Cosenza Cronaca Notizie Primo Piano

‘Ndrangheta nel Cosentino, tra clan storici e nuove compagini, caporalato e narcotrafficanti messicani

Scritto da:

Vecchie e nuove attività illecite, clan storici e nuove compagini che si affacciano nel panorama criminale cosentino, ma anche riscontri investigativi che potrebbero deporre per sorprendenti e assai ambiziose velleità della ‘ndrangheta locale, con documentate proiezioni su Roma della cosca Rango-Zingari, e con la cattura, a Paola, del superlatitante messicano condannato per aver riciclato il denaro dei narcotrafficanti del “Cartello del Golfo” e dei “Los Zetas”.

La presenza criminale nella provincia di Cosenza, fotografata nella relazione al Parlamento della Direzione investigativa antimafia per il primo semestre del 2017, mostra il volto di una ‘ndrangheta duramente colpita dall’azione di Forze dell’ordine e magistratura, ma ancora “viva e vegeta”, e dedita alle peggiori attività criminali, dal momento che le indagini hanno confermato tanto il “consistente traffico di sostanze stupefacenti sull’asse Rosarno, Cosenza e Catania”, quanto quell’oramai ben nota capacità di condizionare l’assegnazione delle commesse pubbliche “che rimane una costante nella strategia delle cosche, tanto in Calabria quanto fuori regione” si legge nella relazione in cui viene a conferma di ciò segnalata l’attività investigativa che ha consentito di scoprire l’operato illecito di “un’impresa cosentina che, grazie alle relazioni con il clan Muto, si era aggiudicata, per un triennio, i più importanti appalti della Provincia di Cosenza”.

Inoltre, come altro fenomeno che caratterizza la provincia di Cosenza è segnalato quello del caporalato, emerso con prepotenza dalle indagini che si sono concluse con provvedimenti cautelari nei confronti di 14 soggetti (di cui 3 responsabili di un centro di accoglienza straordinaria e 11 imprenditori agricoli dell’altopiano silano), accusati a vario titolo di aver impiegato illegalmente una trentina di rifugiati senegalesi, nigeriani e somali, che venivano prelevati dal centro di accoglienza di Camigliatello Silano (CS) e sfruttati nei campi dell’altopiano della Sila cosentina.

Quanto alla mappatura criminale sul territorio, la Dia ricostruisce che a Cosenza e nei comuni limitrofi si conferma l’operatività della compagine dei Rango-Zingari, costituitasi a seguito della fusione tra i superstiti della cosca Bruni ed il clan degli Zingari. Il sodalizio risulta strettamente connesso ad altre due compagini mafiose cosentine: i Lanzino-Patitucci e i Perna-Cicero. Gli investigatori avvertono inoltre che nell’area del capoluogo risultano in aumento i reati predatori, ragionando che il fenomeno, seppur potenzialmente riconducibile a fatti di criminalità comune, non è da escludersi possa derivare da una volontà di potenziamento delle cosche che insistono sul territorio, e rilevando comunque come si sia registrata una altrettanto efficace azione di contrasto.

Spaziando sul territorio, nella zona di Scalea è operativo il clan Valente-Stummo, propaggine della nota cosca Muto, egemone nell’alta fascia tirrenica cosentina e con importanti propaggini in Basilicata e in Campania.

Tuttavia è il territorio di Paola a guadagnarsi il “posto d’onore” nel report della Dia, che vi registra l’influenza delle cosche Martello- Scofano-Ditto e Serpa, tra loro contrapposte, e del solito binomio Rango-Zingari, di cui nel semestre in esame sono state, tra l’altro, colte delle proiezioni nella Capitale, documentate dall’operazione “Luna Nera” della Guardia di Finanza. Infatti, l’inchiesta che ha interessato il Lazio, e che nel mese di maggio si è conclusa con l’esecuzione di diversi provvedimenti cautelari e di un sequestro di beni per oltre 16 milioni di euro, ha colpito un affermato imprenditore romano, “risultato – ricordano gli investigatori – il trait d’union degli interessi nei settori delle estorsioni, dell’usura e del riciclaggio, tra la criminalità romana (e specificatamente dei Casamonica e della famiglia Cordaro di Tor Bella Monaca), il gruppo di camorra dei Senese e la cosca Rango-Zingari di Cosenza”. Le indagini “hanno disvelato – è raccontato nella relazione – come un affermato imprenditore romano, titolare di una società situata sulla via Tiburtina, nella cui sede venivano pianificate le attività del sodalizio (estorsioni, usura, riciclaggio, esercizio abusivo del credito), fosse risultato contiguo, oltre che ad ambienti di stampo camorristico e della criminalità romana , anche alla cosca di Cosenza. L’imprenditore si sarebbe, peraltro, avvalso della cosca di ’ndrangheta per reclutare agenti di riscossione crediti, maggiormente convincenti nel caso di ritardi nei pagamenti”.

Il comune di Paola viene ulteriormente menzionato, poi, per la circostanza di rilevante valore investigativo relativa all’arresto eseguito dalla Polizia di Stato nel mese di aprile di un superlatitante messicano che si era lì rifugiato sotto falso nome. Era ricercato dal 2012 dalle Autorità messicane e da quelle degli Stati Uniti, ove è stato condannato, due volte, alla pena dell’ergastolo, per aver riciclato il denaro dei narcotrafficanti messicani del “Cartello del Golfo” e dei “Los Zetas”. “Non si esclude – è scritto significativamente nella relazione – che, a causa dei forti ridimensionamenti dei clan storici, sullo scenario locale possano affacciarsi nuove compagini”.

Tornando alla distribuzione delle coche sul territorio, la Dia rileva come nell’area di Amantea insistono le consorterie Besaldo, Gentile ed Africano; sul versante jonico cosentino e fino a Scanzano Jonico (MT), infine, si conferma l’operatività dei gruppi Abbruzzese di Cassano allo Ionio ed Acrì-Morfò, dediti prevalentemente al traffico di sostanze stupefacenti.

Olga Iembo

Condividi su
2 Condivisioni

Commenti

Clicca qui per commentare

 

DIRETTA VIDEOCALABRIA

VIDEO ONLINE – AGENZIA VISTA