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«’Ndrangheta fenomeno planetario»: i dettagli della relazione semestrale della Dia (VIDEO)

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Un paio di giorni fa, nella relazione semestrale trasmessa al Parlamento, la Direzione investigativa antimafia aveva accennato alle ricadute politiche che la potenza criminale che lo strapotere economico della ndrangheta avrebbero avuto sulle imminenti elezioni regionali in Calabria. L’infiltrazione nel settore imprenditoriale, unita ad un radicato livello di penetrazione del mondo politico, era detto nella relazione, consentono alle ndrine di riciclare i proventi accumulati illecitamente, specie col traffico di droga, e di scalare le imprese sane, acquisendo sempre più forza e prestigio. E nel presentare i dati anche in Calabria, il nuovo direttore della sezione di Catanzaro della Dia, il siciliano Giuseppe Emiddio, ribadisce la dimensione assolutamente planetaria del fenomeno, che si è sparso a macchia d’olio grazie alla velocità di adattamento ai fenomeni globali, all’accentuata capacità di comprensione delle dinamiche economiche, ai collaudati legami a livello istituzionale, ai collegamenti internazionali rinsaldati dalla presenza di ndrine non solo in tutte le regioni italiane ed in quasi tutti i Paesi europei, ma ormai in tutti i continenti, dal Nordamerica all’Australia.

Ma ormai si è oltre: nella relazione si accenna a nuovi reati, che consentono guadagni ancora più elevati, alla specializzazione nel creare le cosiddette lavanderie, grazie alle quali vengono giustificati i soldi sporchi ed investimenti altrimenti inspiegabili. Nel territorio di competenza della Dia di Catanzaro, che assomma quattro delle cinque province calabresi, Reggio Calabria esclusa, Emiddio sottolinea il ruolo assolutamente rilevante delle donne, a dimostrazione che anche sulla questione della parità di genere le ndrine hanno avuto la vista più lunga ed hanno anticipato i tempi. Donne che sostituiscono i loro uomini in carcere, ma che poi mostrano polso fermo ed intraprendenza. Ma la preoccupazione principale, specie in questo periodo, è legata alla capacità delle cosche calabresi di condizionare le attività della pubblica amministrazione, di occupare ogni spazio libero, di fiondarsi voracemente su ogni affare, grande e piccolo. Il che, sottolinea il direttore della Dia, deve imporre di tenere alta la guardia e di recepire immediatamente ogni segnale per frenare ogni altro tentativo di espansione.

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