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Olio: in Calabria quest’anno la produzione sarà raddoppiata rispetto al 2018 (VIDEO)

In Calabria, quest’anno la produzione di olio sarà raddoppiata rispetto alla magrissima annata 2018, quando si era attestata intorno alle 20 mila tonnellate, uno dei bilanci più magri dal dopoguerra ad oggi. La prima raccolta delle olive partirà fra circa un mese, cioè dalla metà di ottobre, in provincia di Reggio Calabria con le cultivar ottobratica e sinopolese, per poi proseguire con la varietà più diffusa, vale a dire la carolea, che dalla metà di novembre sarà raccolta a partire dagli uliveti delle località a quote più basse. Secondo i tecnici dell’associazione olivicola Assoproli, promossa da Coldiretti, stimano la produzione della campagna 2019 tra le 40 e le 45 mila tonnellate, che è poi una cifra molto vicina alla produzione media delle ultime cinque annate olivicole, che è stata di 40 mila tonnellate circa, seppure trascinata verso il basso dal crollo della produzione di un anno fa. Secondo il presidente di Assoproli, Salvatore Oliva, le olive saranno sane, e quindi si avrà un olio di qualità: il caldo eccezionale di quest’estate è stato favorevole per l’olivicoltura, perché ha creato un ambiente sfavorevole per la mosca olearia ed ha ridotto, fino quasi ad azzerarli, gli attacchi dell’insetto che rappresenta l’avversità più grave per l’olivicoltura. Solo nel Crotonese e lungo la fascia jonica catanzarese c’è stato qualche problema, mentre nel lametino la produzione è stata di poco inferiore alla media. Oliva ricorda che comunque bisognerà fare i conti con gli eventi climatici, ovvero, con l’andamento delle temperature e delle piogge delle prossime settimane, ma per il momento i produttori olivicoli calabresi possono ritenersi più che soddisfatti. In Calabria, l’olivicoltura si sviluppa sul 24% della superficie agricola utilizzata, ed il valore all’origine quest’anno si aggira attorno ai 200 milioni di euro, escluso l’indotto, a cui vanno aggiunti gli aiuti della politica comunitaria. L’impegno delle associazioni è quello di potenziare e migliorare la filiera, che coinvolge ben 692 frantoi, che sono il 15% del totale dei frantoi italiani e dai quali si ottengono ben tre dop ed un’igp. Anche se, a causa dell’andamento dei prezzi, la nostra produzione certificata è ancora poco affermata, e si sconta anche l’assenza di un piano olivicolo regionale che possa sostenere in maniera adeguata la realizzazione di nuovi impianti per incrementare la produttività. La Calabria, com’è noto, è la seconda regione italiana e la terza in Europa per la produzione di olio: le aziende ad indirizzo olivicolo sono più di 84 mila, la superficie investita in olivo è di oltre 189 mila ettari, con 25 milioni di piante ed oltre 100 varietà di olive. Quasi il 50% della produzione calabrese è biologica, e la manodopera della filiera assomma oltre 15 milioni di giornate lavorative. Insomma, un tesoro su cui gravano molte minacce, dalle importazioni ai dazi, alle etichette a semaforo, con indicazioni fuorvianti che finiscono per escludere, paradossalmente, dalla dieta un alimento sano e naturale come l’olio extravergine per favorire prodotti artificiali.

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