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Omicidio Congiusta, per la Cassazione il mandante non fu il boss Costa

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La Corte di Cassazione ha annullato definitivamente la condanna all’ergastolo inflitta a Tommaso Costa, boss di Siderno accusato di essere il mandante dell’omicidio di Gianluca Congiusta, il giovane imprenditore reggino ucciso il 24 maggio del 2005 con un colpo di pistola alla testa.

Questa notte il Giudice supremo ha emesso la propria sentenza, con cui ha assolto Costa “per non aver commesso il fatto”, così annullando senza rinvio la condanna per l’accusa di omicidio inflitta all’imputato dalla Corte d’assise d’appello di Reggio Calabria il 28 giugno scorso, dove il processo era approdato a seguito di un primo rinvio della stessa Cassazione. Il procedimento a carico di Costa tornerà comunque in Corte d’appello, ma solo per la rideterminazione della pena da infliggere a Costa rispetto ad altra accusa.

Dopo tredici anni crolla definitivamente, dunque, l’impianto accusatorio costruito dalla Dda reggina che ritenne di far luce sull’assassinio del giovane Congiusta, ucciso da un killer mentre, in una sera di primavera, stava rientrando a casa a Siderno. Secondo gli investigatori – come emerse dall’operazione “Lettera morta” – a commissionare l’omicidio sarebbe stato Costa, per via della reazione che Congiusta ebbe a proposito delle minacce estorsive rivolte con una lettera al padre della sua fidanzata, un’intollerabile ribellione avvenuta proprio nel bel mezzo di quella che sarebbe stata una “rinascita” del clan. Un impianto accusatorio che valse all’Ufficio di procura e alla famiglia Congiusta – costituita parte civile – una prima condanna all’ergastolo a carico del 58enne Costa, emessa dalla Corte d’assise di Locri, e poi confermata nel primo giudizio di appello. Finchè, il 6 marzo 2014, la Corte di cassazione, cui fece ricorso il difensore di Costa, l’avvocato Sandro Furfaro, annullò il secondo grado e rinviò gli atti a una nuova sezione della Corte d‘assise d’appello di Reggio, che tuttavia alla fine, il 28 giugno scorso, sentenziò una nuova condanna di Costa all’ergastolo con isolamento diurno per 14 mesi. Anche la pronuncia dell’appello bis è stata in seguito impugnata dalla difesa dell’imputato, che questa volta ha incassato la piena assoluzione di Costa dalla più grave accusa di omicidio

Olga Iembo

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