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Nicola Gratteri su Famiglia Cristiana: «Celebriamo la Pasqua uscendo dalla zona grigia della ‘ndrangheta»

Importanti riflessioni del Procuratore della Repubblica di Catanzaro sul diffuso settimanale di ispirazione cattolica Scritto da:

I comportamenti quotidiani di ogni singolo cittadino, e anche di ogni autentico cristiano, possono tradursi in un efficace argine contro la ‘ndrangheta. Questa volta l’autorevole messaggio di Nicola Gretteri, Procuratore della Repubblica a Catanzaro, parte da “Famiglia Cristiana”, settimanale di ispirazione cattolica tra i più diffusi e letti in Italia. “Celebriamo la Pasqua uscendo dalla zona grigia della ‘ndrangheta” è il titolo della riflessione a firma di Nicola Gratteri, apparsa sulla prima pagina del settimanale al momento in edicola. Pensieri alti, profondi, che volano alto anche rispetto alle inchieste giudiziarie. «Quella della Calabria è una lunga Quaresima, ma in questa notte di passione – scrive Gratteri – cominciamo a vedere qualche barlume di speranza. In Calabria c’è un risveglio. Vediamo più consapevolezza della presenza della ‘ndrangheta e della massoneria deviata e una maggiore presa di posizione. La gente sta cominciando a scegliere, in tutti i livelli sociali e in tutti i contesti, se stare dalla parte della verità e di chi lotta o se stare dalla parte dei faccendieri, di chi pensa che una mano lava l’altra, di chi usa la parola garantismo per attaccare chi combatte le mafie e i massoni deviati. Vorrei incoraggiare queste persone. Bisogna uscire dalla zona grigia che condanna la nostra regione».

A questo punto il ragionamento del Procuratore della Repubblica di Catanzaro tocca l’aspetto del Cristianesimo militante, del cittadino che ha fede e che nella sua vita di ogni giorno compie scelte coerenti: «Ma questo è il momento, soprattutto come cristiani – prosegue Gratteri -, di impegnarsi di più, di andare oltre, di boicottare tutte le attività commerciali mafiose o pseudo tali, di stare vicino a chi ha bisogno, di denunciare scegliendo bene anche a chi rivolgersi». E qui Gratteri tocca un tasto richiamato più volte nel tempo: «Sappiamo che un investigatore non vale l’altro. Bisogna andare a denunciare da chi ha dimostrato sul campo di aver lottato e di lottare le mafie non a parole ma con i fatti, con la determinazione e con il sacrificio che richiede questa battaglia.Ci incoraggiano le parole di papa Francesco che, in occasione della Giornata contro le mafie, lo scorso 21 marzo, ha ricordato che queste sono “strade di morte”. Ho bene impresso nella memoria il giorno in cui, nella Piana di Sibari, scomunicò i mafiosi, così come rammento il grido di Giovanni Paolo II nella Valle dei Templi. È importante questa posizione della Chiesa. Alla quale devono seguire i fatti. In Calabria abbiamo nuovi vescovi, penso, per citarne qualcuno, a quelli di Locri o di Lamezia Terme, che stanno dando una nuova impronta».

Una sorta di appello, poi, alla società civile affinché si dia una prova costante di linearità antindrangheta e antimassomafia: «C’è pero ancora da fare soprattutto – sottolinea Gratteri – con l’esempio e le frequentazioni. Se riteniamo che un pubblico amministratore sia un colluso o un mafioso o una persona che non rispetta le regole bisogna denunciare, stare lontano e rimarcare netta la distanza, in modo tale che la gente si ponga delle domande. La Chiesa al Sud, soprattutto nei piccoli paesi, ha un potere, come il medico condotto, il farmacista. Se un prete frequenta un mafioso e quello non si ravvede bisogna prendere le distanze, altrimenti chi abita lì a fianco pensa che quello sia il modello vincente».

Infine la visione europea e globale per una lotta sempre più incisiva ai poteri mafiosi: «L’Europa ci chiede di limitare le intercettazioni – spiega Gratteri -. Senza capire che le mafie sono nel cuore ricco dell’Unione a vendere cocaina e a comprare tutto ciò che è in vendita. La Germania è la Lombardia di 30 anni fa, pensava di avere gli anticorpi e invece oggi è la regione dove la ‘ndrangheta ricicla maggiormente il suo denaro». (Antonella Iacobino)

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