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Nuovi controlli su chi movimenta contanti per oltre 10mila euro al mese

Nuovi controlli sull’utilizzo anomalo di contanti, spesso anticamera di riciclaggio ed evasione da parte della criminalità organizzata. Da questo mese, infatti, si accende un faro su chi movimenta, fra prelievi e versamenti, complessivamente oltre 10 mila euro in un mese. Mentre infuria ancora la discussione sul se e come incentivare gli strumenti di pagamento ai fini della lotta all’evasione, da ieri l’Uif, l’unità di informazione finanziaria della Banca d’Italia, potrà avvalersi di un nuovo strumento previsto dalla legge di riforma del 2017 e partito dopo una consultazione con gli operatori. E così banche, Poste ed istituti di pagamento dovranno fornire all’Uif i nominativi di chi supera quel tetto, anche con più operazioni da oltre mille euro. La “comunicazione oggettiva”, questo il nome ufficiale, dovrà essere fatta su base mensile: non comporterà l’automatica segnalazione di operazione sospetta, ma certo accenderà l’attenzione da parte delle autorità di vigilanza. Le operazioni dovranno essere individuate considerando tutte le movimentazioni di denaro effettuate dal medesimo soggetto, in qualità di cliente o di esecutore; inoltre, le operazioni effettuate dall’esecutore sono imputate anche al cliente in nome e per conto del quale ha operato. Il primo invio dovrà essere effettuato entro il 15 settembre 2019, e riguarderà i dati riferiti ai mesi di aprile, maggio, giugno e luglio. I contanti in Italia restano ancora molto usati, rispetto agli altri paesi europei, malgrado l’aumento, negli ultimi anni, degli strumenti di pagamento come carte di credito, bancomat e bonifici. La moneta di plastica, ora anche contactless, ed il mobile banking stanno facendo passi rilevanti ma oltre l’80% dei pagamenti resta eseguito in contanti, con costi per le banche ed utenti, e costi sociali, basti pensare alla sicurezza necessaria per proteggere le filiali ed i rischi per gli esercizi commerciali di tenere in cassa somme rilevanti di denaro. E poi c’è l’aspetto del riciclaggio: come rilevava di recente uno studio della stessa Uif, i contanti sono usati maggiormente al Sud per una questione di arretratezza finanziaria e tecnologica, ma gli usi anomali sono concentrati al Centro Nord laddove, guarda caso, l’economia muove risorse maggiori. “I risultati – si legge nello studio – mostrano che l’utilizzo di contante è negativamente correlato col grado di sviluppo economico locale e di finanziarizzazione. Al contrario, l’utilizzo del contante risulta correlato con le dimensioni dell’economia sommersa”. Inoltre la distribuzione geografica, a livello di comuni e province, del rischio di riciclaggio “risulta coerente con la presenza delle principali organizzazioni mafiose, così come emerge dalle evidenze investigative, e positivamente correlata sia con misure del riciclaggio (le operazioni sospette segnalate alla Uif) sia con indicatori di attività criminale (le denunce di particolari reati)”.

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