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Omicidio San Calogero: Pontoriero riteneva che l’ex fornace fosse “sua” (Video)

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Riteneva che la ex fornace fosse una sua proprietà, un luogo in cui nessuno poteva accedere senza il suo consenso. Avrebbe sparato per questo Antonio Pontoriero, l’uomo fermato dai carabinieri con l’accusa di avere ucciso a colpi di fucile il 29enne Soumayla Sacko e ferito altri due connazionali lo scorso 2 giugno nella ex fornace di località Tranquilla a San Calogero. Nipote dell’ex custode giudiziario della fabbrica (sottoposta a sequestro giudiziario nel 2011 e luogo in cui per anni sono stati stoccati rifiuti tossici), Pontoriero avrebbe esploso quattro colpi di fucile contro i migranti, intenti a recuperare alcune lamiere da utilizzare nella tendopoli di San Ferdinando. L’uomo avrebbe sparato da un suo terreno, che confina con l’ex fornace.

A far giungere a lui gli inquirenti – è stato spiegato nella conferenza stampa – sono stati una serie di elementi. Innanzi tutto le testimonianze dei ragazzi che erano con Sacko, con la descrizione dell’auto, degli abiti e delle caratteristiche fisiche di chi aveva sparato; poi i rilievi sul posto, l’acquisizione delle immagini delle videocamere di sorveglianza della zona. E infine un precedente che evidenza quanto l’uomo ritenesse la vecchia fabbrica dismessa una sua proprietà: il 5 maggio scorso ai carabinieri era stato segnalato un prelievo di lamiere dall’ex fornace. Sul posto i militari avevano trovato proprio Pontoriero, che non aveva saputo spiegare a quale titolo si trovasse lì.

Le indagini continuano, hanno spiegato gli inquirenti, per chiarire ogni aspetto della vicenda sebbene al momento non ci siano altre persone iscritte nel registro degli indagati.

 

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