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Operazione antidroga nel Cosentino, 16 indagati tra cui due arrestati: coinvolti minorenni

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Operazione antidroga dei Carabinieri di Cosenza: eseguita una ordinanza di misure cautelari nei confronti di quattro persone – una donna e tre uomini – di Cariati, indagati per detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti. Si tratta di F. C., classe 1966, e C. F., classe 2000, per i quali sono scattati gli arresti; M. F., classe 1957, ed il figlio M. L., classe 1994, per i quali è stato disposto il divieto di dimora nelle province di Cosenza e Crotone.

Le indagini, avviate intorno al mese di marzo dello scorso anno a seguito di alcune segnalazioni giunte da genitori che avevano notato strani movimenti nei pressi degli istituti scolastici cariatesi, hanno da subito consentito di effettuare alcuni riscontri segnalando alla Prefettura di Cosenza alcuni assuntori. Gli sviluppi investigativi hanno consentito di acclarare un sistema di spaccio di droga, per lo più del tipo marijuana – anche se nel corso delle attività di indagine sono stati effettuati sequestri di modiche quantità di cocaina – nonché una intensa attività degli indagati, gravitante intorno ai due tratti in arresto, i quali gestivano da un lato una fitta ed ampia rete di spaccio che giungeva ad abbracciare soggetti residenti anche in comuni limitrofi, quali Mandatoriccio e Crucoli, dall’altro un’intensa attività di spaccio locale, grazie alla complicità del marito e del figlio della donna, oggi sottoposti alla misura cautelare del divieto di dimora.

Più in dettaglio, dalle videocamere installate nei pressi delle abitazioni e dalle conversazioni captate è stato possibile svelare come i due arrestati, veri e propri “poli di spaccio”, non entrassero in conflitto tra loro, ma fossero in piena sinergia, tanto che in taluni casi sono stati registrati scambi di clientela allorquando la sostanza stupefacente in possesso dell’uno e dell’altra non fosse di immediata disponibilità. E’ stata individuata di fatto una capillare attività di cessione di stupefacenti, posta in essere con continuità e sistematicità, a qual si voglia ora del giorno al fine di soddisfare le esigenze dei numerosi assuntori.

Molti i riscontri effettuati dai militari dell’Arma, che hanno avuto modo di acclarare che gli indagati, al fine di evitare controlli ed eventuali conseguenze, preferivano trattare piccole quantità di sostanza stupefacente, in maniera da “ridurre” il proprio livello di responsabilità in caso di sequestri da parte dei Carabinieri, nonché limitare le perdite in termini economici. Rilevante il maldestro tentativo nel corso delle conversazioni relative alla vendita dello stupefacente di camuffare lo stesso con altri oggetti, in particolare riferendosi in termini criptici all’assunzione di caffè, tuttavia rendendo chiaro agli investigatori che in quel momento si stesse trattando l’acquisto dello stupefacente stesso.

Molti gli episodi di spaccio registrati: oltre cinquecento in pochi mesi. In taluni casi la sostanza stupefacente era diretta ad assuntori minorenni abituali, che contattavano i pusher per fissare incontri ed effettuare gli scambi; in altri le cessioni avvenivano all’esterno o in prossimità di scuole elementari e medie o di altri luoghi frequentati da minorenni: condotte queste che hanno aggravato talune posizioni degli odierni indagati. Nel corso delle attività di notifica del provvedimento i militari hanno effettuato una serie di perquisizioni domiciliari nei confronti di ulteriori dodici soggetti, tra cui quattro minorenni, uno dei quali dimorante in Genova, allo stato indagati per gli stessi reati reati e che rappresentavano una sorta di “demoltiplicatore” per quanto riguarda la cessione degli stupefacenti.

All’esito delle perquisizioni effettuate in sede di notifica dei provvedimenti, sono stati rinvenuti presso le abitazioni di alcuni degli indagati 14 grammi di marijuana insieme a tre bilancini di precisione, 1500 euro sottoposti a sequestro e per i quali sono stati indagati in stato di libertà tre soggetti già destinatari di provvedimento. I due arrestati, al termine delle formalità di rito, sono stati trasferiti in carcere, a disposizione della competente Autorità Giudiziaria.

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