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Olio di Calabria Igp, ha ragione Coldiretti?

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Chi ha ragione sull’Olio di Calabria Igp? Coldiretti e il suo presidente Pietro Molinaro o il Dipartimento Agricoltura della Regione? La stessa Coldiretti o il Consorzio di tutela dell’ultima Igp ottenuta dalla Calabria? La querelle esplosa in questi giorni, a colpi di lunghi comunicati stampa, verte su un dato fondamentale. Il disciplinare di produzione dell’Olio di Calabria Igp (che riguarda l’intero territorio calabrese, dal Pollino allo Stretto di Messina) contempla la possibilità che il prezioso Evo venga imbottigliato anche fuori regione. Coldiretti ha sollevato con energia il problema chiedendo, nella replica al Consorzio di tutela, che si proceda immediatamente alla richiesta di revisione del disciplinare approvato dalla Ue per limitare l’imbottigliamento al solo territorio calabro. Dipartimento Agricoltura e Consorzio di tutela rispondendo all’organizzazione agricola presieduta da Molinaro hanno precisato, in buona sostanza, che la Ue non avrebbe aperto le porte a questa nuova Igp qualora nel disciplinare fosse stato imposto il vincolo (che Coldiretti giudica positivo a difesa del sistema produttivo regionale) dell’imbottigliamento solo entro i confini regionali.

La polemica, che rientra nel più complesso ragionamento di quale ruolo si voglia dare alle produzioni agricole calabresi, è stata ripresa su tanti account social e molto probabilmente non è finita qui. Ricordiamo che la Calabria è seconda solo alla Puglia, in Italia, per produzione di olio extravergine di oliva, un alimento considerato fondamentale per seguire un’autentica dieta mediterranea. Non c’è medico o dietista al mondo che non giudichi salutare e salutistico alimentarsi con ottimo olio Evo. Inoltre la Calabria vanta numerose cultivar autoctone (Carolea, Ottobratica, Geracese, Cassanese, Tonda di Strongoli, Borgese…), ciascuna con specifiche qualità organolettiche e nutrizionali, a partire dal famoso contenuto di polifenoli che sono potenti antiossidanti e antinfiammatori. Un immenso patrimonio di biodiversità sul quale si potrebbe lavorare molto di più.

La tradizione storica della Calabria è quella di una generale sottovalutazione di questo immenso tesoro che, peraltro, caratterizza anche ampie fette del paesaggio regionale. Allo stato, dopo tanti diffusi sforzi volti, finalmente, ad approcciarsi con atteggiamento positivo a questa immensa risorsa, viene imbottigliato in Calabria meno del 10% di tutto l’Evo prodotto ogni anno. Il resto, com’è accaduto in passato tranne che per l’uso domestico e interno, viene commercializzato all’ingrosso. Per decenni sulle tavole italiane e straniere, con approcci anche molto diversi relativamente soprattutto alla natura e qualità delle miscele, è stato consumato un anonimo olio calabrese. Il riconoscimento dell’Igp, su tale fronte, rappresenta un traguardo in termini di tutela della produzione.

Ma chi ha ragione a questo punto? Fa bene Coldiretti Calabria ad affermare che l’Igp avrebbe dovuto prevedere l’esclusivo imbottigliamento entro i confini regionali? Sulla questione ritorneremo a breve, non prima di aver chiesto al Consorzio di tutela di fornire, anche a seguito di questa recente e dirimente querelle, dati esaustivi su produzione, imbottigliamento e sue potenzialità, commercializzazione, prezzi medi di vendita differenziando tra ingrosso ed etichettato. E i dati andrebbero comparati con quelli di altre regioni italiane oltre che confrontati in un quadro di almeno 5-10 anni. Ragionare sui numeri, insomma, anziché su altro!

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