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‘Ndrangheta sul Tirreno Lametino e inchiesta Alibante: ecco chi sono i sette per i quali il Gip ha disposto il carcere

Altri dieci soggetti sono invece finiti agli arresti domiciliari. Carmelò Bagalà, ottantenne, è ritenuto il capo dell'omonima cosca Scritto da: REDAZIONE

Nell’ambito di un’ampia azione di contrasto contro il potere della ‘ndrangheta in Calabria e contro vari fenomeni illegali che inquinano l’economia e la normale dialettica politico-amministrativa, l’attenzione della Dda di Catanzaro si è concentrata, in una nuova importante inchiesta, su un ampio tratto costiero del Tirreno Lametino, compreso tra i comuni di Falerna e di Nocera Terinese. Nè è conseguita, tra l’altro, la custodia cautelare in carcere per sette soggetti. I contenuti dell’inchiesta coordinata dalla Dda di Catanzaro, che fa capo al Procuratore della Repubblica, Nicola Gratteri, battezzata “Alibante”, sono stati spiegati durante una conferenza stampa che si è tenuta lunedì scorso presso il Comando provinciale di Carabinieri di Catanzaro. Oggetto delle indagini condotte dall’Arma, la cosca Bagalà, e tutti i suoi rapporti nel mondo dell’economia, della politica e finanche a livello istituzionale comunale. Al tavolo della conferenza stampa, oltre al Procuratore Gratteri, anche il Procuratore aggiunto Vincenzo Capomolla, e per i Carabinieri il comandante provinciale di Catanzaro, Antonio Montanaro, e il comandante del Gruppo di Lamezia Terme, Sergio Molinari.

A seguito delle richieste presentate la Dda di Catanzaro, concernenti l’applicazione di ben 43 misure cautelari, relative nel complesso a vari pesanti reati (associazione di tipo mafioso, concorso esterno in associazione di tipo mafioso, scambio elettorale politico-mafioso, corruzione, estorsione, intestazione fittizia di beni, rivelazione di segreti d’ufficio, turbativa d’asta…), il Gip presso il Tribunale di Catanzaro, Matteo Ferrante, ha ordinato la custodia cautelare in carcere per Carmelo Bagalà, Alfredo Carnevale, Alessandro Gallo, Mario Gallo, Vittorio Macchione, Vittorio Palermo, Eros Pascuzzo; gli arresti domiciliari per Maria Rita Bagalà, Francesco Cardamone, Giovanni Costanzo, Vincenzo Dattilo, Francesco Antonio De Biase, Luigi Ferlaino, Raffaele Gallo, Giovanni Eugenio Macchione, Antonio Rosario Mastroianni, Antonio Pietro Stranges; la misura interdittiva del divieto di contrattare con la pubblica amministrazione per la durata di anni 1, per Antonio Cario; la misura interdittiva del divieto di rivestire uffici direttivi delle persone giuridiche ed ogni altra attività ad essi inerenti per la durata di anni 1, per Antonio Gedeone. Un’altra ventina gli indagati, fra i quali il giornalista Pasquale Motta, ex sindaco di Nocera Terinese.

Cerchiamo di capire, più in dettaglio, chi siano i sette soggetti per i quali il Gip, su richiesta della Dda, ha disposto la custodia cautelare in carcere:

Carmelo Bagalà, nato a Gioia Tauro (Rc) nel 1941. Il Gip ha ritenuto che sia “il protagonista assoluto della vicenda”, nonché dotato di “una caratura criminale elevatissima, in alcun modo paragonabile rispetto a quella degli altri indagati”, e quindi con un “ruolo apicale” nell’associazione a delinquere di stampo mafioso, con riferimento anche ai reati, contestati dall’accusa, di “scambio elettorale politico-mafioso”, “trasferimento fraudolento di valori aggravato dall’agevolazione mafiosa”, “estorsione pluriaggravata dal metodo mafioso”, “turbata libertà degli incanti”. A giudizio del Gip “L’indagato presenta una caratura criminale degna di nota in ragione della sua intraneità alla ‘ndrangheta, dei suoi collegamenti con ambienti altamente criminogeni di matrice mafiosa e dei metodi dallo stesso utilizzati; elementi, questi, che denotano un’esistenza dedita al crimine”.

Carnevale Alfredo, nato a Nocera Terinese (Cz) nel 1984. Il Gip ha ritenuto che sia “gravemenre indiziato del delitto di partecipazione ad associazione per delinquere di stampo mafioso, circostanza che ne acclara l’inserimento in circuiti criminali decisamente allarmanti”. Recependo le richieste dell’accusa, il Gip mette in evidenza che “il Carnevale è risultato essere un fedelissimo del Bagalà, a sua incondizionata disposizione, il che lascia presagire la sussistenza di un intenso pericolo di reiterazione del reato, desunto dagli stretti e sinallagmatici legami dell’indagato con il contesto criminale organizzato”. Secondo l’accusa, Alfredo Carnevale “intratteneva un saldo e duraturo legame con Carmelo Bagalà nei confronti del quale palesava un vero e proprio rispetto reverenziale”. Inoltre, sempre secondo l’accusa, la posizione del Carnevale “era quella di soggetto a totale disposizione del predetto, tanto che con la sua azienda, di fatto, aveva garantito una fornitura di calcestruzzo (per un importo pari a circa 70.000 euro) per la realizzazione dell’hotel dei Fiori senza pretendere alcun corrispettivo”.

Gallo Mario, nato a Falerna (Cz) nel 1964. Per il Gip l’indagato “è gravemente indiziato del delitto di partecipazione ad associazione per delinquere di stampo mafioso”, circostanza, sempre a giudizio del Gip, “che ne acclara l’inserimento in circuiti criminali decisamente allarmanti”. In riferimento a quanto dimostrato dall’accusa, il Gip conferma che “attualmente, il Gallo rappresenta il più stretto collaboratore di Carmelo Bagalà, del quale è divenuto il portavoce ed il mediatore, offrendogli un’indispensabile base logistica e costante supporto operativo”. Seondo l’accusa l’indagato, titolare di un distributore di benzina lungo la statale 18, “ha messo a disposizione del Bagalà tale distributore che, nel tempo, è divenuto il ritrovo principale del gruppo delinquenziale, nonché punto di riferimento per incontri con altri esponenti della criminalità, tant’è che, sistematicamente, chiunque cercasse di parlare con lui si recava direttamente presso il citato distributore (conscio, quindi, della sua assidua presenza) con la certezza di incontrarlo o, quantomeno, sicuro di potergli far giungere messaggi-richieste proprio per il tramite del Gallo”.

Gallo Alessandro, nato a Lamezia Terme (Cz) nel 1989. Il Gip ha ritenuto che “è gravemente indiziato del delitto di partecipazione ad associazione per delinquere di stampo mafioso, circostanza che ne acclara l’inserimento in circuiti criminali decisamente allarmanti”. Recependo le disamina dell’accusa, il Gip ha ritenuto che il Gallo Alessandro “è risultato essere un uomo di estrema fiducia di Bagalà Carmelo, e su incarico del citato capo cosca ha assunto, di fatto, il ruolo di capo cantiere (guardiano) dell’Hotel dei Fiori ove controllava il regolare svolgimento dei lavori, contrattando, in nome e per conto del boss, il materiale edile direrramente con i relativi fornitori”. Alessandro Gallo è figlio del menzionato Mario Gallo.

Macchione Vittorio, nato a Nocera Terinese (Cz) nel 1951, architetto. Per il Gip “l’indagato è gravemenre indiziato dei delitti di partecipazione ad associazione per delinquere di stampo mafioso, corruzione per l’esercizio dclla funzione, estorsione pluriaggravata anche dal metodo mafioso, circostanza che ne acclara l’inserimento in circuiri criminali decisamente allarmanti”. Sulla base delle risultanze delineate dall’accusa, il Gip ritiene che “l”indagato è uno degli imprenditori storici a disposizione di Carmelo Bagalà: si tratta di uno dei soggetti che ha dimostrato il maggior coinvolgimento nella vita associativa, anche in ragione dei contatti e delle strurture societarie di cui è risultato avere diretta disponibilità”. Secondo l’accusa Vittorio Macchione “veniva indicato da plurimi collaboratori di giustizia come storico collaboratore del Bagalà, per conto del quale si era intestato fittiziamente la proprietà di vari beni e lo aveva aiutato nel riciclare i proventi delle sue illecite attività”.

Palermo Vittorio, nato a Ischia (Na) nel 1958. Per il Gip “è gravemente indiziato del delitto di partecipazione ad associazione per delinquere di stampo mafioso, circostanza che ne acclara l’inserimento in circuiti criminali decisamente allarmanti”. Inoltre, così come messo in luce all’accusa, per il Gip “l’indagato è uno degli imprenditori storici a disposizione di Carmelo Bagalà: si tratta di uno dei soggetti che ha dimostraro il maggior coinvolgimento nella vita associativa anche in ragione dei contatti e delle strutture societarie di cui è risultato avere diretta disponibilità”. Per l’accusa Vittorio Palermo “è un imprenditore che dispone di diverse società, attraverso le quali, nel corso del tempo, sono confluiti diversi beni, alcuni dei quali dall’enorme valore economico, riconducibili a Carmelo Bagalà che, grazie a tale schermo, ha realizzato ingenti profitti”. Su tale fronte è stato particolarmente attenzionato il settore turistico-alberghiero.

Pascuzzo Eros, nato a Lamezia Terme (Cz) nel 1987. Per il Gip “l’indagato è gravemente indiziato del delitto di partecipazione ad associazione per delinquere di stampo mafioso, circostanza che ne acclara l’inserimento in circuiti criminali decisamente allarmanti”. Secondo l’accusa “Pascuzzo Eros è risultato essere un uomo di fiducia di Carmelo Bagalà, il quale, in diverse occasioni, lo ha impiegato anche come autista”.

Secondo le norme vigenti, la lunga e articolata fase processuale esaminerà i contenuti dell’importante inchiesta “Alibante” e i giudici, nei vari gradi di giudizio e tenendo ovviamente conto del lavoro della difesa, emetteranno le loro sentenze stabilendo le precise attività ed eventuali responsabilità dei singoli.

Fotografia pubblicata: immagine della conferenza stampa di Catanzaro

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