venerdì, 21 giugno 2024

‘Ndrangheta ed appalti pubblici: sequestrati beni per 6,5 milioni

Attività svolta dalla Guardia di Finanza - con il coordinamento della DDA reggina - nei confronti di un imprenditore già rinviato a giudizio

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I Finanzieri di Reggio Calabria e dello S.C.I.C.O. – con il coordinamento della DDA – hanno eseguito – in Calabria e Lombardia – un sequestro di beni per un valore complessivamente stimato in 6,5 milioni di euro. L’attività, riferisce una nota delle fiamme gialle, costituisce l’epilogo di complesse investigazioni a carattere economico-patrimoniale nei confronti di un reggino indiziato di aver assunto il ruolo di imprenditore di riferimento di storiche articolazioni territoriali di ‘ndrangheta, avendo assicurato alle stesse la possibilità di ricevere i proventi di appalti pubblici.

La figura dell’imprenditore era emersa nell’ambito dell’operazione “Inter Nos” – condotta dal Nucleo di Polizia Economico Finanziaria di Reggio Calabria e dallo S.C.I.C.O. a contrasto dell’infiltrazione della ‘ndrangheta negli appalti pubblici – conclusa con l’esecuzione di provvedimenti cautelari personali nei confronti di 18 soggetti e sequestri per oltre 12 milioni di euro, Nell’ambito di questa inchiesta, l’uomo è stato rinviato a giudizio per associazione di stampo mafioso ed associazione per delinquere finalizzata alla commissione di una serie indeterminata di delitti di corruzione, turbata libertà degli incanti e, più in generale, di delitti contro la pubblica amministrazione.

Dalle indagini sarebbe emerso un rodato e ben strutturato sistema corruttivo che avrebbe consentito all’impresa riconducibile all’indagato di svolgere indisturbata il servizio di pulizie, con il supporto della ‘ndrangheta. In particolare, il soggetto, unitamente ad altri imprenditori, avrebbe realizzato un pluriennale sistema criminoso ben organizzato e, mediante condotte corruttive con funzionari della pubblica amministrazione – anche questi ultimi coinvolti nel procedimento penale “Inter Nos” – e turbative d’asta, sarebbe riuscito ad accaparrarsi, per oltre un ventennio, l’appalto pubblico dei servizi di pulizie e sanificazione presso le strutture sanitarie rientranti nella competenza dell’A.S.P. di Reggio Calabria. A tal fine, sarebbe stata costituita una cassa comune nella quale ciascun imprenditore avrebbe versato, in ragione della propria forza economica, il proprio contributo destinato a corrompere i pubblici funzionari e pagare le famiglie di ‘ndrangheta.

Alla luce di quanto emerso, la Direzione Distrettuale Antimafia di Reggio Calabria ha delegato il G.I.C.O. del Nucleo di Polizia Economica Finanziaria reggino a svolgere una apposita indagine a carattere economico/patrimoniale finalizzata all’applicazione, nei confronti dell’imprenditore, di una misura di prevenzione personale e patrimoniale. L’attività in rassegna avrebbe consentito di rilevare il patrimonio direttamente e indirettamente nella disponibilità dell’uomo, il cui valore sarebbe risultato sproporzionato rispetto alla capacità reddituale manifestata.

Il sequestro del patrimonio riconducibile all’imprenditore riguarda nello specifico: 2 imprese attive prevalentemente nei settori della pulizia generale di edifici e della compravendita, amministrazione, valorizzazione e locazione di beni immobili; quote di partecipazione in una società di capitali; 4 immobili; un’auto; rapporti bancari, finanziari, assicurativi e relative disponibilità, per un valore complessivamente stimato in circa 6,5 milioni di euro.