sabato, 18 maggio 2024

Omicidi e tentati omicidi nel Vibonese: 14 le misure cautelari

I delitti sarebbero maturati in uno scontro tra cosche di 'ndrangheta

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Sono accusate, a vario titolo, di associazione a delinquere di stampo mafioso, omicidio e tentato omicidio, estorsione, porto e detenzione illegale di armi da fuoco e altri delitti per la maggior parte aggravati dal metodo mafioso, le 14 persone arrestate stamani nel vibonese nel corso di un’operazione congiunta di polizia e carabinieri coordinata dalla Dda di Catanzaro. L’operazione scaturisce da due distinte indagini, condotte, rispettivamente, dai carabinieri e dalla polizia, poi riunite per la concordanza di risultanze in ordine al contesto criminale di riferimento, riguardanti alcune vicende estorsive, un caso di lupara bianca risalente al 2008 e tre omicidi commessi a cavallo tra il 2010 e il 2013, negli anni della guerra di ‘ndrangheta che ha visto contrapposti, da un lato i clan Mancuso e Patania e dall’altro le cosche alleate dei Tripodi e dei Piscopisani.

L’inchiesta si è sviluppata con l’analisi delle dichiarazioni dei collaboratori di giustizia rese nel tempo, confrontate con quanto emerso dalle indagini in precedenti vicende giudiziarie relative all’operatività, nelle zone marine di Vibo Valentia, di un’organizzazione di tipo ‘ndranghetistico, con la ricostruzione dei ruoli dei presunti associati, nonché i vari ambiti di operatività e le varie attività illecite. Grazie ad intercettazione, analisi dei tabulati telefonici e del traffico delle celle, servizi di osservazione e dichiarazioni, è stata ricostruita la dinamica e la causale degli omicidi.

In particolare, in merito alla scomparsa per lupara bianca di Massimo Stanganello, avvenuto nel 2008, secondo l’accusa, il movente è maturato nel contesto della consorteria dei Piscopisani e sono stati arrestati i presunti esecutori materiali. I tre delitti sono maturati nell’ambito dei contrasti tra i Piscopisani e i Tripodi e la cosca riconducibile a Pantaleone Mancuso alias “Scarpuni”, con riferimento al controllo criminale dell’area di Vibo Marina. In particolare, riguardo all’omicidio di Michele Palumbo, quest’ultimo è stato ucciso sotto casa alle porte di Vibo Marina nel 2010, perché ritenuto il riferimento di Mancuso e, quindi, un freno alle mire espansionistiche dei Piscopio e dei Tripodi.

Mario Longo, fu assassinato a Portosalvo (frazione di Vibo) nel 2012, perchè considerato dai Piscopisani, un informatore dei Patania e un confidente delle forze dell’ordine. Infine, Davide Fortuna, ritenuto organico a Piscopisani, fu ucciso in spiaggia nel luglio del 2012 davanti ai bagnanti – gli autori materiali sono stati erano già stati individuati – da un gruppo di fuoco assoldato dal clan Patania di Stefanaconi.

Oggi sono stati arrestati presunti mandanti e organizzatori riconducibili ai Patania e al clan di Mancuso. L’operazione è stata condotta dai carabinieri del Nucleo investigativo di Vibo Valentia e dello Squadrone eliportato Cacciatori di Calabria, dalla Sezione investigativa del Servizio centrale operativo della Polizia di Catanzaro e dalle Squadre mobili di Vibo Valentia e Catanzaro, supportati, in fase esecutiva, da personale della Sisco di Milano, Roma e L’Aquila, di diversi equipaggi del Reparto prevenzione crimine, di unità cinofile della Questura di Vibo Valentia, del V Reparto volo della Polizia.