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Nuove minacce di morte al procuratore Gratteri contenute in una lettera anonima (VIDEO)

La missiva - secondo quanto riporta Il Fatto Quotidiano - è stata fatta pervenire ai Carabinieri di Lagonegro

Che nella lista dei nemici della ndrangheta Nicola Gratteri occupi stabilmente, e da molti anni, il primo posto è risaputo. Ma se a distanza di appena cinque mesi, ed a poche settimane dalla prima udienza del processo Rinascita-Scott, per la seconda volta si torna a parlare insistentemente di un attentato alla vita del magistrato di Gerace significa che il livello della tensione ha raggiunto il picco. Secondo quanto scrive oggi Lucio Musolino sul Fatto Quotidiano, nei giorni scorsi alla compagnia dei carabinieri di Lagonegro è arrivata una lettera anonima in cui si parla di un progetto per eliminare il procuratore di Catanzaro che la cosca Mancuso di Limbadi avrebbe affidato ad un killer.

Normalmente, quando si parla di ‘ndrangheta alle lettere anonime si tende a non dare troppo peso perché alla connaturata scivolosità della materia si unisce la consapevolezza di quanto inscalfibile sia stata, per lunghissimo tempo, la criminalità organizzata calabrese e di quanto sia stato duro il lavoro di chi ha convinto chi ne faceva parte a rivelarne i segreti. Questa volta non è così: Nicola Gratteri è uno dei magistrati che con le sue inchieste è riuscito ad ottenere un triplice risultato: indebolire le cosche colpendone boss ed affiliati ed aggredendone i patrimoni, persuadere le vittime a collaborare ed infine, e forse soprattutto, frantumare il muro di omertà, rafforzato dai legami di sangue, che rendeva inaccessibili i segreti della ndrangheta. Decine di inchieste sono state possibili proprio grazie alle rivelazioni dei collaboratori, alcuni dei quali si sono decisi a parlare proprio e solo con Gratteri.

Che vive sotto scorta da 30 anni, ma che proprio all’inizio del 2020 era stato sottoposto ad un rafforzamento della sorveglianza: suv corazzati al posto delle auto blindate, percorsi pianificati con attenzione, dispositivi di protezione personale ancora più accentuati, dalla videosorveglianza ai vetri delle finestre della Procura, perfino la cancellazione di alcuni impegni pubblici in luoghi ritenuti non del tutto sicuri. Una decisione presa dal comitato per l’ordine e la sicurezza pubblica di Catanzaro. Era la seconda metà di gennaio, e si parlava di un killer incaricato da una cosca del Cosentino e di un piano che aveva come mandanti più ndrine. Un progetto comune per eliminare un, anzi, il nemico comune.

La lettera arrivata ai carabinieri rivela pure che la persona che è stata incaricata di attentare alla vita di Gratteri risiede a Belvedere Marittimo. Le forze dell’ordine stanno valutando l’attendibilità della lettera, ed è stata informata la Procura di Salerno, che ha già aperto un fascicolo. Quel che è certo, è che per Gratteri il pericolo non è circoscritto: ha lavorato in entrambe le procure distrettuali antimafia calabresi, ha colpito le cosche di tutt’e cinque le province, ha costruito una rete di rapporti con le polizie ed i magistrati di tutto il mondo, ha chiesto di ottenere e si è circondato di alcuni tra i migliori investigatori italiani, ha attirato l’attenzione sulla potenza economica e di fuoco delle cosche calabresi come mai era accaduto prima, ne ha descritto storia, riti, mentalità, punti di forza e di debolezza in numerosi libri, aveva messo a punto una riforma del codice penale che avrebbe anche proposto da ministro, se non fosse stato depennato all’ultimo momento su uno dei colli romani. E dopo gli attacchi politici e mediatici ricevuti a seguito dell’inchiesta Rinascita-Scott in duemila scesero in piazza a Catanzaro per sostenerlo.

Poco più di un anno fa, a maggio del 2019, dopo l’operazione “Malapianta” emersero alcune intercettazioni della Guardia di finanza in cui elementi delle cosche di Cutro lo accostano a Falcone e lo definiscono “un morto che cammina”. Non c’è un progetto dietro a quelle parole. Ma un pensiero condiviso che non consente di trascurare alcuna minaccia.

F.S.

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