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Operazione Iris, il controllo degli Alvaro su appalti e sulle amministrazioni (video e nomi)

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Ha permesso di ricostruire l’organigramma della famiglia Alvaro di Sinopoli e il suo ruolo egemone nell’area ricompresa tra i comuni di Oppido Mamertina, Sinopoli, Delianuova e Cosoleto l’operazione Iris, condotta questa mattina dai Carabinieri di Reggio Calabria. Le accuse per tutti sono di associazione di tipo mafioso e, a vario titolo, estorsione, truffa aggravata, trasferimento fraudolento di valori, aggravati dal metodo e dalle finalità mafiose. Confermato il ruolo apicale di Carmine Alvaro del 1968 (già emerso nel procedimento “Provvidenza”) quale indiscusso capocosca detenuto. 

I destinatari della misura sono

  1. Raffaele ALVARO, cl. 65, “Pagghiazza”:
  2. Carmine ALVARO, cl. 59 “u bruzzise”
  3. Giuseppe ALVARO, cl. 43 “u trappitaru”:
  4. Carmine ALVARO, cl. 71 “u limbici”
  5. Domenico ALVARO, cl. 77:
  6. Carmelo ALVARO, cl. 60 “Carmine Bin Laden”
  7. Paolo ALVARO, cl. 88:
  8. Giuseppe LA CAPRIA, cl. 79
  9. Francesco ROSSI, cl. 57;
  10. Rocco RUGNETTA, cl. 83;
  11. Antonino BONFORTE, cl.57, “u topu”
  12. Saverio NAPOLI, cl. 68
  13. Rocco CALABRO, cl. 68;
  14. Francesco Paolo SERGIO , cl. 89:
  15. Domenico RUGOLINO, cl. 66;
  16. Giuseppe FOTI, cl. 55;
  17. Sebastiano CALLEA, cl. 57;
  18. Giuseppe ALVARO, cl. 32, “u rugnusu” (agli arresti domiciliari)

 

 

Le acquisizioni investigative più rilevanti ruotano intorno ad un casolare di contrada Scifà di Sinopoli: ubicata lungo la SS 183 che collega Gambarie a Delianuova, “la casetta” – così indicata dagli indagati – costituisce un luogo nevralgico per la cosca, in cui avvengono incontri e riunioni con esponenti di tutti i mandamenti di ‘ndrangheta presenti nella provincia di Reggio Calabria. Presso il casolare, infatti, è stata registrata la presenza di esponenti di blasonate cosche della provincia di Reggio Calabria, per incontri che secondo gli inquirenti sarebbero serviti “per condividere le strategie criminali, concordando la spartizione degli interessi illeciti e le modalità di aggressione al tessuto economico del territorio”.

Le opere pubbliche e le estorsioni

L’indagine ha permesso di documentare gli interessi criminali della cosca Alvaro e di quelle che con essa si sono accordate. Sarebbe il caso, in particolare, della riscossione del pizzo per i “lavori di difesa costiera tra Cannitello e Santa Trada ed in particolare in difesa del centro abitato di Porticello” nel comune di Villa San Giovanni, bandito dalla Provincia per un importo complessivo pari a 1,7 milioni di euro, per la ricarica della barriera soffolta già esistente e la realizzazione di nuovi tratti a protezione dell’abitato, particolarmente esposto alle mareggiate e al fenomeno erosivo della costa”. In questo quadro un aspetto di particolare valenza investigativa è “il documentato accordo tra diverse compagini ‘ndranghetiste” per la spartizione dei proventi delle estorsioni.

L’episodio, però, che secondo l’accusa maggiormente testimonia la capacità di infiltrazione della cosca Alvaro riguarda i lavori di realizzazione dell’elettrodotto Sorgente-Rizziconi, un’opera pubblica di interesse nazionale che punta a ridurre il rischio black out in Sicilia garantendo la sicurezza della connessione della rete elettrica siciliana a quella peninsulare. Secondo gli inquirenti la cosca avrebbe controllato in maniera diretta “i settori più remunerativi dell’investimento (movimento terra, trasporto, fornitura di inerti, mezzi e manodopera) arrivando ad assicurare il controllo del cantiere ed ottenendo introiti diretti e indiretti, attraverso le ditte riconducibili al sodalizio, incaricate delle varie forniture e dei numerosi noli”. “Di fatto l’indagine ha posto in evidenza l’esistenza di un vero e proprio accordo tra la Roda Spa, impresa aggiudicatrice dei contratti da Terna Spa, e alcune ditte di Sinopoli, Sant’Eufemia e San Procopio, tutte collegate o riconducibili agli Alvaro”. Centrali, in quest’opera, due imprenditori considerati “emissari della cosca, Saverio Napoli (amministratore di fatto della impresa della ditta Costruzioni Flores Eufemia srl) e Rocco Rugnetta (amministratore di fatto della RR Appalti & Costruzioni srl), che hanno tenuto i contatti con i rappresentanti della Roda Spa e hanno materialmente imposto le ditte subappaltatrici, i fornitori di ferro e calcestruzzo e i servizi di cantiere in genere, assegnati, su disposizione del clan, a ditte “gradite” e ovviamente a prezzi e condizioni più sfavorevoli rispetto a quelli di mercato”. Rugnetta sarebbe stato pure “il mediatore con la pubblica amministrazione per la risoluzione di problemi legati a violazioni di carattere amministrativo riscontrate dal Comune di Sinopoli nel cantiere, intervenendo e, in definitiva, facendo distruggere i relativi verbali di accertamento e contestazione di alcune infrazioni elevate a carico della Roda Spa”.

Una situazione che avrebbe portato in più occasioni alcune ditte del territorio “a rivolgersi agli Alvaro per chiedere di essere incluse nelle imprese interessate dalle forniture di beni e servizi, così riconoscendo di fatto alla ‘ndrangheta il potere di regolamentazione dell’accesso ai subcontratti”.

Le ingerenze della cosca nel Comune di Delianuova.

Oltre all’attività nel Comune di Sinopoli, la cosca avrebbe avuto interessi ed ingerenze nel Comune di Delianuova. “Centrale – scrivono gli inquirenti – si rivela la figura di Francesco Rossi, all’epoca vicesindaco e assessore ai lavori pubblici (oggi sindaco di Delianuova e consigliere della Città Metropolitana di Reggio Calabria). Anch’egli figura tra i frequentatori di contrada Scifà, dove nell’ottobre 2013 partecipava ad una riunione in cui affronta con gli Alvaro questioni relative agli appalti e finanziamenti pubblici e, più in generale, a problematiche del centro urbano di Delianuova”. Il vicesindaco si sarebbe, inoltre, rivolto agli Alvaro per risolvere alcune controversie politico-amministrative in seno all’Amministrazione.

I sequestri

Alla luce delle complessive risultanze investigative è stato eseguito il sequestro preventivo delle seguenti società riconducibili agli odierni indagati, come pure il casolare nella disponibilità della famiglia mafiosa:

  1. R.R. APPALTI E COSTRUZIONI S.r.l.

  2. Ditta Costruzione Flores Eufemia s.r.l.

  3. Immobile ubicato in Sinopoli c.da Scifà

 

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