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Operazione “Crutch”, smantellate alcune piazze di spaccio nel cosentino (Video)

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E’ scaturita dal ricovero di un 24enne roglianese per un malore provocato dal consumo di alcune dosi di eroina tagliata male l’operazione Crutch, che ha portato otto persone in carcere, 4 ai domiciliari, una sottoposta al divieto di dimora. Le 13 persone coinvolte nell’operazione antidroga sono accusate di detenzione e cessione di sostanze stupefacenti, estorsione, sequestro di persona, rapina aggravata, lesioni personali aggravate, ricettazione, favoreggiamento personale, porto di armi od oggetti atti ad offendere e violazione della sorveglianza speciale di P.S.

Convinto dai genitori, il giovane ha denunciato quanto a sua conoscenza, facendo scattare l’indagine. Dagli approfondimenti investigativi è emerso che “i soggetti inizialmente individuati – si legge in una nota – tutti di Rogliano e dei Comuni limitrofi, avevano trovato il modo di trasformare la piazza principale e una porzione della villa comunale di un paese di provincia in un vero e proprio market dello stupefacente: qualunque tipo di sostanza era disponibile per i loro clienti, a qualsiasi ora del giorno. Ampi erano anche i margini di guadagno per i pusher: dai 5 euro per una storia di marijuana ai 150 per una scaglia originale di cocaina, passando per i 70 pagati per una botta di eroina e i 100 dovuti per una panetta di hashish, termini questi che ormai rientrano nel bagaglio lessicale comune ad ogni pusher. Non mancava, nel novero delle sostanze, anche qualche pasticca di derivazione sintetica”.

Intercettazioni telefoniche e videoriprese nel centro urbano di Rogliano, ha consentito di cristallizzare 203 episodi di cessione di sostanze stupefacenti. Oltre 1.000 invece quelli ricostruiti a seguito dei contatti intercorsi tra venditori ed acquirenti in un anno e mezzo di indagini. Tra i 66 assuntori abituali identificati, figurano anche alcuni minorenni.

Minacce e percosse per i debitori

I ritardi nei pagamenti da parte dei tossicodipendenti causavano reazioni spesso anche violente da parte dei pusher, capaci di passare dalle richieste alle minacce e poi dalle parole ai fatti. Talvolta per interposta persona, di solito direttamente: “… più volte mio cognato mi riferiva che se non avessi saldato il debito… mi avrebbe fatto a pezzettini e se la sarebbe presa con la mia famiglia… avevo persino timore di circolare per il paese…” racconta un tossicodipendente ai militari che lo ascoltano.

Non importava se il tossicodipendente fosse minorenne o difficoltà economica: “… vuoi fare il grande… se vuoi fare il grande allora… devi fare il corretto e l’onesto che ti conviene…”, intima il pusher ad un minorenne indietro con i pagamenti, schiaffeggiandolo e deridendolo, inconsapevole di essere già monitorato dai militari dell’Arma in quella sera di fine febbraio 2017. “Pisellino… mi devi dire perché ti sei comportato in questa maniera… e ti è andata bene che non ti ho mandato ad acchiapparti dentro alla casa a farti rompere il …” e ancora “… i 350 che avanzavi li paghi pure e altri 150 me li piglio per il fastidio…”, così concretizzando una vera e propria estorsione ai danni del minore. Ciò non bastando, dopo che le sorelle avevano tentato di difendere il ragazzo intimando di rivolgersi ai Carabinieri, nuove minacce venivano indirizzate al ragazzo “… le sorelle tue non devono ragionare in questa maniera… devono fare le serie… non mettessero di mezzo i Carabinieri perché se no…”. Non essendo sufficiente incutere timore al ragazzo per rientrare in possesso del proprio denaro, ecco che i malviventi decidevano di mutare il quadro, facendo divenire destinatari dell’estorsione i genitori del giovane: “… attento che hai tre belle figlie… so dove abiti e che macchina hai…” intimava il malvivente al padre del ragazzo. Per timore di ritorsioni, quella stessa sera i genitori del giovane cedevano al ricatto del pusher e gli consegnavano la cifra desiderata.

Maniere più forti gli spacciatori le avrebbero usate contro un quarantenne cosentino reo di non aver saldato interamente il debito contratto dal figlio della compagna per una partita di stupefacente. Nel novembre 2017, utilizzando come esca una donna in passato vicina all’uomo, la vittima veniva attirata in un parcheggio della località Piano Lago del Comune di Mangone e colpita con schiaffi, calci e pugni. Dopo essere stato violentemente percosso da due individui, l’uomo era costretto, con un coltello puntato alla gola, a salire a bordo della propria autovettura: “… se ti comporti bene ti lasciamo libero, non toccare nulla e non fare alcun movimento perché ho una pistola…” gli sussurra uno dei malviventi. Saliti a bordo con lui i due uomini, sempre mantenendolo sotto la minaccia del coltello, avrebbero obbligato il malcapitato a condurli presso la sua abitazione e a consegnare loro quanto di valore dallo stesso detenuto: 1.250 € in contanti, vari monili in oro, due cellulari e persino la sua automobile. Nonostante le lesioni riportate, la vittima trovava comunque la forza di rivolgersi ad una vicina di casa e segnalare quanto accaduto ai militari dell’Arma che, prontamente intervenuti, sorprendevano uno dei malviventi mentre era intento a fare rientro presso la propria abitazione, rinvenendo occultati sulla sua persona i cellulari della vittima e la chiave della sua autovettura.

I canali di approvvigionamento

Le intercettazioni e i pedinamenti meticolosamente operati dai militari nei confronti dei numerosi indagati hanno consentito non solo di addivenire alla completa mappatura della fitta rete di relazioni esistenti tra i vari pusher roglianesi, ma anche di individuare ed aggredire il livello criminale superiore: il canale di approvvigionamento così delineato, emerso via via anche grazie ai numerosi rinvenimenti di sostanze illecite e riscontri effettuati, ha permesso di risalire ai fornitori dello stupefacente. Diversi quelli individuati ed identificati in varie aree del capoluogo bruzio: Via Popilia, Piazza dei Valdesi, i vicoli del centro storico. La Procura della Repubblica di Cosenza ha chiesto  ed ottenuto misure cautelari personali anche nei loro confronti.

Diversi, poi, i metodi escogitati dai pusher per trasportare lo stupefacente nel roglianese senza cadere nelle maglie dei controlli dei Carabinieri della locale Compagnia: le sostanze illecite venivano più classicamente nascoste nelle insenature dei motori delle automobili o negli indumenti intimi delle compagne, ma anche all’interno delle aste delle stampelle di chi si fingeva claudicante, circostanza da cui trae il proprio nome l’odierna operazione.

Contestualmente agli arresti i Carabinieri hanno eseguito anche 11 decreti di perquisizione domiciliare, emessi dalla Procura della Repubblica di Cosenza, nei confronti di altri soggetti indagati in stato di libertà per “detenzione e cessione di sostanze stupefacenti”.

L’indagine è stata condotta dai militari del Nucleo operativo e radiomobile della Compagnia di Rogliano e coordinata dal Procuratore della Repubblica di Cosenza Mario Spagnuolo.

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