sabato, 25 maggio 2024

‘Ndrangheta, inchiesta “Camaleonte”: assolti in appello i fratelli De Angelis

I fratelli Tommaso, Rocco e Vincenzo De Angelis erano accusati di associazione mafiosa e intestazione fittizia

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Sono cadute le accuse nei confronti di Tommaso De Angelis, l’imprenditore imputato, insieme ai fratelli Rocco e Vincenzo, nel processo “Camaleonte”, per i reati di associazione mafiosa e intestazione fittizia. L’inchiesta era nata da un’indagine della Dda di Reggio Calabria sull’infiltrazione mafiosa nell’assegnazione di alcuni lavori appaltati dall’Anas a Gallico e nella realizzazione della stazione ferroviaria a Pentimele. La Corte d’Appello, presieduta dal giudice Giancarlo Bianchi, ha ribaltato la sentenza emessa dal gup il 22 gennaio 2021, che aveva condannato Tommaso De Angelis a 10 anni e cinque mesi di carcere, accogliendo le ragioni del collegio difensivo composto dagli avvocati Francesco Albanese, Natale Polimeni e Aldo Pardo. Rocco e Vincenzo, invece, sono stati assolti, mentre erano stati condannati in primo grado a 2 anni e sei mesi di reclusione. Accusato di essere espressione della cosca Alvaro di Sinopoli e ancora sottoposto agli arresti domiciliari, “Masi” De Angelis è tornato in libertà. La Corte d’Appello ha disposto anche la restituzione agli imputati della società “Decos Srl” che era stata confiscata nell’ambito della stessa inchiesta “Camaleonte”. Si tratta della società a cui, stando all’impianto accusatorio, la “Morfù srl” aveva affidato il nolo a freddo di mezzi e macchinari necessari per i lavori di realizzazione della stazione di Pentimele. Un appalto, di oltre 2 milioni di euro, che Rfi aveva assegnato a un’associazione temporanea di imprese guidata dalla Morfù Srl.