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Omicidio Piscopio, domiciliari per il figlio della vittima. Lo zio: “Ho sparato ma non per uccidere”

Ha ottenuto il beneficio degli arresti domiciliari Michele Ripepi, il diciottenne fermato nella tarda serata di mercoledì scorso con l’accusa di concorso nell’omicidio del padre Massimo, di 42 anni, ucciso domenica scorsa nella frazione “Piscopio” di Vibo Valentia. A compiere l’omicidio, secondo l’accusa, è stato il cognato di Ripepi, Giuseppe Carnovale, di 48 anni, fratello della ex moglie. Il beneficio è stato concesso a Michele Ripepi dal Gip di Vibo Valentia, Graziamaria Monaco, secondo la quale il giovane ha soltanto aiutato lo zio nelle fasi successive all’omicidio, senza alcuna partecipazione né alla preparazione, né all’esecuzione dell’agguato. Confermata, invece, la custodia cautelare in carcere per Carnovale, che oggi, nel corso dell’udienza per la convalida dell’arresto, assistito dal suo legale di fiducia, l’avvocato Adele Manno, ha ammesso di avere sparato a Ripepi, ma non con l’intenzione di ucciderlo.

“Ho sparato io, ma non volevo ammazzarlo” ha detto al gip. Il 48enne ha confermato quindi l’assunzione di responsabilità del gesto come aveva già fatto nel momento in cui, mercoledì scorso, si era presentato, accompagnato dal proprio legale di fiducia al comando dei carabinieri per costituirsi. Secondo quanto emerso dagli accertamenti, i colpi sparati contro Ripepi sono stati 9. Un omicidio, per gli inquirenti, aggravato da premeditazione per vendicare i costanti maltrattamenti da parte della vittima nei confronti dell’ex moglie e dei due figli, uno dei quali, nel giugno dello scorso anno, gli aveva esploso contro diversi proiettili di pistola senza però riuscire a colpirlo. Michele Ripepi, invece, davanti al gip si è avvalso della facoltà di non rispondere perché non ancora a conoscenza degli atti che lo riguardano e lo chiamano in causa nel delitto.

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