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‘Ndrangheta nella Capitale: eseguiti 26 arresti tra il Lazio, Cosenza ed Agrigento (VIDEO)

Maxi operazione della DIA: la locale smantellata avrebbe avuto il controllo su varie attività economiche

La Direzione Investigativa Antimafia – con il supporto di personale delle Questure e dei Comandi Provinciali dei Carabinieri e della Guardia di Finanza di Roma, Cosenza ed Agrigento – ha eseguito un’ordinanza di custodia cautelare nei confronti di 26 persone (24 in carcere e 2 agli arresti domiciliari) gravemente indiziate, a vario titolo, di associazione mafiosa (art. 416 bis c.p.), sequestro di persona (artt. 110, 605, 416 bis. 1 c.p.), fittizia intestazione di beni (artt. 110, 512bis, 416bis 1 c.p.) e altro.

Più in particolare – riferisce una nota – l’attività di indagine è connessa all’attività che aveva determinato l’esecuzione, il 10 maggio scorso, di 43 misure cautelari in ordine all’esistenza di un’associazione di tipo ‘ndranghetista – operante in Calabria, Lazio, Lombardia, Emilia, Piemonte, Liguria, Valle d’Aosta, nonchè  in Svizzera, Germania, Canada, Australia; la stessa cosca era costituita da molte decine di locali – e di una articolazione operante sul territorio dei comune di Roma, denominata locale di Roma, “distaccamento” o “propaggine” dal locale di Cosoleto (RC), ma composto anche da soggetti appartenenti a famiglie di ‘ndrangheta originarie di Sinopoli (RC) e di altri comuni calabresi oltre che da alcuni soggetti romani – avvalendosi della forza di intimidazione che scaturisce dal vincolo associativo e delle conseguenti condizioni di assoggettamento e di omertà che si creavano nel citato territorio – che aveva come scopo quello:
• di acquisire la gestione e/o il controllo di attività economiche nei più svariati settori (ad es. ittico, della panificazione, della pasticceria, del ritiro delle pelli e degli olii esausti), facendo poi sistematicamente ricorso ad intestazioni fittizie al fine di schermare la reale titolarità delle attività;
• di commettere delitti contro il patrimonio, contro la vita e l’incolumità individuale e in materia di armi;
• di affermare il controllo egemonico delle attività economiche sul territorio (in particolare nel settore della ristorazione, dei bar e della panificazione), realizzato anche attraverso accordi con organizzazioni criminose omologhe;
e, comunque, infine, di procurarsi ingiuste utilità.

Gravemente indiziati di essere i capi della criminale erano risultati Antonio Carzo e Vincenzo Alvaro, entrambi appartenenti a storiche famiglie di ‘ndrangheta originarie di Cosoleto (RC).

L’attuale provvedimento cautelare – riferisce sempre la Dia – riassume e completa nel dettaglio quanto già emerso in occasione dei sequestri, operati in parallelo al precedente provvedimento, delle 25 società per un valore totale di circa 100 milioni di euro. Le indagini hanno consentito di ricostruire la applicazione sistematica di uno schema collaudato, di un modello finanziario “ciclico”, tipizzato nel seguente schema: abbandono della società ritenuta compromessa; utilizzo di una società nuova; acquisizione della ditta e dei contratti di locazione con la distrazione di beni, stigliature, insegne e avviamento dell’azienda appartenente alla società da abbandonare; individuazione dei nuovi intestatari fittizi attraverso i quali continuare a possedere le attività commerciali e mantenere il controllo delle stesse.

L’attività di indagine compiuta nell’ambito del presente procedimento ha consentito infatti di ricostruire, in termini di gravità indiziaria, come i vertici e i componenti della locale di Roma, acquisiti gli esercizi aziendali, ne acquisissero di frequente anche gli immobili, versando, all’atto dell’acquisto, un anticipo spesso insignificante diluendolo, poi, in centinaia di rate, garantite da cambiali che, secondo le intercettazioni, erano in realtà pagate in contanti; ovvero ricorressero ad operazioni di ricarica di carte postepay, fittiziamente intestate a terzi, effettuate presso i terminali delle tabaccherie sotto il loro controllo, utilizzando lo scoperto garantito da SISAL che successivamente veniva reintegrato con versamenti contanti.

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