabria, l’ultimo atto della guerra tra le ‘ndrina dei Nirta-Strangio contro la ‘ndrina dei Pelle-Vottari, nella “faida di San Luca”. Il tema è stato al centro della prima puntata di “Dove siamo: 20 anni di notizie per raccontare il Paese”, di SkyTg24, curato e condotto dalla giornalista Ketty Riga.

Con proiezioni in oltre 40 Paesi, oggi la ‘Ndrangheta è l’assoluta dominatrice della scena criminale in Italia e nel mondo – riporta SkyTg24. Una minaccia globale, che ha richiesto la cooperazione delle forze di polizia di 3 continenti. Una risposta che ha dato grandi successi, ma che ancora non basta per indebolire definitivamente le cosche calabresi.

‘Ndrangheta: da mafia rurale a multinazionale

«Se pensiamo di aver sgominato la ‘ndrangheta con l’operazione, probabilmente – anzi sicuramente – sbagliamo»: lo dichiarò l’allora procuratore della Repubblica di Reggio Calabria, Federico Cafiero de Raho, a margine di una conferenza stampa di un’operazione, ripreso in un passaggio della trasmissione. «La ‘ndrangheta, in Nord Europa, non solo investe, ma traffica»: lo afferma l’attuale procuratore reggino Giovanni Bombardieri. «Una mafia che spara meno e ha sempre più contatti con la pubblica amministrazione» – afferma Nicola Gratteri in un’intervista, neo procuratore della Repubblica di Napoli, ma all’epoca procuratore di Catanzaro. «La ‘ndrangheta è stata la più veloce a cogliere le opportunità offerte da una dimensione globale. E oggi non si può pensare di scovare un boss calabrese tra le aspre montagne dell’Aspromonte, bisogna invece stanarlo su una sofisticata piattaforma criptata»: è racchiusa in questa frase del prefetto Vittorio Rizzi, Vice Capo della Polizia, la metamorfosi di quella che è ormai considerata l’assoluta dominatrice della scena criminale, in Italia e nel mondo – riporta SkyTg24.

Un’organizzazione presente in 40 Paesi

La ‘ndrangheta, scrive Ketty Riga, “è riuscita a conquistare il mercato internazionale della cocaina, diventando oggi la più potente holding criminale del mondo. L’ultima relazione della DIA su questo punto è chiarissima: le ‘ndrine calabresi, in particolar modo nel narcotraffico, occupano un ruolo di livello universale. Sono infatti affidabili sul piano criminale, solvibili su quello finanziario e capaci di gestire una complessa catena logistica per il trasporto transoceanico, dai Paesi sudamericani verso l’Europa dei carichi di droga. La ‘ndrangheta è presente oggi in 40 Paesi del mondo, praticamente in tutti i continenti, dice ancora Vittorio Rizzi. E i boss calabresi quando arrivano nei Paesi esteri, adottano sempre lo stesso metodo silente ed efficiente di penetrazione: non sparano e non uccidono, portano invece sul territorio ricchezza e grossi investimenti”.

Lotta alla ‘ndrangheta: a che punto siamo?

“Nel 2019 – afferma Vittorio Rizzi a SkyTg24 – su proposta italiana è nato il progetto ICAN – Interpol Cooperation Against ‘Ndrangheta: le forze di polizia di 18 Paesi di tutto il mondo riunite per definire insieme la strategia di contrasto alla ‘ndrangheta, per scambiarsi informazioni, stanare i latitanti. Più di 80 i boss arrestati in mezzo mondo fino ad oggi. Compreso il super boss Rocco Morabito, catturato in Uruguay e inserito a lungo al secondo posto della lista dei ricercati più pericolosi: prima di lui c’era solo Matteo Messina Denaro. Eppure, nonostante gli affari e la penetrazione ovunque nel mondo, le ‘ndrine mantengono il cuore e la mente in Calabria, in paesini come San Luca, un cumulo di case dove manca quasi tutto. Dalla Regione più povera d’Italia, continuano dunque a crescere i boss più ricchi e temuti al mondo. La sfida futura per sconfiggere la ‘ndrangheta dovrà muoversi quindi su un doppio binario. Occorre aggredire i patrimoni delle cosche – conclude Vittorio Rizzi – soprattutto all’estero, dove si fa ancora troppo poco: per esempio nel 2022 in Italia alle ‘ndrine sono stati sequestrati 5mld di euro, in Europa soltanto 100 mln. Certo l’azione di contrasto ai patrimoni dei boss è fondamentale ma non basta, aggiunge Federico Varese – docente di Criminologia all’Università di Oxford. Insieme agli arresti e alle confische serve un’azione incisiva dello Stato che punti a riconquistare la fiducia dei calabresi, vittime della prepotenza ‘ndranghetista.”.

(fonte: SkyTg24)